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IL MIO DISCORSO DAVANTI AL PARLAMENTO EUROPEO


Ogni anno circa 1 miliardo di animali vengono trasportati all’interno dell’Unione Europea e la sofferenza della maggior parte di loro rimane invisibile, perché non sarà mai raccontata. Nel migliore dei casi questi animali compariranno come mere cifre nelle statistiche.

Anche se le esperienze di tutti questi animali sono purtroppo molto simili, solo alcune storie racchiudono tutte le questioni critiche che vogliamo evidenziare e tutte le ragioni per cui siamo uniti nel chiedere un cambiamento immediato.

E ancora meno storie hanno il potere di colpire l’immaginazione del pubblico in modo profondo e permanente.

Oggi ho l’onore e l’obbligo di condividere brevemente con voi una di queste storie.

Come se la lunga serie di violazioni e abusi denunciati nel corso degli anni da Animal Equality e da tante altre ONG non fosse sufficiente, nei primi mesi del 2021 è arrivato, come un tuono dal cielo, il caso Elbeik e Karim Allah a scuotere la coscienza collettiva.

Per chi non lo sapesse, la Karim Allah e la Elbeik sono le due navi cosiddette “da bestiame” che sono partite dai porti spagnoli di Cartagena e Tarragona nel dicembre dello scorso anno e avrebbero dovuto attraccare in Turchia, ma non sono mai arrivate a destinazione.

Porto dopo porto, tutti i paesi hanno negato lo scarico di quasi 3.000 giovani bovini per motivi sanitari e di conseguenza, quello che doveva essere un viaggio di 10 giorni è diventata un’odissea lunga tre mesi – e dall’esito fatale. Questi animali sono stati bloccati nel Mediterraneo in quella che molti hanno giustamente descritto come una “corsa infernale”.

E come si potrebbe definire altrimenti? I rapporti ufficiali non lasciano dubbi sullo stato deplorevole in cui erano tenuti gli animali: evidenti violazioni delle norme di base in materia di lettiere, ventilazione ed eccessiva densità di carico sono solo la punta dell’iceberg.

Il livello di degrado era così alto che centinaia di giovani bovini sono morti durante il viaggio: i loro cadaveri sono stati semplicemente gettati in mare, lasciati a marcire nei recinti o dati in pasto ai sopravvissuti.

Dei bovini ancora vivi, la maggior parte è stata trovata con la pelle in gravi condizioni, con infezioni da funghi e infestazioni parassitarie. Erano così disidratati e malnutriti che alla fine del viaggio molti non potevano nemmeno aprire gli occhi o reagire agli stimoli.

La parte peggiore è che le autorità spagnole sapevano fin dall’inizio che le navi sarebbero state respinte e avrebbero potuto ordinare il loro ritorno nelle acque nazionali in qualsiasi momento.

Invece hanno deciso di lasciare soffrire questi animali, e non per pochi giorni, ma per mesi, nonostante fossero sotto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale e malgrado le molteplici richieste di ispezione che abbiamo presentato ai ministeri competenti.

Si sono decisi ad agire solo quando la pressione si è fatta troppo alta, ordinando infine alle navi di attraccare a Cartagena e disponendo la macellazione di tutti gli animali rimasti.

Per questo comportamento, e per tutte le violazioni sistematiche del regolamento sul trasporto di animali vivi fatte dalla Spagna nel corso degli anni, i responsabili dovranno rispondere delle loro azioni.

Insieme all’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), Animal Equality ha presentato un reclamo ufficiale alla Commissione europea perché facesse le verifiche necessarie e aprisse una procedura d’infrazione contro il paese. 

E attraverso la commissione PETI (Commissione del Parlamento europeo per le petizioni) abbiamo aperto una petizione per chiedere al Parlamento di intraprendere ogni azione necessaria per garantire il rispetto del regolamento sui trasporti, con particolare riferimento all’esportazione di animali via mare verso paesi extraeuropei.

Ma la storia delle navi Karim Allah ed Elbeik non sottolinea solo le colpe della Spagna. Mette in evidenza soprattutto l’inadeguatezza del regolamento attuale e tutte le contraddizioni legate al trasporto marittimo internazionale di animali allevati per la propria carne.

L’applicazione del regolamento 1/2005 è decisamente scarsa all’interno dell’Unione Europea, ma è addirittura pari a zero una volta che gli animali escono dai nostri confini.

Questi sono animali che l’Unione ha promesso di proteggere: è arrivato il momento per l’UE di essere all’altezza di queste parole.

FERMIAMO IL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI


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