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Sì, l’allevamento inquina più di tutte le auto d’Europa e sta letteralmente consumando l’Italia

Due nuovi report di Greenpeace rilasciati nel giro di pochi mesi mostrano un quadro allarmante: In Europa gli allevamenti inquinano più delle auto e solo in Italia consumano una volta e mezza le risorse naturali dei terreni.

Negli ultimi due mesi Greenpeace ha rilasciato due report molto interessanti che mostrano in modi diversi e focalizzandosi su due aspetti diversi quanto sia grande l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi. Andando con ordine, a settembre è stato presentato il report “Foraggiare la crisi -In che modo la zootecnia europea alimenta l’emergenza climatica”, focalizzandosi sull’analisi delle emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi.

In Europa gli allevamenti intensivi inquinano più delle automobili

Le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali in Europa, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme.

Un altro dato che emerge dal report è che le emissioni annuali degli allevamenti sono aumentate del 6% tra il 2007 e il 2018 contribuendo ad aggiungere 39 milioni di tonnellate di CO2 nell’aria, come se 8,4 milioni di auto in più avessero iniziato a viaggiare per le strade europee.

La zootecnia europea, in fin dei conti, emette l’equivalente di 704 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. 

Come vengono calcolate queste emissioni? Nel calcolo sono incluse le emissioni dirette calcolate sui territori europei dove ci sono gli allevamenti, ma anche le emissioni indirette di gas a effetto serra, che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo.

Il peso della carne in Italia

Seppur già inquietanti, i dati europei non bastano a dare la misura dell’impatto sulla nostra terra degli allevamenti intensivi. Per questo Greenpeace ha voluto realizzare un’altro studio, questa volta in collaborazione con l’Università della Tuscia, relativo specificatamente all’Italia. Anche nel nostro  Paese, infatti, troppo spesso si fa ricorso ad una retorica vecchia e superata che ci vorrebbe ancora una terra di contadini, ma non è così. Il sistema di allevamento è diventato perlopiù intensivo anche in Italia e gli effetti sull’ambiente e sul nostro territorio sono devastanti.  

Lo studio che si intitola “Il peso della carne” ha rivelato come in Italia allevamenti intensivi e agricoltura stanno consumando una volta e mezza le risorse naturali dei terreni. 

Per arrivare ad affermare questo è stato utilizzato l’indicatore dell’impronta ecologica, che stima quindi l’impatto di un dato settore in rapporto alla capacità del territorio (biocapacità) di fornire le risorse necessarie e assorbire i rifiuti o le emissioni prodotte. In questo caso quindi da un lato abbiamo le emissioni dirette degli allevamenti e dall’altro le risorse naturali che la superficie agricola italiana fornisce. 

In altre parole: per compensare le emissioni causate dagli allevamenti serve il “lavoro” del 39% dei territori naturali italiani. 

Più della metà dell’impronta ecologica della zootecnica dipende dalle regioni della pianura padana. In particolare, la Lombardia contribuisce da sola per oltre un quarto all’impatto nazionale e sta divorando il 140% della biocapacità regionale. La Lombardia dovrebbe avere una superficie agricola di quasi una volta e mezzo quella attuale per compensare le sole emissioni degli animali allevati sul suo territorio. 

“In Italia agricoltura e zootecnia sono nel loro insieme insostenibili e creano un deficit fra domanda e offerta di risorse naturali”.

Silvio Franco, docente dell’Università della Tuscia e autore dello studio

Insomma il verdetto è che in Italia non c’è abbastanza spazio per assorbire tutte le emissioni causate dagli allevamenti intensivi.

In questo quadro l’Europa continua a finanziare gli allevamenti intensivi 

Questi studi non hanno fermato il voto che si è svolto lo scorso venerdì al parlamento europeo sul testo di riforma della PAC, la Politica Agricola Comune, che ha confermato tra le altre cose i finanziamenti agli allevamenti intensivi

Di fronte a questi dati la decisione appare ancora più scellerata: come possiamo invertire la rotta della tragica crisi climatica che ormai stiamo vivendo se a livello politico si continua a difendere, e a finanziare, la produzione intensiva di carne e latticini?

Guardando i dati è chiaro che ridurre la produzione di alimenti di origine animale avrebbe un impatto enorme sulle emissioni complessive europee, e se l’obiettivo dell’Europa è – stando a quanto dichiarato nel Green Deal discusso nei mesi scorsi – arrivare a 0 emissioni entro il 2050, perché il Parlamento europeo ha approvato ingenti finanziamenti per  il settore che da solo emette il 17% delle emissioni di gas serra?

Un’azione credibile per costruire un futuro sostenibile deve necessariamente includere la fine delle sovvenzioni pubbliche all’allevamento intensivo;  il denaro pubblico, invece, dovrebbe servire a sostenere la riduzione del numero di animali allevati e investito per aiutare gli agricoltori a una vera e propria transizione verso la produzione di alimenti di origine  vegetale. Tutte proposte, queste, che avevamo inserito tra le raccomandazioni rivolte agli europarlamentari italiani prima del voto dello scorso venerdì, ma che sono state ignorate. 

La forza delle nostre scelte 

Nonostante la delusione del voto del Parlamento europeo, anche quello che facciamo come singoli individui, e come collettività, ha e può avere un impatto enorme sull’intero pianeta.

Ognuno di noi ha il potere di prendere decisioni fondamentali per cambiare questa situazione, e  siamo ancora in tempo per fare qualcosa, basta qualche piccolo cambiamento nello stile di vita di ognuno di noi. Tre volte al giorno, abbiamo l’occasione di scegliere che cosa mangiare, che cosa mettere nel nostro carrello della spesa, quali industrie finanziare.

Scegliere consapevolmente significa scegliere di costruire un futuro migliore per gli animali, ma anche per il pianeta e per tutte le persone che lo abitano.