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La certificazione che inganna i consumatori 


QUESTO NON È BENESSERE ANIMALE!


Un suino di 170 kg che trascorre l’intera esistenza in uno spazio di 1,1 metro quadro non può considerarsi un esempio di benessere animale.

Non rispettano il “benessere animale” nemmeno il taglio routinario e sistematico della coda dei suini nati da pochi giorni, né le condizioni in cui le scrofe sono costrette a trascorrere il periodo di gestazione, del parto e dell’allattamento, confinate in gabbie così strette da non riuscire nemmeno a muoversi e accudire i propri cuccioli.

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Il taglio della coda

Eppure se venisse approvato, il nuovo disegno di legge sull’etichettatura proposta dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli e dal Ministro della Salute Roberto Speranza bollerebbe con la dicitura di “benessere animale” carne e derivati provenienti da allevamenti dove gli animali soffrono sistematicamente.

La proposta promuove etichette non affidabili e fuorvianti, non tutela gli animali e tradisce la fiducia dei consumatori, avvantaggiando, ancora una volta, gli allevamenti intensivi.

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Il taglio dei denti

Non possiamo accettare un sistema di certificazione che non comunica in modo trasparente e chiaro a tutti i cittadini, e da parte sua il Governo non può e non deve permettere che un progetto di questo tipo diventi legge.

Gli animali continuerebbero a subire trattamenti inammissibili e illegali e anche i consumatori sarebbero indotti all’acquisto con un vero e proprio inganno.

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Una scrofa in gabbia

IL PROBLEMA


Nel mese di luglio 2021, attraverso il Decreto Rilancio è stato istituito il Sistema di qualità nazionale per il benessere animale, che prevede un nuovo progetto di etichettatura, a partire dagli allevamenti di suini ma che includerà anche altre specie.

Il progetto, che per essere approvato deve essere prima votato in Conferenza Stato-Regioni, vorrebbe etichettare con “benessere animale” anche prodotti provenienti da allevamenti dove si praticano operazioni che vanno esplicitamente contro le direttive europea in materia di protezione degli animali. 

In più, la certificazione prende in considerazione solo gli ultimi mesi di vita degli animali, senza tenere conto delle condizioni in cui versano durante tutta la loro vita, e abbassando drasticamente gli standard all’interno degli allevamenti.

Questo inganno nei confronti dei cittadini e dei consumatori, inoltre, garantirebbe agli allevamenti crudeli la possibilità di accedere ai fondi europei come la PAC – la Politica Agricola Comune e il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un vero e proprio fiume di soldi che verrebbe distribuito in modo ingannevole e sulla base di “standard di benessere animale” inaccettabili.

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Insieme a tante altre  organizzazioni per la protezione degli animali, dell’ambiente e dei consumatori, facciamo una richiesta ben precisa: vogliamo che lo schema di decreto e gli standard per la nuova certificazione vengano rivisti e modificati perché questo scenario non diventi realtà.

AGGIORNAMENTO: ABBIAMO “INCONTRATO” IL MINISTERO


Il 15 marzo la Coalizione contro le #BugieInEtichetta, di cui facciamo parte, ha incontrato il Ministero della Salute e il Ministero delle Politiche Agricole in un’occasione che ci ha lasciato indignati, perché nessuna delle nostre richieste è stata minimamente presa in considerazione.

Anzi, hanno deciso di procedere in tutta fretta senza alcun ulteriore confronto: oltre agli standard per i suini hanno annunciato che lavoreranno anche a quelli per polli, galline, mucche, bovini allevati per la loro carne e conigli.

Classyfarm sarà un questionario che gli allevatori compileranno online, su base volontaria, e senza nessun controllo reale.

Noi e le altre associazioni presenti abbiamo chiesto più volte la revisione del decreto in alcuni punti che riteniamo essenziali:

  • L’introduzione di almeno cinque livelli diversificati per ogni specie, chiaramente visibili in etichetta.
  • La cancellazione dei riferimenti alla diminuzione delle emissioni di gas serra nella definizione di benessere animale – azione importante e necessaria ma del tutto scollegata da questa certificazione.
  • La considerazione dei bisogni etologici di specie, della densità di animali e delle condizioni di trasporto tra i criteri atti a determinare il benessere animale. 

Chiediamo con forza e urgenza di modificare il decreto per impedire che l’intera operazione si traduca in un vero e proprio inganno nei confronti dei consumatori, degli allevatori che già hanno avviato una transizione in questa direzione e dei veterinari che vedranno mortificata ogni loro reale competenza per accrescere il benessere degli animali.

LE NOSTRE IMMAGINI SU RAI3


Cartabianca, programma di Rai 3 condotto da Bianca Berlinguer, ha mandato in onda alcune nostre immagini inedite che rivelano quanto gli allevamenti intensivi siano distanti anni luce dal poter essere bollati con la dicitura di ‘benessere animale’.

La nostra direttrice Alice Trombetta ha accompagnato la giornalista Antonella Spinelli all’interno di un allevamento di suini nella provincia di Brescia e ha dato prova in prima serata, davanti a un milione di spettatori, delle crudeltà inflitte agli animali e della negligenza all’interno dello stabilimento.

Abbiamo rilevato condizioni da incubo:

  • Maiali deceduti e lasciati a marcire all’interno delle gabbie
  • Sporcizia e muffa diffusa in tutto lo stabilimento
  • Infestazioni di blatte e topi
  • Box completamente allagati da liquami
  • Testicoli recisi abbandonati sul pavimento e negli spazi dove mangiano e dormono gli altri animali, che testimoniano le mutilazioni routinarie a cui sono condannati questi animali

La carne di questi animali potrebbe tranquillamente finire sugli scaffali dei supermercati con la dicitura ‘benessere animale’ e noi, questo, non possiamo accettarlo.

Ecco perché è importante che tutti sappiano cosa accade davvero all’interno degli allevamenti intensivi italiani:

Aiutaci a rendere consapevoli più persone possibili e a fermare questo inganno, condividi questo video con tutti i tuoi contatti:

È ORA DI FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE


Il tempo stringe, e noi non possiamo rimanere a guardare. 

Le voci dei consumatori e delle organizzazioni per la protezione degli animali, dell’ambiente e dei consumatori non sono ancora state ascoltate, ed è arrivato il momento di farle sentire con una protesta.

Dobbiamo fare tutto il possibile perché questo inganno non diventi legge, perché, se dovesse passare, il lavoro per cambiare regole già scritte sarà ancora più difficile.

Aiutaci a far arrivare la nostra voce e quella degli animali al Ministro della Salute Roberto Speranza e al Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli!

AGISCI ORA

CHI SIAMO E COSA CHIEDIAMO AI MINISTRI 


Animal Equality, insieme ad Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Federazione nazionale Pro Natura, Greenpeace, LEIDAA, Legambiente, OIPA, LIPU e The Good Lobby si sono unite sotto il cappello di un’unica grande protesta.

  • Chiediamo al Ministro della Salute, Roberto Speranza, responsabile per il benessere animale, e al Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, responsabile della qualità del Made in Italy, di modificare l’attuale schema di decreto e di non far approdare al voto in Conferenza Stato-Regioni questa certificazione.
  • Chiediamo che non finiscano, sotto l’etichetta di “benessere animale”, alcune tra le pratiche più crudeli dell’industria.
  • Chiediamo, per gli animali e i cittadini, un sistema di certificazione trasparente e all’avanguardia e non l’ennesimo inganno mascherato da innovazione.

UNA TEMPESTA DI TWEET


Mercoledì 22 settembre 2021 ci siamo mobilitati per far sentire la voce di animali e consumatori a ridosso di una riunione della Conferenza Stato-Regioni.

Abbiamo inviato più di 32mila tweet insieme ad altre decine di organizzazioni italiane e siamo riusciti a scalare la classifica delle tendenze su Twitter con l’hashtag #BugieInEtichetta.

È così che abbiamo portato all’attenzione di milioni di persone questo problema.

E tutto è stato possibile grazie al contributo di chi ha partecipato attivamente al tweetstorm, in particolare ai Difensori degli Animali, la nostra squadra di attivisti digitali che supporta le nostre campagne di sensibilizzazione aziendale e che ci ha dato man forte anche in questo appello rivolto alle Istituzioni.

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La squadra dei Difensori degli Animali agisce, ogni giorno, direttamente da casa, compiendo azioni molto semplici ma che sono in grado di migliorare le condizioni di vita di centinaia di migliaia di animali.

Quando i Difensori degli Animali uniscono le forze, infatti, riescono a trasformare piccoli gesti in grandi cambiamenti.

La loro determinazione e la loro costanza sono le caratteristiche che nel corso del tempo hanno permesso di far valere le nostre richieste e a ottenere cambiamenti decisivi per milioni di animali.

LE ORGANIZZAZIONI CHE SUPPORTANO LA CAMPAGNA