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Quale sarà la “carne” del futuro?


Insieme a Bruna Anzà, ricercatrice che studia la carne coltivata, e ad Alberto Musacchio, CEO di Joy Food, abbiamo fatto il punto sul futuro dell’alimentazione.

Riguarda la nostra diretta:

Gli allevamenti intensivi sono responsabili della sofferenza di miliardi di animali sul nostro pianeta e di grandi quantità di emissioni inquinanti. Nonostante questa situazione sia insostenibile, il parlamento italiano ha votato una legge che vieta la produzione e la vendita della carne coltivata, che se commercializzata potrebbe invece ridurre significativamente il numero di animali sfruttati a scopo alimentare. 

Durante la nostra live su YouTube, Bruna Anzà, referente di Bruno Cell, la prima start up italiana a voler rendere la carne colturale una risorsa economicamente sostenibile, ha detto:

Questo divieto allontana gli investitori e penalizza la ricerca, togliendo al consumatore la possibilità di avere accesso a un prodotto come la carne coltivata che può rappresentare un’alternativa sostenibile e democratica per l’alimentazione di una popolazione mondiale che continua a crescere.

La legge del governo impedisce inoltre di commercializzare prodotti vegetali chiamandoli con nomi tradizionalmente utilizzati per indicare alimenti di origine animale (come burger e salsiccia). Alberto Musacchio, pioniere della produzione di sostituti vegetali alla carne in Italia, ha spiegato che questa decisione non rappresenta un vero e proprio ostacolo per la produzione di alternative vegetali alla carne, ma certamente rende più complicato promuovere certi prodotti.

I produttori di carne non sono realmente spaventati dalle proteine vegetali: se ci fosse un aumento della richiesta, gli basterebbe un mese per investire nella loro produzione e trarne profitto, l’importante per queste aziende infatti è vendere. Questa legge è più che altro frutto di un retaggio politico e culturale per accontentare certi gruppi di pressione anziché una reale esigenza.

L’urgenza di questo divieto non è chiara per vari motivi. In Europa (e quindi in Italia) non è attualmente possibile commerciare la carne coltivata poiché l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare non ha autorizzato questo prodotto. La sua commercializzazione nel nostro Paese non era pertanto consentita anche prima che il parlamento approvasse la proposta del governo.

Per Anzà, la carne cellulare è una biotecnologia emergente in una fase che richiede ricerca scientifica e sperimentazione, ma il divieto in Italia frena tutto questo, a differenza di come accade in diversi Paesi europei. L’Olanda, per esempio, ha stanziato 60 milioni di euro per la ricerca di alternative alla carne, mentre la Germania ne ha stanziati 38 milioni solo per il 2024, dedicati esclusivamente alla transizione verso proteine vegetali.

Dal momento che la nuova legge non vieta la ricerca scientifica sulla carne coltivata in Italia, Bruno Cell e altre realtà simili potranno continuare a condurre ricerche in laboratorio non finalizzate al commercio, nonostante le difficoltà che potranno subire negli investimenti. Allo stesso modo, anche le aziende che realizzano alternative vegetali rischiano di subire rallentamenti. 

Al contrario, ci hanno detto i due esperti nel corso della live, l’accelerazione della produzione di alternative alla carne proveniente da animali allevati è fondamentale per il cambiamento verso un’alimentazione sostenibile e rispettosa di tutti gli esseri viventi. 

Se la politica non sembra voler andare in questa direzione, ognuno di noi però può fare la propria parte come individuo: compiere scelte consapevoli quando facciamo la spesa e preferire un’alimentazione 100% vegetale è il primo grande passo per orientare la produzione dell’industria e contrastare lo sfruttamento degli animali.


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