Nel suo ultimo report Amadori fa scena muta sul cage-free. Animal Equality chiede spiegazioni per milioni di animali
Milano, 09/01/2026 – Amadori ha di recente pubblicato il nuovo Report di Sostenibilità 2024, dove non risulta alcun riferimento all’impegno cage-free né a eventuali progressi in merito, mentre nei report del 2022 e del 2023 venivano menzionati avanzamenti sul tema.
Pur in assenza di un impegno ufficiale dedicato al cage-free, nel 2022 il gruppo Amadori affermava di aver “completamente eliminato l’impiego di gabbie nei propri allevamenti destinati allo svezzamento delle pollastre e alla produzione di uova”. Nel 2023 lo stesso Amadori ha dichiarato di stare “progressivamente riducendo il numero di allevamenti in gabbia per la produzione di uova da consumo”. Per quanto riguarda l’allevamento di maiali, l’azienda diceva di aver avviato un “processo di ristrutturazione degli allevamenti di riproduzione” introducendo box multipli per la gestazione e “gabbie parto che garantiscono standard elevati di benessere animale”, la stessa affermazione fatta nel report 2022.
Nonostante queste dichiarazioni, nell’ultimo report pubblicato, Amadori non fa alcuna menzione della transizione cage-free. “Come le gabbie non si possono far sparire nel nulla, nemmeno aggiornamenti cruciali per i diritti degli animali dovrebbero scomparire senza spiegazioni, a maggior ragione in assenza di un impegno pubblico ufficiale che Amadori continua a negare. Eppure non può esistere alcun benessere per gli animali se questi sono tenuti confinati in gabbia” ha detto Ombretta Alessandrini, responsabile delle Campagne di Animal Equality Italia.
L’organizzazione internazionale per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare ha esortato il Gruppo Amadori a fornire chiarimenti riguardo alle lacune evidenti nel Report di Sostenibilità 2024 e ha chiesto all’azienda di mobilitarsi per pubblicare la policy cage-free ancora mancante.
A differenza della decisione di oltre 150 aziende che operano in Italia di pubblicare un impegno a non rifornirsi di uova provenienti da allevamenti di galline rinchiuse in gabbia, riportando anche pubblicamente i progressi fatti finora per completare la transizione, il Gruppo Amadori non ha ancora assunto un impegno pubblico sul proprio sito.
Aziende come Eurovo, Sabbatani, Coccodì e Cascina Italia hanno assunto un impegno fondamentale a effettuare una transizione a sistemi senza gabbie a differenza di Amadori. Tra i gruppi della grande distribuzione organizzata, Aldi, Coop, Giovanni Rana, Ferrero, Barilla, Balocco, Galbusera, Markas, Gruppo Selex, Eataly e Lidl dispongono di una politica cage-free pubblica sul proprio sito.
Con la legge di bilancio 2026, il governo italiano ha inoltre istituito il primo fondo dedicato alla transizione cage-free, riconoscendo la necessità di ridurre progressivamente l’uso della gabbie negli allevamenti nazionali. Questa scelta rappresenta un passaggio chiave e indica all’industria zootecnica la direzione da seguire.
“È inaccettabile che Amadori continui a sfruttare milioni di animali senza curarsi di pubblicare e rispettare un impegno cage-free – ha aggiunto Alessandrini – Questo passaggio è fondamentale per essere trasparenti con i consumatori e ridurre la sofferenza delle galline utilizzate nell’attività zootecnica da parte di un’azienda che dice di promuovere il benessere animale. Chiediamo ad Amadori una presa di posizione chiara e immediata”.