Dopo mesi di proteste, l’UE fissa per la prima volta una tempistica per il divieto delle gabbie
C’è una notizia che, dopo anni di silenzi e rinvii, sembra finalmente muovere qualcosa: per la prima volta la Commissione Europea ha messo per iscritto una tempistica concreta per vietare le gabbie negli allevamenti. Una bozza aggiornata della Strategia sull’allevamento, vista da POLITICO Europe, prevede una revisione delle norme sul benessere di galline ovaiole e polli allevati per la loro carne entro la fine del 2026, seguita da una proposta dedicata ai maiali nel secondo trimestre del 2027.
Non è un caso che questo passo arrivi proprio ora. Nell’ultima settimana Bruxelles è stata teatro di quattro giorni di mobilitazione: più di 170 attivisti ed europarlamentari di quattro diversi gruppi politici si sono ritrovati davanti al Berlaymont, alla DG SANTE e a Place du Luxembourg per chiedere alla Commissione di mantenere la promessa fatta nel 2021 sul divieto delle gabbie.

Cosa prevede la bozza
Se confermata, la riforma introdurrebbe l’eliminazione graduale delle gabbie per i polli, la fine dell’uccisione sistematica dei pulcini maschi, nuovi indicatori di benessere in azienda, requisiti equivalenti per i prodotti importati e un aggiornamento delle etichette delle uova, in modo che i consumatori possano riconoscere quali allevamenti hanno abbandonato questa pratica.
Per i maiali, l’idea è passare dalle gabbie ai recinti di gruppo, sempre con indicatori di benessere e regole all’importazione analoghe.
Nel testo, la Commissione descrive il benessere animale come una componente essenziale per la competitività e la sostenibilità future del settore zootecnico: un cambio di prospettiva non da poco, dopo anni in cui il tema sembrava relegato in secondo piano.

Una settimana di proteste, e non solo
Dietro questa svolta c’è il lavoro di mesi di Animal Equality, che ha aumentato ulteriormente la pressione pubblica sulla Commissione UE durante tra il 22 e il 25 giugno.
Lunedì e martedì l’azione si è aperta davanti al Berlaymont (sede della Commissione), in coincidenza con il Consiglio AGRIFISH dei ministri dell’agricoltura a Lussemburgo: qui è intervenuto anche l’eurodeputato Sebastian Everding, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento europeo su benessere e conservazione degli animali, ricordando quanto il tema stia a cuore a milioni di cittadini europei.

Mercoledì, all’alba, davanti al Berlaymont, è comparso uno striscione a forma di scontrino gigante, con il conto delle promesse non mantenute negli ultimi cinque anni.
Lo stesso giorno gli eurodeputati Niels Fuglsang e Tilly Metz hanno scritto ai commissari Hansen (Agricoltura e Alimentazione) e Várhelyi (Salute e Benessere animale), chiedendo che la Strategia fissi finalmente un calendario chiaro per la revisione completa della legislazione UE sul benessere animale. Nel tardo pomeriggio, la mobilitazione si è spostata a Place du Luxembourg, davanti al Parlamento europeo, con eurodeputati di più schieramenti a fianco degli attivisti.

Giovedì, la settimana si è chiusa davanti alla DG SANTE con un’installazione simbolica: attivisti in tute protettive hanno delimitato un’area con nastro da “scena del crimine”, al centro sagome di maiali, galline ovaiole e vitelli, a rappresentare le vittime di riforme mai arrivate.

Una data non è ancora una legge
Bisogna essere cauti: le date, per ora, sono ancora tra parentesi nella bozza, e una parentesi non è un impegno definitivo. Il vero banco di prova sarà il 7 luglio, giorno in cui la Strategia dovrebbe essere formalmente adottata: solo allora si capirà se l’impegno preso con 1,4 milioni di cittadini europei nel 2021 diventerà finalmente un testo vincolante, o l’ennesima promessa rimandata.
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