allevamenti intensivi italia

Conosci quello che mangi?

Perché scegliamo di amare alcuni animali e condannarne altri ad una vita di sofferenza per via delle nostre abitudini alimentari?

Si chiama “dissonanza cognitiva”, in parole semplici: le persone sono portate a pensare che gli animali destinati alla produzione alimentare siano meno intelligenti o meno sviluppati di quelli che invece sono considerati da compagnia per “giustificare” il fatto che la loro carne sia tradizionalmente inserita nella dieta e che consumarla sia culturalmente accettato.

Per questo in Italia sarà facile che qualcuno rifiuti di mangiare carne di cane, perché nella nostra tradizione è considerato un animale da compagnia, mentre accetta di mangiare carne di vitello perché è da sempre nei ricettari dei piatti tipici italiani.

Si tratta di un meccanismo mentale estremamente diffuso e particolarmente radicato nel comportamento umano… la soluzione per porre fine a questo meccanismo non può e non deve essere una semplice condanna a tutti coloro che lo mettono in pratica, ma un ragionamento che conduca finalmente le persone a capire che gli animali sfruttati negli allevamenti e condannati nei macelli sono esseri senzienti, dotati di capacità cognitive, e che pertanto vanno rispettati e protetti al pari degli altri esseri viventi.

Guarda il video per scoprire come si producono i cibi di origine animale:

Mucche e vitelli: una separazione crudele

Le mucche, i vitelli e i bovini in generale sono animali estremamente intelligenti, amano sentirsi liberi, correre ma, soprattutto, sono in grado di stringere legami sociali molto stretti. Le mucche si riconoscono l’una con l’altra e sviluppano profondi legami familiari e di amicizia. Recenti studi hanno addirittura rivelato che i bovini hanno un sistema di comunicazione complesso attraverso i muggiti. Gli scienziati infatti hanno visto che i muggiti in un gruppo sociale di bovini sono sottilmente differenti tra di loro, e ognuno di essi esprime richieste precise. Un test ha mostrato che il muggito varia in base alla distanza rilevabile fra due esemplari; altri hanno evidenziato che ogni vitello e ogni madre “dialogano” fra loro in modo unico, utilizzando “inflessioni” diverse da quelle di tutti gli altri individui della mandria.

Eppure, a causa dell’industria della carne e di quella lattiero-casearia, i bovini non hanno quasi mai la possibilità di esprimere la loro intelligenza

Partendo dalla produzione del latte e dei suoi derivati: le “vacche da latte” vivono una vita misera all’interno degli allevamenti intensivi, da loro si esige la massima produttività e per questo vengono sottoposte ad un ciclo continuo di gravidanze artificiali e mungiture. Mentre una mucca che allatta il suo cucciolo produrrebbe naturalmente circa 4 litri di latte al giorno, una mucca da latte in allevamento produce in media 28 litri di latte al giorno per un periodo di 10 mesi. Durante il picco di lattazione, le mucche da latte ad alto rendimento possono arrivare a produrre fino a 60 litri di latte al giorno. 

Visto l’intenso ritmo di produzione imposto alle mucche da latte sono frequenti le mastiti e i casi di infezioni alle mammelle. Lo stress fisico a cui sono sottoposti questi animali abbassa radicalmente le loro aspettative di vita e per questo le mucche da latte vengono di solito mandate al macello molto presto.

Non solo le mucche soffrono, un destino crudele spetta anche ai vitelli: per garantire una produzione costante di latte una mucca deve partorire almeno un cucciolo ogni anno. I vitellini appena nati, però, vengono da subito separati dalle proprie madri e rinchiusi in box singoli, dove la loro attitudine sociale viene completamente soppressa. 

I vitelli maschi, destinati al macello, vengono nutriti con una dieta a basso contenuto di fibre e ferro, in modo che la loro carne risulti bianca; anemici e deboli questi cuccioli spesso non riescono a fronteggiare le infezioni e muoiono prematuramente.

La gallina è un animale intelligente

A dispetto delle credenze popolari, che li vogliono come animali un po’ stupidi le galline hanno i loro interessi, desideri, personalità e possono addirittura riconoscere i loro nomi. Recentemente l’Università di Bristol ha pubblicato delle ricerche nell’ambito delle scienze cognitive, a dimostrazione del fatto che le galline sono animali molto intelligenti, probabilmente i più abili tra quelli da cortile: hanno capacità sensoriali finemente levigate, quella di pensare, trarre conclusioni, applicare la logica e pianificare in anticipo. 

All’interno degli allevamenti intensivi, però, le galline non hanno “spazio” per esprimere la loro intelligenza, in alcun modo. La sofferenza di questi animali inizia sin da subito: pochi istanti dopo la nascita, i pulcini vengono “sessati”, ovvero divisi tra maschi e femmine. Nel caso dell’industria delle uova, i pulcini maschi sono considerati completamente inutili ai fini produttivi e per questo vengono eliminati in modo sistematico e brutale, essi vengono infatti soffocati o addirittura triturati vivi.

Le galline selezionate per la produzione delle uova, invece vengono costrette a vivere  in sistemi di allevamenti terribili, il più diffuso? Quello in gabbia. In questi allevamenti le galline  vivono ammassate con le proprie compagne all’interno di sterili gabbie di metallo, grandi circa quanto un foglio A4. All’interno di queste gabbie reticolate e senza pavimento le galline passano tutta la loro breve esistenza senza mai sentire la terra sotto le proprie zampe o il calore del sole sulle proprie piume. Le loro condizioni di vita sono talmente insalubri e stressanti che molte di loro muoiono precocemente di stenti e malattie e le gabbie sono così piccole e sovraffollate che le galline non hanno la possibilità di esprimere neppure i comportamenti naturali più basilari, come ad esempio distendere le ali.

Quando la loro produzione di uova cala le galline, ormai inutilizzabili dall’industria, vengono portate al macello.

Polli, gli animali terrestri più sfruttati al mondo

I polli sono animali estremamente intelligenti, sensibili e curiosi, hanno abilità molto sviluppate e possono riconoscere – attraverso la fisionomia del volto – fino a un centinaio di individui diversi e sono in grado di evitare gli stimoli negativi osservando il comportamento degli altri. I polli formano strutture sociali coese e comunicano con richiami complessi, contatto e manifestazioni visive. 

Questo purtroppo non è di aiuto ai polli costretti a passare la loro vita negli allevamenti intensivi. 

Ogni anno, solo in Italia, sono allevati circa 500 milioni di polli, di questi il 95% si trova in allevamenti intensivi. Questi animali passano la loro breve esistenza in capannoni bui e spogli, con una densità di circa 18 polli per ogni metro quadro!

Ma non solo, la cosa peggiore è che a causa della selezione genetica, questi polli crescono ad una velocità esagerata:

Nel 1950, in 70 giorni un pollo arrivava a pesare circa 2kg, oggi un pollo di 48 giorni può arrivare a pesare circa 4kg.

Questa crescita esagerata causa ai polli diversi problemi di salute. Le loro ossa e i loro muscoli non si sviluppano al passo con la loro crescita e così gli animali possono presentare zoppie, zampe rotte, impossibilità di alzarsi. L’eccessiva crescita causa problemi anche agli organi, che vengono schiacciati dal peso e dalle fatiche del corpo, causando problemi cardiaci e respiratori.

Chi sopravvive a queste condizioni di vita terribili è comunque condannato ad essere macellato dopo appena 6 settimane di vita.

Maiali, più intelligenti dei cani

Dal punto di vista scientifico,  i maiali sono considerati più intelligenti dei cani: sono in grado di utilizzare oggetti per raggiungere uno scopo, comprendere un linguaggio simbolico e persino fare ricorso all’astuzia.

I maiali, inoltre, sono portati a formare forti legami coi propri simili, e a vivere in strutture sociali complesse.

Eppure, solo in Italia, vengono allevati e macellati tra gli 8 e i 10  milioni di suini. Negli allevamenti intensivi in cui i maiali sono confinati – chiusi all’interno di recinti angusti e sovraffollati, privati di ogni stimolo e condannati a non poter mai vedere la luce del sole – questi animali non hanno alcuna possibilità di utilizzare la propria intelligenza. Castrati e mutilati senza anestesia, i maiali vivono una delle esistenze peggiori, e chi sopravvive agli abusi viene messo all’ingrasso e condannato al macello.

Chi soffre di più in questo sistema sono sicuramente le scrofe: ingravidate artificialmente per tutta la vita, sono costrette a partorire all’interno di minuscole gabbie di metallo, così piccole da non consentire loro neppure di girarsi, e tantomeno di prendersi cura dei propri maialini. La loro sofferenza, sia fisica che mentale, è estrema.

Mangiare pesce fino a svuotare il mare

I pesci sono esseri senzienti: sentono dolore e paura e sono in grado di usare utensili, costruire strutture molto complesse che richiedono capacità di pianificare, hanno una vita sociale molto strutturata, si prendono cura dei propri piccoli e sono in grado di cooperare, anche fra specie differenti.

I pesci che arrivano sui piatti degli italiani vivono storie piene di crudeltà, sia che essi provengano da allevamenti ittici industriali sia che siano catturati allo stato selvatico.

Allevamenti ittici 👉 Gli allevamenti intensivi di pesci hanno le stesse logiche e problematiche degli allevamenti intensivi in cui sono confinati gli altri animali sfruttati dall’industria alimentare; in queste strutture i pesci vivono all’interno di  vasche in allevamenti che si trovano sulla terraferma o in vere e proprie gabbie fatte di reti posizionate in mare, in cui vengono fatti riprodurre e crescere. In ognuna di queste vere e proprie gabbie possono vivere fino a 300mila pesci, in condizioni che limitano i loro comportamenti naturali basilari, come nuotare. Il sovraffollamento nelle vasche è quasi la norma: i pesci vivono in uno spazio vitale ridotto e, per via dello stress, spesso presentano comportamenti aggressivi che causano lesioni a loro e ai loro compagni. Il sovraffollamento causa anche una scarsa qualità dell’acqua, che spesso diventa torbida e sporca, rendendo più difficile la respirazione ai pesci e portando a una proliferazione di batteri. 

Pesca intensiva 👉La pesca intensiva è una crudeltà verso gli animali su scala globale e uccide ogni anno un numero incalcolabile  di animali in tutto il mondo. Navi, delle dimensioni di un campo da calcio, usando tecniche come longlining e reti da posta, srotolano fino a 13.000 metri di reti nei mari e negli oceani, creando dei muri di rete che i pesci non sono in grado di vedere ed evitare. Con questi sistemi, naturalmente, rimangono incastrati nelle reti i pesci, ma anche altri abitanti del mare, come cetacei e squali che spesso finiscono per morire.

Per i pesci non sono previste nemmeno le norme minime durante la fase di macellazione, i pesci vengono semplicemente abbandonati ad agonizzare e morire di asfissia, sia sui pescherecci che negli allevamenti. Essi vengono infatti tolti dall’acqua con grandi reti e lasciati sul ghiaccio a morire, una pratica terribile che provoca loro un incredibile dolore che si può protrarre per ore.

Gli allevamenti intensivi sono un sistema fallimentare! 

La produzione di cibo attraverso l’allevamento di animali di quelli che vengono chiamati dall’industria “da reddito” è fonte di sofferenza per miliardi di animali. La prima cosa che ognuno di noi può scegliere di fare per aiutare questi animali intelligenti e sensibili è cambiare la propria dieta, una decisione importantissima che prendiamo ogni giorno e che influisce in modo diretto sulla vita di milioni di esseri senzienti!

Non solo, l’industria alimentare è tra le principali cause dell’inquinamento, vuoi scoprire come il consumo di carne e altri prodotti animali influisce negativamente sul Pianeta? Leggi il prossimo articolo.