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ESSERE UN POLLO BROILER

Cosa significa nascere e crescere broiler:
le 7 settimane di vita di un pollo ‘da carne’ a rapido accrescimento

Il pollo è l’animale più consumato al mondo: sono oltre 60 miliardi di polli, ogni anno, a essere uccisi per la loro carne, ben 8 volte la popolazione umana.

I polli broiler nascono esclusivamente per un motivo: soddisfare una richiesta in aumento, a un prezzo sempre più basso.

I broiler a rapido accrescimento – la maggior parte dei polli allevati nel mondo – sono frutto di una selezione genetica iniziata circa 50 anni fa negli Stati Uniti, dovuta alla crescente domanda di carne di pollo da parte del mercato.

Richiesta che non è certo spuntata dal nulla… si sa, i talenti dell’industria alimentare non si contano quando si tratta di indirizzare i consumatori nella direzione più profittevole (per loro).

E si può tranquillamente dire che la pubblicità ha avuto un ruolo importante nell’influenzare il mercato verso il consumo di carne di pollo.

Si è creata così un’occasione molto invitante per allevatori e aziende per accrescere i propri profitti.

Per ridurre al minimo i costi di produzione, gli allevatori hanno pensato di ammassare i polli in allevamenti sempre più affollati, ma anche questo non bastava per assecondare un mercato sempre più affamato.

È per questo che nascono dei veri e propri ibridi commerciali detti ‘a rapido accrescimento’.

  • Nel 1925 un pollo arrivava a pesare 1,2 kg in 112 giorni.
  • Nel 2019 un pollo raggiungeva quasi 3 kg di peso in circa 45-48 giorni di vita.

Nel tempo, il tasso di crescita di un broiler a rapido accrescimento è aumentato del 400%.

I polli a rapido accrescimento sono nati per una questione di ottimizzazione della produzione. Ma gli efficienti agronomi statunitensi e le aziende che hanno iniziato ad allevarli non hanno voluto tenere in conto un fatto importante: la loro salute.

Secondo l’Università dell’Arkansas, se un essere umano crescesse allo stesso ritmo, avremmo bambini di 300 kg a soli due mesi dalla loro nascita.

PRIMA SETTIMANA (Fino a 60gr)

Sono un pollo selezionato per crescere a dismisura e in pochissimo tempo, e ora ti racconterò la mia storia.

I polli come me sono sterili, non siamo in grado di riprodurci perché siamo ibridi creati dall’uomo.

Questo è il motivo per cui sono nato in un incubatoio, un luogo in cui le uova vengono covate in massa, artificialmente.

Gli incubatoi non sono luoghi ospitali, non c’è una mamma che si prende cura di me nel momento in cui avrei più bisogno di premure.

A un solo giorno di vita vengo afferrato da mani incuranti che mi spruzzano le piume con uno spray rosa: si tratta di un vaccino, il primo dei molti medicinali che ci somministreranno nelle prossime settimane.

Vengo prima gettato su un nastro trasportatore e poi su un camion che mi porterà, insieme a una miriade di altri pulcini, fino al capannone dove vivrò per il resto dei miei giorni. 

Vedo che qualche pulcino appena nato cade fuori dal nastro e non viene recuperato. Li osservo da quassù: alcuni vengono schiacciati dagli uomini che lavorano qui dentro. Ho tanta paura che succeda la stessa cosa anche a me.

Invece arrivo incolume al capannone e, almeno in questo, posso dirmi fortunato. È un luogo davvero sovraffollato, terribilmente rumoroso, e credo che da qui, purtroppo, non vedrò mai la luce del sole.

SECONDA SETTIMANA (Da 60 grammi a 320 grammi)

Durante la mia seconda settimana di vita cerco calore materno, ma non lo trovo.

In alternativa potrebbe andar bene anche una mano umana, ma di umani, qui, se ne vedono pochi. 

Non manca, però, la luce. Non è paragonabile alla luce del sole, ovviamente. Al suo posto, una moltitudine di luci artificiali che vengono spente raramente.

Vorrei riposare gli occhi, riuscire a dormire per più di qualche minuto consecutivo, ma con questa luce e con il suono assordante dei pigolii dei miei compagni è impossibile. È normale sentirmi sempre così stanco a soli 10 giorni di vita?

Anche di ‘vera brezza’, non ce n’è l’ombra: delle enormi ventole arieggiano l’ambiente ma l’aria resta irrespirabile.

È in un luogo così opprimente che vivrò il resto della mia vita?

Sotto le mie zampe non c’è un filo d’erba, e anche se alla mia seconda settimana di vita non potevo ancora saperlo, oggi posso dire che non la calpesterò mai in tutta la mia esistenza.

Al posto dell’erba, sul pavimento, ci sono tutti gli escrementi prodotti da me e dai miei compagni. È uno schifo. Nessuno viene a pulirli, e già dopo poco tempo iniziano a darmi fastidio.

Alcuni dei miei compagni, a contatto con la lettiera sporca ormai da diversi giorni, faticano a respirare per via dell’ammoniaca e hanno iniziato a perdere le piume.

Succederà anche a me?

TERZA SETTIMANA (Da 320 grammi a 800 grammi)

Mi sento sempre più debole: sarà lo stare pigiato in uno spazio ridotto, in continuazione, sarà l’aria che si è fatta irrespirabile, sarà questa luce perennemente soffusa che mi dà l’impressione di non svegliarmi mai completamente.

Ma non è solo questo: mi sento sempre più pesante e faccio fatica a muovermi.

Mi sembra di aver preso parecchio peso, in questi giorni: come ha fatto il mio corpo a crescere a questo ritmo?

Mentre mi ritrovo prigioniero, condannato a un angolo della dimensione di un foglio, sogno la mia mamma, uno spazio libero in cui razzolare, del terreno pulito e asciutto per fare i miei bagni di sabbia, un posticino tutto per me per potermi appollaiare all’aperto.

Vorrei interagire di più con i miei compagni, ma la maggior parte di loro sono feriti, pieni di ustioni dovute all’ambiente malsano e iniziano a disperarsi. Altri sembrano rassegnati a non muoversi più: il loro sguardo vitreo parla per loro.

Sento un enorme peso sul cuore a vederli soffrire così, ma, come loro, sono completamente impotente e inizio a pensare che tra poco tempo anche io mi troverò nella loro stessa condizione.

QUARTA SETTIMANA (Da 800 grammi a 980 grammi)

Sono quasi un chilo! Ci sarebbe da festeggiare, se non fosse che questo aumento di peso mi avvicina sempre di più alla mia condanna.  

Ho già accumulato così tanto peso che non riesco più ad alzarmi da terra, a stento riesco ad arrivare ad acqua e cibo. Ogni volta che voglio bere o mangiare faccio uno sforzo enorme e le mie zampe sono diventate abnormi.

Il rifornimento di acqua e cibo è completamente automatizzato e questo fatto rappresenta per alcuni miei compagni la causa della loro morte.

I miei compagni considerati troppo piccoli per raggiungere il peso necessario alla vendita sono volutamente privati dell’acqua e del cibo, con abbeveratoi e mangiatoie poste a un’altezza che non sono in grado di raggiungere.

Anche le mie zampe iniziano a piegarsi sotto il peso del mio corpo. E ai miei compagni succede lo stesso.

Alcuni dei miei simili si ammalano così tanto che non sono nemmeno in grado di sopravvivere abbastanza a lungo da essere macellati… solo questa mattina ho contato decine di cadaveri.

In molti si accasciano e non si rialzano più: il loro cuore si ferma improvvisamente.

Ho visto proprio uno dei miei amici fare questa fine: mentre si afflosciava a terra mi sono avvicinato a lui per dargli un po’ di affetto e un po’ di calore, ma non è servito a niente.

Stiamo soffrendo, ma non riceviamo alcuna cura veterinaria: ho sentito dire che è troppo costoso, e che le nostre vite valgono troppo poco.

Anzi, ho il sospetto che il proposito sia proprio quello di eliminare subito i più deboli.

QUINTA SETTIMANA (Da 980 grammi a 1,610 chili)

In molti pensano che io sia un animale stupido, ma non è affatto così.

Una delle cose che mi riesce particolarmente bene, è ricordare. Ricordo bene com’ero quando sono uscito dall’incubatoio, solo cinque settimane fa, e riesco a sentire come sono adesso: molto più grande, troppo grande.

E vedo il mio corpo riflesso in quello dei miei compagni: sono mostruosamente grandi, apparentemente dei polli adulti – in realtà ancora dei pulcini alle prese con il primo mese di vita, proprio come me.

Da quando sono qui mi hanno imbottito di medicinali. Nonostante questo, non mi sento molto bene.

Giorno dopo giorno il mio respiro si fa sempre più affannoso, faccio fatica a muovermi, il mio scheletro non è più in grado di reggere tutto questo peso.

Mi capita spesso di non riuscire a mantenere l’equilibrio e di capovolgermi, senza riuscire a rialzarmi.

Inoltre, qui nel capannone la situazione si fa sempre più affollata: ormai non c’è quasi più spazio per muoverci.

Ormai ho perso le speranze di poter vedere com’è il mondo là fuori: sento che non mi muoverò più da qui.

SESTA SETTIMANA (Da 1,610 chili a 1,890 chili)

Giorni fa mi guardavo intorno, cercando di far passare le lunghe ore tutte uguali a se stesse.

Pensavo che il problema più grosso da affrontare, qui dentro, fosse l’ambiente circostante ostile e per questo immaginavo una vita fuori dall’allevamento in cui potermi scaldare alla luce del sole, becchettare in un prato morbido e farmi accarezzare dal vento.

Ma mi sarei accontentato anche solo di un po’ più di spazio, un po’ più di luce naturale, un po’ più di svago.

Sono nato nel più orribile dei luoghi, nelle condizioni peggiori che si possano immaginare. Eppure, non è questo il punto: in questa sesta settimana ho realizzato che la vera prigione non è il capannone, è il mio corpo.

Con l’ulteriore aumento di peso che ho subito ho avuto conferma delle mie peggiori previsioni: anche io mi sto avviando a diventare un corpo da macellare e consumare.

Molti dei miei compagni stramazzano al suolo e non si rialzano mai più.

Non pensavo che la situazione, già grave, potesse precipitare a tal punto: il petto si è ingrossato mostruosamente, mi impedisce di stare in equilibrio e passo la maggior parte del tempo a cercare di rialzarmi.

Sono esausto: anche il solo respirare mi stanca immediatamente.

Potrebbe sembrare una scena quasi comica, se non fosse che essere un mostro mi fa soffrire terribilmente.

Mi sono fatto forza con le ultime energie a disposizione, ma non basta tutto lo spirito combattivo del mondo: con un corpo come questo è impossibile sopravvivere.

SETTIMA SETTIMANA (Peso finale ideale: 2,670 chili)

Ti ho portato con me in questo breve viaggio nelle mie settimane di vita: forse non è stata un’avventura entusiasmante, lo capisco, ma è importante, per me e per tutti i miei compagni, sapere che fuori dal capannone qualcuno sa.

A questo punto so che finirò nel piatto di qualcuno, ma sento uno strano senso di rassegnazione: questa vita e questo corpo mi provocano così tanto dolore che non vedo l’ora che qualcuno metta fine a tutto questo.

Eppure c’è qualcosa di profondamente ingiusto: sono sopravvissuto alle malattie e agli stenti per cosa? Per fare una fine terribile e finire arrostito in qualche piatto?

L’ultima fase è la più dolorosa: un’enorme macchina ci cattura e ci chiude in gabbie minuscole. Poi veniamo stipati in camion enormi e affrontiamo un lungo viaggio senza poter bere né mangiare, in mezzo a un frastuono assordante che mi terrorizza.

Ci portano verso un luogo dove ci tirano fuori dalle gabbie per appenderci a testa in giù, nel panico generale.

Non starò a dilungarmi su quanto faccia male essere appeso per le mie zampe già fragili e su quanto mi risulti impossibile respirare a testa in giù, ma spero tu lo possa immaginare. Ho smesso di lamentarmi, a questo punto non servirà comunque a nulla.

Hanno cercato di stordirmi con una scossa elettrica, ho provato un dolore atroce e una paura indescrivibile. Credo volessero farmi perdere i sensi, ma non ci sono riusciti del tutto. Sento solo un grande torpore che mi impedisce di pensare lucidamente.

Sono molto confuso in questo momento, sento che si sta avvicinando la mia ora.

Spero di non averti annoiato con la mia storia, d’altronde sono solo un pollo come tanti e da quello che ho capito la vita dei polli come me non interessa a nessuno. 

Forse è chiedere troppo, ma spero che continuerai a portare la mia storia in un angolo dei tuoi ricordi.

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