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Cavalli positivi al doping, ma destinati alla produzione alimentare: la filiera della carne equina non è sicura

Aprile 1, 2026

I rappresentanti dell’industria sostengono che la filiera della carne di cavallo in Italia è un’eccellenza ultra controllata, ma i dati che abbiamo raccolto dimostrano ancora una volta che non è così.

Animal Equality ha condotto un’analisi incrociata dei database del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale del Ministero scoprendo che dal 2022 al 2025 sono 180 i cavalli risultati positivi a sostanze dopanti, anche vietate, tra cui perfino la cocaina. 

Circa il 10% di questi cavalli a inizio 2026 risultava ancora registrato come DPA, ovvero destinato alla produzione alimentare. Si tratta di un’informazione cruciale che mette in luce le lacune e i rischi di una filiera che sfrutta e uccide migliaia di animali ogni anno.

Come abbiamo scoperto il marcio della filiera

Secondo i dati del report delle attività di contrasto al doping del Servizio Veterinaria e Benessere Animale del Ministero dell’Agricoltura e quelli riportati sul sito del Ministero dell’Agricoltura che abbiamo analizzato, almeno 180 cavalli sono risultati positivi ai controlli antidoping tra il 2022 e il 2025 in Italia.  

Le sostanze dopanti rilevate sono altamente preoccupanti: si tratta di potenti antinfiammatori (fenilbutazone e flunixin), sostanze stimolanti come la caffeina, e persino di sostanze vietate o illegali come cocaina e dermorfina.

Dopo aver raccolto queste informazioni, abbiamo inserito i numeri dei microchip degli equidi risultati positivi a queste sostanze nell’anagrafe equina nazionale e abbiamo scoperto che circa il 10% di questi equidi (17 su circa 180 casi confermati) è ancora registrato come DPA, ovvero destinato alla produzione alimentare. 

Ma trattandosi di test effettuati a campione, è lecito ipotizzare che i numeri siano una sottostima del fenomeno, soprattutto perché i controlli sono effettuati soltanto sui cavalli che vincono le competizioni ippiche, una frazione ridotta rispetto a tutti i cavalli in circolazione. 

Cavallo in un macello

Perché i cavalli dopati non possono essere destinati al consumo

Attraverso la nostra ricerca, abbiamo riscontrato due casi di cavalli positivi alla dermorfina (un potente oppiaceo) e altri due positivi al principale metabolita della cocaina. 

Sebbene non tutte le sostanze che vengono considerate dopanti implichino l’esclusione dal circuito alimentare (alcune non sono soggette a limite o sono soggette a limiti massimi fissati dai regolamenti europei), quelle che abbiamo citato non sono tollerate nella produzione alimentare e i cavalli che vi sono soggetti dovrebbero essere esclusi definitivamente dalla produzione.

Eppure, nonostante questi casi risalgano al 2022 e 2023, a inizio 2026 i cavalli positivi al doping risultavano ancora registrati come DPA. Un cavallo risultato positivo al fenilbutazone a novembre 2025 è stato inoltre rimosso dal circuito alimentare solo a marzo 2026. 

La denuncia dei nostri dati in Parlamento

Alla luce dei risultati raccolti da Animal Equality, il 31 marzo l’On. Carmen Di Lauro (M5S) ha annunciato di aver presentato una nuova interrogazione scritta rivolta al Ministero della Salute per chiedere conto delle gravi problematiche emerse. 

L’On. Di Lauro ha anche ribadito la necessità di discutere le quattro proposte di legge presentate finora in Commissione Agricoltura alla Camera dall’On. Brambilla (Noi Moderati), dall’On. Susanna Cherchi (M5S), dall’On. Luana Zanella (AVS) e dall’On. Eleonora Evi (PD), che chiedono di vietare la macellazione degli equidi in Italia, allo scopo di tutelare gli animali e la salute collettiva. 

Hidden cameras investigation in an Italian equine slaughterhouse. Carried out between November 2024 and June 2025.

Intervenendo su questo tema alla Camera, l’Onorevole ha dichiarato: 

Sappiamo che il Ministero dell’Agricoltura dispone periodicamente controlli antidoping nel settore ippico, tuttavia questi controlli avvengono a campione e quasi esclusivamente sui cavalli che si posizionano alti all’interno competizioni. Un’impostazione che non garantisce dei controlli realmente efficaci e diffusi.

Come denunciamo da tempo, il circuito dietro l’uccisione dei cavalli a scopo alimentare è caratterizzato da dati di monitoraggio approssimativi, normative lacunose che favoriscono illegalità e abusi, tratte di viaggio estremamente lunghe che provocano effetti dannosi sulla salute degli animali, e infine da una macellazione spesso illegale frutto di inadempienze e pressapochismo.

Guarda la nostra inchiesta in un macello equino dell’Emilia Romagna:

A sostegno delle proposte di legge ci sono già oltre 250mila cittadini e cittadine che hanno sottoscritto la nostra petizione, chiedendo di vietare la macellazione di questi animali una volta per tutte. 

Aiutaci a fermare questa crudeltà.

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