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15 governi UE chiedono di rallentare sulle nuove leggi, mentre milioni di cittadini aspettano la legislazione promessa sul benessere animale

8 Ottobre 2026
Aggiornato: 8 Ottobre 2026
Alice Dominese
Ufficio stampa Animal Equality Italia

Quindici Stati membri dell’Unione Europea hanno fatto circolare un documento che chiede alla Commissione un periodo in cui l’Unione si concentri sull’attuazione e sulla semplificazione delle leggi già esistenti, e in cui ogni nuova proposta debba prima essere giustificata in base al suo effetto sulla competitività.

In breve, la richiesta è di rallentare. Meno nuove leggi, più attenzione a semplificare quelle già in vigore. Lo abbiamo letto con attenzione, e una cosa ci ha colpito subito: è la minaccia più seria che abbiamo visto finora contro la riforma sul benessere animale che la Commissione promette da cinque anni.

Galline nella gabbia di un allevamento

Il tempismo dice tutto. Le proposte legislative per vietare le gabbie per le galline allevate per le loro uova e porre fine all’uccisione dei pulcini maschi sono attese entro il 2026, e Animal Equality chiede alla Commissione UE di presentarle senza ulteriori ritardi.

Inoltre, il Work Programme 2027 si sta scrivendo proprio in questo momento, ed è il documento in cui le nuove proposte legislative compaiono o, in silenzio, scompaiono. Quasi metà dell’Unione chiede meno nuove leggi esattamente nel momento in cui la Commissione deve a 1,4 milioni di cittadini una legge già promessa due volte: la prima in risposta all’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, la seconda lo scorso luglio nella propria Livestock Strategy. Nessuna delle due promesse ha mai avuto una data.

Credit: Raffaelle Petralla / Animal Equality.

Cosa dice il documento

Il documento firmato dai quindici Stati membri chiede che ogni nuova proposta sia “supportata da valutazioni d’impatto solide e di alta qualità, incentrate sugli impatti economici”, e che ogni nuovo obbligo sia preceduto da una revisione delle norme esistenti nello stesso ambito “in vista di un consolidamento, una semplificazione o un’abrogazione”.

Animal Equality ha già visto questa richiesta altrove. Nel dicembre 2024, poche settimane dopo l’inizio del mandato del Commissario Hansen, la coalizione European Livestock Voice chiedeva che la legislazione sul benessere animale in revisione nel 2026 fosse preceduta da un’analisi socio-economica. Ciò che tredici organizzazioni del settore degli allevamenti chiedevano privatamente due anni fa è oggi la posizione dichiarata di quindici governi.

Il non-paper elenca quattro volte gli standard che la semplificazione deve preservare: salute, ambiente, politica sociale, lavoro, consumatori. Il benessere animale non compare.

Several large pink pigs are confined within narrow, rusted metal gestation crates at a breeding facility in Kansas, USA, as documented in a 2024–2025 investigation by Animal Equality. The crates are so restrictive that the pigs are unable to turn around, appearing cramped as they lie on the concrete floor with their heads near a waste trough. This farm is part of the supply chain for Ahold Delhaize, the multinational retail group behind major U.S. grocery chains like Food Lion, Stop & Shop, and Giant. Despite a 2014 public pledge to eliminate gestation crates, this footage reveals the continued use of these intensive confinement systems over a decade later.
Several large pink pigs are confined within narrow, rusted metal gestation crates at a breeding facility in Kansas, USA, as documented in a 2024–2025 investigation by Animal Equality. The crates are so restrictive that the pigs are unable to turn around, appearing cramped as they lie on the concrete floor with their heads near a waste trough. This farm is part of the supply chain for Ahold Delhaize, the multinational retail group behind major U.S. grocery chains like Food Lion, Stop & Shop, and Giant. Despite a 2014 public pledge to eliminate gestation crates, this footage reveals the continued use of these intensive confinement systems over a decade later.

La contraddizione è evidente

C’è un elemento che rende questa richiesta difficile da prendere sul serio: quattro dei quindici governi firmatari hanno già fatto, in casa propria, esattamente ciò che oggi chiedono all’Europa di non fare:

La Repubblica Ceca ha vietato l’uso delle gabbie per le galline allevate per le loro uova nel 2020. Dal 1° gennaio 2027, in tutto il Paese non ci sarà più una sola gallina in gabbia.

La Germania ha vietato l’uccisione dei pulcini maschi appena nati dal 1° gennaio 2022, e si è impegnata a eliminare gli allevamenti in gabbia.

In Italia, il divieto di uccisione dei pulcini maschi entrerà in vigore dal 31 dicembre 2026.

L’Austria limita per legge l’uccisione dei pulcini maschi dal 2022, seppur con alcune esenzioni.

Non stiamo parlando di paesi marginali: tra i quindici firmatari ci sono Germania, Italia e Polonia, rispettivamente il primo, il terzo e il quinto paese più popoloso dell’Unione.

Per questo la domanda che poniamo alla Commissione non è più se questa riforma sia realizzabile. Quattro governi che oggi chiedono a Bruxelles di rallentare lo hanno già dimostrato da soli, legiferando a livello nazionale. La vera domanda è un’altra: la Commissione è disposta a fare, per 450 milioni di europei, ciò che singoli governi hanno già fatto per i propri cittadini?

Credit: Raffaelle Petralla / Animal Equality.

Le richieste dei cittadini non possono essere ignorate

Nelle ultime settimane abbiamo ricordato alla Presidente Ursula von der Leyen e ai Commissari competenti due richieste precise, le stesse rimaste assenti, ancora una volta, anche dal discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre.

Primo: le proposte legislative per vietare le gabbie per le galline allevate per le loro uova e fermare l’uccisione dei pulcini maschi, e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati, devono arrivare nel 2026 come una proposta ambiziosa, senza diluizioni attraverso lunghi periodi di transizione, esenzioni o argomentazioni legate all’impatto economico e di mercato.

Independent poultry farms in India have a basic structure of a tin roofed shed open from the sides. Each of these sheds have rows of battery cages that are stacked on top of each other and sheds can hold between 8,000 and 18,000 egg laying hens. An estimated 400 million hens live their lives confined to these cages. The hens are fed constantly and their feed is mixed with growth hormones, medicines and supplements to maintain daily egg production. These hens are bought from hatcheries when they are a few days old and then initially kept in an open floor shed without any cages. After 120 days, the adult hens are shifted into cages of roughly three by two feet in size, and each cage holds four to six adult hens. The hens have to balance themselves on the thin metal wires of the cage. Many of the hens have missing and dirty feathers, and visible skin rashes. Their beaks are usually blunt or chipped off in order to prevent injuries from attacks given their intense confinement. The hens will stay in the cages for 18 to 24 months, after which their egg production declines and they are sold to slaughterhouses. During the summer months in India, temperatures can easily go above 40°C. Heatwaves are common and have been increasing in frequency over the past few years as a result of climate change and shifting weather patterns. Poultry farm sheds are often built in open fields where during the summer afternoon temperatures can reach 48°C. Some of the farms have overhead fans or floor standing fans, but cooling the entire area is difficult, especially with power outages in these areas. The hens pant constantly due to the heat. They also lie on the floor with their wings spread to cool themselves. Death due to heat exhaustion is a regular occurrence during the summer months.

Secondo: mentre il Work Programme 2027 è in fase di scrittura, è responsabilità della Presidente von der Leyen, di Olivér Várhelyi (Commissario per la Salute e il Benessere Animale), Christophe Hansen (Commissario per l’Agricoltura e l’Alimentazione) e Maroš Šefčovič (Commissario per il Commercio e la Sicurezza Economica; Relazioni Interistituzionali e Trasparenza) includere la revisione delle norme sul benessere delle femmine di maiale, l’eliminazione delle gabbie di gestazione e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati, come impegno sostanziale con date certe e un cronoprogramma.

La Commissione sa esattamente cosa manca ancora sul tavolo: un divieto che non sia svuotato dalle eccezioni e dalle scappatoie, un impegno ambizioso e un cronoprogramma chiaro, con scadenze definite e senza ulteriori ritardi. Quattro dei governi che oggi chiedono a Bruxelles di rallentare hanno già approvato queste leggi da soli. Non lasceremo che la Commissione lo dimentichi. Non ci siamo fermati in questi mesi, e non ci fermeremo ora. Restiamo presenti, nelle piazze e nei tavoli istituzionali, fino a quando la riforma promessa non sarà una legge, non una riga in una strategia.

Matteo Cupi, vice presidente di Animal Equality Europa.

La Commissione UE deve agire

Nell’ultima settimana abbiamo incontrato funzionari della Commissione a Bruxelles e, allo stesso tempo, abbiamo protestato con centinaia di attivisti fuori da Palazzo Berlaymont e dalla DG SANTE, in tre giorni consecutivi di manifestazioni senza sosta.

Milioni di cittadini aspettano ancora la legislazione sul benessere animale che era stata loro promessa. La Commissione non può rimandare ulteriormente. Aggiungi la tua voce e chiedi di agire adesso.

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