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Promesse infrante, gabbie piene. Abbiamo messo la Commissione UE di fronte alle conseguenze del blocco sul divieto delle gabbie

29 Ottobre 2026
Aggiornato: 29 Ottobre 2026
Alice Dominese
Ufficio stampa Animal Equality Italia

La Commissione aveva promesso di svuotare le gabbie, ma cinque anni dopo sono ancora piene.

Abbiamo denunciato gli anni di ritardo collocando sagome a grandezza naturale della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dei commissari Christophe Hansen (Agricoltura) e Olivér Várhelyi (Salute e Benessere Animale) dentro ad allevamenti in gabbia, accanto a femmine di maiale, galline e conigli che aspettano ancora l’intervento di chi ha il potere di cambiare le cose.

Una promessa che dura da cinque anni

Nel 2021, rispondendo all’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, firmata da 1,4 milioni di persone, la Commissione si era impegnata a presentare entro la fine del 2023 una proposta legislativa per eliminare gradualmente e infine vietare le gabbie, con l’obiettivo di un’entrata in vigore dal 2027. Cinque anni dopo, quella proposta non è ancora stata pubblicata.

Ursula von der Leyen ha guidato la Commissione europea per tutto questo tempo, Olivér Várhelyi e Christophe Hansen ricoprono i loro incarichi da dicembre 2024: sono loro ad avere il potere di proporre di mettere fine a questa crudeltà. Invece, oltre 300 milioni di animali rinchiusi in gabbia in tutta Europa hanno pagato il prezzo dei loro ritardi.

Chi entra negli uffici e chi resta in gabbia

Con questa azione dentro gli allevamenti in gabbia vogliamo mostrare lo squilibrio che dura da troppo tempo: per anni l’industria zootecnica ha avuto accesso agli uffici della Commissione, mentre gli animali sono rimasti intrappolati nelle gabbie.

Secondo un’analisi che abbiamo condotto sugli incontri pubblici dei commissari europei, Várhelyi e Hansen hanno incontrato le industrie della carne e dei latticini per discutere di benessere animale sette volte più spesso di quanto abbiano tenuto incontri ufficiali con le organizzazioni per i diritti degli animali.

Per cinque anni, mentre l’industria dell’allevamento intensivo otteneva incontri alla Commissione, gli animali hanno ottenuto gabbie e altra sofferenza. Ogni ritardo della Commissione von der Leyen è stato pagato dagli animali, giorno dopo giorno, in spazi non più grandi del loro stesso corpo. Femmine di maiale che non possono girarsi, galline che non apriranno mai le ali e conigli confinati in spazi angusti: questa è la realtà che la Commissione ha scelto di non vedere, e oggi quella scelta ha un volto. Ma gli animali non sono invisibili e von der Leyen ha finito le scuse per guardare altrove. Quest’anno la sua Commissione deve presentare la proposta di legge che vieta le gabbie per le galline e pone fine all’uccisione dei pulcini maschi, e deve mettere fine alle gabbie per le femmine di maiale nel Programma di Lavoro 2027.

Matteo Cupi, Vicepresidente di Animal Equality Europa

Basta ritardi

A pochi giorni dalla pubblicazione del Programma di Lavoro 2027, chiediamo alla Commissione europea di mantenere le proposte annunciate nella Strategia per l’allevamento, rispettando i tempi dichiarati.

Nel 2026 chiediamo il divieto delle gabbie per le galline, la fine dell’uccisione dei pulcini maschi e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati devono essere presentati come proposta ambiziosa, senza diluizioni attraverso lunghi periodi di transizione, deroghe o argomenti legati all’impatto economico e di mercato.

Nel Programma di Lavoro 2027, chiediamo la revisione delle norme sul benessere dei maiali, l’eliminazione delle gabbie per le femmine di maiale e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati devono essere un impegno sostanziale, con date e tempistiche chiare. È una responsabilità della presidente von der Leyen, di Olivér Várhelyi, di Christophe Hansen e di Maroš Šefčovič (commissario per il Commercio e la Sicurezza Economica; Relazioni Interistituzionali e Trasparenza).

Cinque anni di ritardi, cinque anni di scuse, ora la Commissione deve agire per gli animali.

Di nuovo a Bruxelles, 22–25 novembre

Noi intanto non ci fermiamo. Continueremo a fare pressione nelle strade e ai tavoli istituzionali finché la Commissione non agirà.

Per questo, dal 22 al 25 novembre torniamo a Bruxelles. Insieme a persone da tutta Europa che, come te, non si arrendono per gli animali si ritroveranno insieme davanti alla Commissione. Sarà la nostra ultima mobilitazione del 2026. Le decisioni si stanno prendendo proprio ora e devono sentirci, ora o mai più.

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