L’impatto ambientale degli allevamenti intensivi | Un’inchiesta di Animal Equality

· 8 minuti · Youtube

Il nostro nuovo reportage spiega come la zona con la più alta densità di allevamento in Italia sia diventata tra quelle più inquinate d’Europa, tra sversamenti di liquami ed emissioni di gas serra.

Scopri di più su ➡️ https://animalequality.it/news/2021/11/12/nuovo-reportage-come-allevamento-intensivo-inquina-la-pianura-padana/

Questo nuovo reportage di Animal Equality Italia getta luce su un aspetto dell’allevamento intensivo ancora troppo sottovalutato: oltre all’estrema sofferenza animale, infatti, le tecniche moderne di allevamento hanno un devastante impatto sul nostro pianeta.

01:00 - Come l'allevamento intensivo inquina la Pianura Padana
02:17 - Il problema dello spandimento di liquami
04:11 - Il rilascio in atmosfera di ammoniaca e gas ad effetto serra
06:28 - I fondi pubblici agli allevamenti intensivi

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Animal Equality è un'organizzazione non profit per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare, fondata nel 2006 e attiva a livello internazionale in 8 paesi.

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Transcript (Italian — it-it)

In questi giorni si è svolta COP26
una delle riunioni di leader internazionali
più importanti di sempre
Si è parlato di ambiente
di cambiamento climatico
ma troppo c’è ancora da fare
per quanto riguarda gli allevamenti intensivi
e l’industria zootecnica in generale.
Nonostante quello che sostiene l’industria della carne
il problema ci riguarda da vicino
e tocca anche l’Italia
da nord a sud.
Poche settimane fa
RAI 3 ha trasmesso delle nuove immagini
raccolte insieme a noi di Animal Equality
che mostravano ancora una volta
la crudeltà e l’inquinamento
causati dagli allevamenti intensivi.
Nelle immagini di RAI 3
si parlava soprattutto della regione Campania
e delle bufale
ma questa volta
abbiamo deciso di portarvi
in quella che è la zona maggiormente impattata
dagli allevamenti intensivi in Italia
la Pianura Padana.
Qui, in particolare nel territorio lombardo
tra le province di Milano, Mantova, Brescia e Cremona
si trova una concentrazione di allevamenti intensivi
impressionante
che conta la metà della produzione di suini
e un quarto della produzione di bovini d’Italia.
E scorrendo le notizie degli ultimi mesi
è sempre più evidente come l’allevamento intensivo
impatti l’ambiente
e la salute delle persone che abitano in queste aree
Ma come siamo potuti arrivare a questo punto?
I problemi sono principalmente due
e sono connessi tra loro
il rilascio di ammoniaca e gas serra nell’aria
e lo spandimento dei liquami
sia quello considerato regolare
sia quello praticato illegalmente.
Come Animal Equality
ci focalizziamo sulla protezione
e la difesa degli animali allevati a scopo alimentare
denunciando maltrattamenti e abusi
e prevenendo le crudeltà
ovunque possibile
ma nelle nostre attività di inchiesta
e di ricerca
ci siamo imbattuti sempre più spesso
in gravi violazioni ambientali.
Nelle inchieste realizzate negli ultimi anni
anche di recente
con giornalisti della RAI e La7
soprattutto nel Bresciano
abbiamo incontrato diverse problematiche
da fossati adiacenti a un allevamento di suini
completamente invasi da liquami non trattati
e quindi inquinanti
fino al caso eclatante
di sversamenti di liquami non trattati
proprio in un allevamento
molto vicino alle sponde di un fiume.
Il vero problema però
è che al di là delle violazioni molto frequenti
le attività di spandimento di liquami
sono comunque altamente nocive
anche quando sono considerate regolari
poiché in grado di danneggiare
attraverso l’accumulo di nitrati
non solo i terreni
ma anche le acque superficiali
e sotterranee.
In Lombardia
lo spandimento dei liquami
sarebbe regolato non solo da norme regionali
che prevedono spesso delle deroghe
ma anche
da una direttiva europea sui nitrati
che regola questo fenomeno
proprio per evitare l’inquinamento
di zone agricole
e il conseguente, devastante, impatto
sulla salute dei cittadini.
I reflui zootecnici
hanno un grave impatto sulla qualità dell’aria
anche all’interno degli allevamenti
in cui l’impatto negativo dei gas prodotti
sulle vie respiratorie degli animali
e degli operatori
è infatti ad oggi confermato
da vari studi.
Purtroppo però l’Italia
con la Lombardia in pole position
si è dimostrata inadempiente
rispetto alle direttive europee
ed è stata avviata l’ennesima
procedura d'infrazione
contro il nostro paese
per non aver rispettato
la direttiva nitrati dell’Unione europea.
La causa principale
risiede non solo nell'eccessiva tendenza
a concedere deroghe alle norme
ma anche
in un dato di fatto
che nessuno vuole ammettere
ma che rimane fondamentale
ci sono troppi allevamenti
con troppi animali
rinchiusi tra le loro mura
e di conseguenza
ci sono anche troppi liquami
che i terreni non sono più in grado di assorbire.
Secondo i dati elaborati da Terra! Onlus
nel report investigativo “Prosciutto Nudo”
rispetto agli allevamenti intensivi di suini
la quantità di deiezioni
prodotte dagli animali d’allevamento
è molto elevata
nel corso di un anno
un solo suino può produrre feci
pari a 15 volte il suo peso.
Per capire cosa intendiamo a livello di impatto
devastante degli allevamenti
anche sull’ambiente
basti pensare che questo
significa che gli oltre 10 milioni di suini
confinati negli allevamenti italiani
inquinano al pari di un’ipotetica
popolazione aggiuntiva
di quasi 26 milioni di persone nel nostro paese.
A tutto questo
si somma uno dei fenomeni più conosciuti
il rilascio in atmosfera di ammoniaca
e di gas ad effetto serra
la fonte principale di ammoniaca
derivante dal settore agricolo
sono proprio gli allevamenti
rappresentando circa il 58%
delle emissioni totali
Basti pensare che in diverse zone di province
come quella di Brescia o Cremona
la percentuale di ammoniaca nell’aria è così elevata
da avvertirne subito la presenza
quando si attraversano queste aree
per via dell’odore pesante e pungente
che penetra le narici.
Non si tratta solo di una sensazione
ma di un dato di fatto dovuto al livello di inquinamento
da polveri sottili in queste zone
che come riporta Legambiente
nell’ultimo report Mal’Aria
sono considerate
tra le più inquinate d’Europa.
Il problema delle emissioni di ammoniaca
non è legato solo all’allevamento
di animali di grandi dimensioni
come i maiali e i bovini
un altro grande colpevole
si ritrova infatti
negli innumerevoli allevamenti di polli
che costellano il nostro territorio
Come Animal Equality
ci siamo scontrati con questa problematica
durante le inchieste sulle terribili sofferenze
a cui i polli di razza broiler sono sottoposti
fin dalla nascita.
In questi allevamenti
la lettiera non viene mai cambiata
nel corso dei ciclo di vita dei polli
stipati a decine di migliaia
negli stabilimenti.
Questo significa che per moltissimi giorni
non viene cambiata
e gli animali sono quindi costretti
a passare la propria breve esistenza
su una superficie impregnata di deiezioni
che brucia loro la pelle
e che invade completamente l’aria
contaminandola.
Non stiamo parlando di pratiche illegali
ma della normalità
di un qualunque allevamento di polli.
I polli sono gli animali
in assoluto più allevati al mondo dopo i pesci
solo in Italia
sono oltre mezzo miliardo
i polli macellati ogni anno
e gli allevamenti sono migliaia in tutto il territorio.
Questa estensione
e questa densità incredibile di animali
ci dà l’idea dell’impatto devastante
che possono avere sul nostro ambiente
oltre che sulla salute umana
come pericolosi serbatoi di malattie zoonotiche.
Secondo quanto riportato da Greenpeace
sulla base dei dati ISPRA
maggiori sono gli spandimenti di reflui zootecnici
maggiori sono le emissioni di ammoniaca
con l'aumento di ammoniaca
aumenta anche il livello di particolato
e quindi lo smog nell'aria.
Bisognerebbe affrontare il tema degli allevamenti intensivi
se si vuole realmente
combattere il problema dell’inquinamento
e soprattutto
bisognerebbe parlare della terribile densità
a cui sono costretti gli animali in questi luoghi.
Questi allevamenti beneficiano di moltissimi fondi pubblici
come per esempio la PAC
la Politica Agricola Comune Europea
miliardi di euro
che alimentano ad oggi un sistema altamente inquinante
e che in moltissimi casi non rispetta neppure
le norme minime di benessere animale.
Il numero esorbitante di animali
confinati in spazi sempre più ristretti
e sempre più vicino ai centri abitati
è un problema che non può più essere ignorato
mettere per sempre fine a questa pratica
è l'unica strada che possiamo percorrere
se vogliamo migliorare la situazione attuale
Nonostante le buone intenzioni
e nonostante le parole spese da governi
e istituzioni internazionali su questo tema
anche in questi giorni
c'è ancora troppa strada da fare.
L’industria che sfrutta gli animali
continua a pesare non solo su di loro
ma anche sull’ambiente
come indicato dalle ricerche
e dai dati della FAO.
Come Animal Equality
continueremo a documentare i maltrattamenti
e le crudeltà che accadono
ogni giorno
all'interno dei macelli
E degli allevamenti d'Italia
e in tutto il mondo
ma continueremo anche a raccontare
come le nostre scelte alimentari
e questi settori economici
abbiano bisogno di un cambiamento
urgente
e fondamentale
per il futuro del nostro pianeta.