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Perché l’industria del latte è crudele? Sette pratiche scioccanti per mucche e vitelli


Cosa c’è di sbagliato nell’industria del latte?

La maggior parte delle persone ha familiarità con le “classiche” pubblicità del latte: mucche che pascolano liberamente con i loro piccoli in un prato verde.

Questa è la storia che tutti ci hanno raccontato. Ma alcune storie sono solo questo: storie. 

Avete mai visto l’interno di un allevamento intensivo di mucche in Italia? Animal Equality ha indagato su oltre 140 allevamenti lattiero-caseari in tutto il mondo – due in Italia – rivelando i segreti più oscuri dell’industria. Solo in Italia, più di 2,6 milioni di mucche sono usate per il loro latte ogni anno.

Le mucche sono animali estremamente materni e sociali che naturalmente possono vivere fino a 20 anni. Tuttavia – nonostante quello che l’industria vuole che la gente pensi – negli allevamenti questi animali sono costretti a una breve vita di miseria e sofferenza:  le mucche sfruttate per il latte, dopo essere state ridotte allo sfinimento  attraverso continui cicli di inseminazioni, gravidanze e mungiture vengono macellate, ormai esauste, all’età di 3 o 4 anni, per ottenere carne a buon mercato o prodotti in pelle.

Guarda come vivono mucche e vitelli sfruttati per il latte:

A causa delle pubblicità che mostrano spesso scene di mucche libere al pascolo, poche persone sanno cosa succede veramente a questi animali nell’industria del latte. Molte persone, per esempio, non si fermano a riflettere sul fatto che, proprio come noi, le mucche producono latte solo dopo il parto. 

Di seguito vi raccontiamo alcuni degli abusi a cui le mucche e i loro vitelli sono sottoposti durante la loro vita. Pratiche che sono parte integrante della produzione lattiero-casearia e perfettamente legali.

1. Le mucche producono latte solo per i loro cuccioli

Proprio come gli esseri umani e come tutti i mammiferi le mucche producono latte solo per i loro piccoli. Una volta che una mucca raggiunge i 15 mesi di età viene ingravidata artificialmente  per la prima volta, per fare in modo che inizi la produzione di latte il prima possibile.

Il processo di inseminazione artificiale è il primo aspetto angosciante e grottesco, che vogliamo però descrivere senza nascondere la violenza di questo metodo: la mucca è costretta in uno spazio ristretto per tenerla ferma, mentre un operatore inserisce una pistola inseminatrice nella sua vagina per depositare lo sperma. Inoltre, l’operatore inserisce un braccio nell’ano della mucca per manipolare manualmente i suoi organi riproduttivi. 

Una volta che la mucca rimane incinta, porta il cucciolo nel suo grembo per nove mesi prima di partorire. Proprio come noi. Dopo il parto inizia a produrre latte per il suo vitello appena nato – latte che il suo cucciolo berrebbe naturalmente durante i primi 10 mesi di vita. Tuttavia, negli allevamenti dell’industria lattiero-casearia – siano essi di piccole dimensioni, biologici certificati o intensivi – il latte che le mucche producono non sarà dato ai vitellini, ma sarà destinato al consumo umano. E così, i vitelli vengono separati dalle loro mamme e iniziano per le mucche lunghi cicli di mungiture.

Questo processo dura fino a quando la lattazione della mucca non si conclude, a quel punto dopo poche settimane la mucca viene ingravidata di nuovo, una nuova gravidanza porterà ad un nuovo parto e quindi a nuova produzione di latte.

Questo ciclo crudele di abusi continui viene ripetuto in media tre o quattro volte fino a quando la mucca – stremata dalle ripetute gravidanze, nascite e produzione innaturale di latte – viene uccisa perché si è ammalata, oppure viene mandata al macello e venduta per carne a buon mercato o prodotti in pelle. 

Nel 1975, una mucca impiegata per il suo latte produceva circa 4.100 litri di latte all’anno. Oggi una mucca ne produce il doppio: 8.200 litri di latte all’anno, cioè una media di 22 litri al giorno. 

In Italia nel 2020 la produzione di latte ha superato i 12,65 milioni di tonnellate, in aumento rispetto agli ultimi anni.

2. I vitelli vengono portati via alle madri poche ore dopo la nascita

Solitamente,  solo poche ore dopo il parto, il vitello viene portato via dalla propria mamma in modo che il latte possa essere destinato al consumo umano. 

La separazione tra mucche e vitelli è estremamente dolorosa sia per la mamma che per il cucciolo. Durante molteplici indagini condotte da Animal Equality, i nostri investigatori hanno potuto documentare mucche e i loro vitelli appena nati mentre si chiamavano disperatamente per ore o si cercavano invano. Queste scene possono essere descritte solo come strazianti. 

Dopo essere state strappate alle loro madri, le vitelle destinate invece ad essere usate per la produzione di latte e formaggi passano di solito le prime otto settimane della loro vita confinate da sole in gabbia, dove vengono alimentate a forza con un sostituto del latte. Vengono poi trasferite in alloggi di gruppo con altre giovani femmine in attesa di prendere il posto delle loro madri venendo condannate a una vita di sfruttamento e sofferenza. 

3. I vitelli maschi nati nell’industria del latte vengono mandati al macello

I vitelli maschi non possono produrre latte e quindi sono considerati inutili dall’industria, per questo il loro destino è il macello: solo nel 2018 in Italia sono stati macellati 557.401 vitelli sotto gli 8 mesi.

Questo tragico destino è stato definito da molti come “lo sporco segreto dell’industria del latte” e a lungo criticato dalle organizzazioni di protezione degli animali, così come dai cittadini. Sia a livello internazionale che in Italia la sensibilità sul tema infatti è in costante aumento e il problema dello sfruttamento degli animali sempre più sentito.

Anche noi di Animal Equality siamo stati testimoni di questa strage, questa volta negli allevamenti di bufale italiane dove, insieme ad altre organizzazioni, abbiamo documentato come spesso i cuccioli maschi di bufala venissero abbandonati a morire di fame e sete tra atroci sofferenze. Si stima che ogni anno vengano uccisi circa 70 mila bufalini, la cui carne è ritenuta di scarso interesse economico. Solo una minima parte dei vitelli maschi, infatti, viene lasciata vivere, a scopo riproduttivo o per essere destinata al consumo di carne, ma si tratta di un numero insignificante in Italia. 

Guarda la nostra inchiesta sulla produzione di latte di bufala in Italia:

4. Le mucche dell’industria del latte vengono uccise per avere carne a buon mercato

Nell’industria del latte le mucche sono allevate specificamente per produrre quantità di latte molto più alte di quelle che produrrebbero naturalmente. Questa produzione innaturale, combinata con le ripetute gravidanze forzate, ha un grave impatto sui loro corpi. Per questo dopo appena 3 o 4 anni di sfruttamento vengono considerate “improduttive” – perché sono esauste e la loro produzione di latte è diminuita – e non più redditizie per l’industria. 

A questo punto vengono mandate al macello e vendute per ottenere carne a buon mercato e prodotti in pelle. 

Macello, torture, Torino
Macello, torture, Torino

La maggior parte delle mucche vengono stordite con un colpo di pistola. Una volta stordite, vengono appese a testa in giù per una gamba, sollevate su un trasportatore sopraelevato e spostate nella “zona di dissanguamento”. Qui le loro gole vengono tagliate e vengono lasciate a dissanguarsi. Se lo stordimento non viene eseguito in modo accurato, come purtroppo spesso accade nei macelli, questo può essere inefficace e alcune mucche vengono sgozzate quando sono ancora coscienti, tra terribili sofferenze.

5. Il 4% delle mucche macellate in Italia è incinta 

I vitelli maschi non sono gli unici cuccioli ad essere uccisi dall’industria lattiero-casearia, infatti alcuni vitelli vengono uccisi mentre si trovano ancora nel grembo della madre. 

La macellazione delle mucche incinte è qualcosa di così scioccante che la maggior parte delle persone fatica a credere che sia permesso dalla legge italiana. Si stima che in Italia il 4,5% delle mucche vengano uccise ogni anno mentre portano in grembo i loro piccoli, ovvero quasi 130.000 mucche, un dato che supera la media europea. Molte di loro inoltre sono nell’ultima fase della gravidanza, il che significa che i loro vitelli possono soffrire durante e per alcuni minuti dopo la macellazione. 

Animal Equality Brasile ha documentato questa pratica spregevole. Guarda l’indagine qui sotto. 

Anche se questo filmato è stato girato in un altro paese, il dolore e il terrore di questi animali è vissuto dalle mucche in tutto il mondo, anche in Italia. 

6. Le mucche nell’industria del latte potrebbero non vedere mai un pascolo

Un verde pascolo: questa è un’immagine che spesso associamo alla produzione di latte, tuttavia la maggior parte delle mucche allevate per il loro latte vive in sistemi a pascolo 0. Nei casi più “fortunati” le mucche possono pascolare per circa sei mesi all’anno, a seconda delle condizioni meteorologiche, ma anche in questo caso per il resto dell’anno, sono confinate in capannoni senza accesso all’aria aperta. Qui, questi animali socievoli e intelligenti non sono in grado di soddisfare i loro bisogni ed esprimere i loro comportamenti naturali, vivendo una grande sofferenza. 

In un sistema “a pascolo zero” – il più diffuso – una mucca non può pascolare o stare all’aperto sull’erba. Invece, viene alimentata con insilato – erba umida e fermentata – e una miscela ad alto concentrato di cereali, soia, farina di girasole e mais. 

Secondo la normativa, le mucche che sono tenute costantemente legate all’interno degli allevamenti dovrebbero avere la possibilità di muoversi al di fuori della stalla “di quando in quando”, di fatto rischiando così di rimanere legate per molte ore di seguito in spazi ridotti.

7. Le mucche sviluppano comunemente problemi di salute come mastite e zoppia 

Le mucche nell’industria del latte sono maltrattate per tutta la loro vita. Dal momento in cui nascono vengono strappate alle loro madri e confinate da sole fino a quando sono abbastanza grandi da essere ingravidate artificialmente più e più volte per continuare a produrre latte. 

Questo ciclo estenuante di gravidanze, nascite e produzione di latte è estremamente duro per loro, ed è per questo che spesso sviluppano gravi malattie o disturbi fisici. Molte muoiono o vengono uccise a causa di queste malattie.

Alcuni dei problemi di salute più comuni che le mucche sviluppano sono l’inedia metabolica, la mastite e la zoppia. 

Affrontare un gravidanza e produrre quantità innaturali di latte è molto impegnativo per il corpo di una mucca. L’inedia metabolica avviene quando una mucca non può consumare abbastanza cibo per stare al passo con ciò che le viene richiesto fisicamente di fare, e quindi deve attingere alle riserve del suo corpo. Il risultato è che le ossa e la spina dorsale sporgono dalla pelle, un chiaro segno di malnutrizione. 

Un’altra malattia comune derivante dalla mungitura continua per diversi anni è la mastite, un’infezione della mammella che provoca la secrezione di pus. Fino a un terzo delle mucche da latte soffrono di mastite. 

La mastite può essere trattata con antibiotici, tuttavia, questo farebbe sì che il latte venga considerato inadatto al consumo umano, con conseguente perdita di profitto per l’industria. Per questo motivo, se la malattia non è stata diagnosticata o non minaccia imminentemente la vita della mucca, le mucche di alcuni stabilimento vengono comunque munte. 

Quando hanno infezioni come la mastite, le mucche producono pus, che contiene globuli bianchi e questo può colare nel loro latte. 

A causa delle condizioni innaturali in cui sono tenute le mucche – tra cui l’assenza di pascolo e la limitazione dei loro movimenti – spesso nel tempo diventano zoppe. Costringerle a stare in piedi per lunghi periodi di tempo su pavimenti duri con zoccoli trascurati e infetti, in condizioni di malnutrizione e di scarsa qualità generale delle strutture, fa sì che molte mucche risultino profondamente debilitate. 

L’industria del latte: una crudeltà che non conosce confini

Animal Equality si impegna a mostrare pubblicamente la realtà delle mucche che vengono sfruttate dall’industria del latte e della carne.

Il nostro team investigativo ha catturato immagini e filmati da tutto il mondo che mostrano come le spaventose condizioni di vita, l’estrema sofferenza e, a volte, l’abuso e l’abbandono deliberato a cui sono sottoposte le mucche sono scandalosamente simili in tutti i paesi. 

Le prove che abbiamo raccolto nel corso degli anni mostrano bufale e bufalini in pessime condizioni all’interno degli allevamenti italiani, vitelli picchiati in un’azienda biologica nel Regno Unito, mucche gravide macellate in Brasile e vitelli lasciati a morire al gelo negli Stati Uniti.

Animal Equality denuncia da anni attraverso le proprie inchieste lo sfruttamento e il dolore degli animali coinvolti nell’industria alimentare. Mostrare cosa accade davvero all’interno della filiera alimentare è infatti essenziale per accrescere la consapevolezza dei consumatori e cambiare per sempre la vita degli animali.


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