Per aiutare il pianeta bisogna smettere di mangiare carne e Greta Thunberg lo sa

Intrecciare protezione degli animali e dell’ambiente può essere complesso e rischioso.

Non vogliamo dare per scontato che le due tematiche vadano per forza di pari passo, almeno, non sempre, e soprattutto non vogliamo distogliere l’attenzione dal nostro obiettivo principale: liberare gli animali dalla sofferenza di macelli e allevamenti, e quindi fare in modo che questi luoghi in futuro diventino solo un brutto ricordo.

Ma non possiamo ignorare le conseguenze terribili che allevamenti e macelli hanno sul Pianeta in senso ampio, e non possiamo ignorare il movimento che si è creato dietro a Greta Thunberg. Sarebbe ingenuo e inutile. Siamo uniti nella stessa lotta, ed è per questo che Greta ha dichiarato di aver adottato una dieta a base vegetale e ha chiesto anche ai suoi genitori di fare lo stesso.

Non è possibile lottare per un mondo migliore senza prendere in considerazione le sofferenze degli animali e l’impatto sull’ambiente di macelli e allevamenti, scegliendo quindi consapevolmente di tenere gli animali fuori dal nostro piatto.

TUTTE LE MOTIVAZIONI ECOLOGISTE PER SMETTERLA CON LA CARNE: 

Ma non si tratta di una decisione “emotiva”, quanto piuttosto di una scelta razionale e ben giustificata. Le motivazioni di Greta e di tanti ambientalisti che non consumano carne e derivati sono molto chiare, basate su studi scientifici e su una sensibilità importante, che ci può permettere di risparmiare una vita infernale a miliardi di animali sfruttati in tutto il mondo.

Ecco quali sono le motivazioni ecologiste per cui smettere di mangiare carne:

1. Il cambiamento climatico 

L’industria della carne e dei derivati non è solo crudele nei confronti degli animali, è anche dannosa per l’ambiente.

Parlando di cambiamento climatico, Sir David Attenborough – famoso divulgatore della BBC in ambito scientifico – ha dichiarato che «se non agiamo subito, il collasso della nostra civiltà e l’estinzione della maggior parte delle forme di vita sulla Terra sono l’unico orizzonte possibile». Giusto per far comprendere che cosa può scatenare un cambiamento climatico fuori controllo.

Secondo le Nazioni Unite, allevamenti e macelli sono responsabili di una fetta enorme di emissioni di gas-serra (tra il 14 e il 18%), più dei trasporti messi insieme (13,5%). Tutto questo – sempre secondo l’ONU, richiede azioni concrete ed urgenti. E tra le azioni più efficaci c’è sicuramente scegliere una dieta a base vegetale. Una ricerca dell’Università di Oxford ha mostrato come scegliere una dieta vegan riduca il nostro impatto sull’ambiente del 73%. L’autore principale di questo studio, Dott. Joseph Poore, ha dichiarato che «una dieta a base vegetale è probabilmente il modo migliore per ridurre il nostro impatto sul Pianeta… è sicuramente più efficace di diminuire i voli aerei o comprare una macchina elettrica».

Di certo non è così semplice o immediato per tutti fare questo passaggio, ma cominciare a ridurre i consumi e cambiare la nostra dieta è un passo fondamentale per il nostro futuro e per quello degli animali, soprattutto in un mondo ricco di alternative vegetali sane, complete e gustose.

2. Impatto sugli animali

C’è inoltre da tenere conto che le prime vittime di questo cambiamento climatico sono gli animali sfruttati dall’industria alimentare.

Miliardi di animali in tutto il mondo che sono costretti a una vita di sofferenze all’interno di alcuni dei luoghi che sono maggiormente responsabili del cambiamento climatico.

Ma gli animali sfruttati dall’industria non sono gli unici animali che soffrono a causa del clima. Tutto questo infatti sta spingendo anche gli altri animali a condizioni sempre più estreme.

Il report del WWF Living Planet 2018 afferma che il 60% della fauna selvatica si è estinta o è andata perduta, a partire dagli anni ‘70. Ma perché? A causa della mancanza di spazio. Per fare un esempio, la necessità di nutrire miliardi di animali rinchiusi negli allevamenti porta necessariamente alla deforestazione per avere sempre più campi da coltivare (altrimenti come potremmo nutrire questi animali?) per la produzione di mangime, e questo riduce progressivamente lo spazio vitale degli animali selvatici che vivono in boschi o foreste.

3. Sfruttamento delle risorse

E questo porta naturalmente a un altro punto fondamentale: lo sfruttamento incontrollato delle risorse (per altro non infinite).

Proprio il disboscamento di zone vitali per il Pianeta, come la foresta amazzonica in America Latina, sono atti che portano a conseguenze devastanti. Si tratta di meno terreno a disposizione dell’agricoltura per il consumo umano, mentre la maggior parte dei terreni coltivati viene assorbito dalla soia e dagli altri cereali utilizzati per produrre mangimi animali.

Secondo le stime, se scegliessimo tutti una dieta a base vegetale questo consumo di terreno si ridurrebbe del 75% e avremmo quindi molti campi in più da utilizzare per la coltivazione di cereali e piante per i nostri consumi, aumentando così la produzione di ciò che potrebbe anche essere destinato a quella parte di popolazione mondiale che non ha accesso al cibo adeguatamente.

Ma non si tratta solo di questo. Un’altra risorsa – estremamente preziosa – che viene sprecata con l’allevamento intensivo e nei mattatoi è l’acqua.

Chi mangia carne consuma mediamente al giorno 15.000 litri d’acqua, mentre per coltivare un chilo di grano, per esempio, bastano 1.790 litri al giorno. Questo significa che per produrre una bistecca servono l’equivalente di 50 vasche da bagno piene d’acqua, una risorsa vitale per la nostra esistenza e che stiamo completamente gettando via con uno stile di vita e di consumi insostenibile.