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La battaglia di Report è anche la nostra

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Settembre 1, 2026
Matteo Cupi
Vice Presidente Europa e Direttore Esecutivo Italia Animal Equality

C’è un motivo se, quando pensiamo alle immagini che hanno cambiato il modo in cui l’Italia guarda agli allevamenti intensivi e ai macelli, tante volte pensiamo a un’inchiesta di Report. 

Non è l’unica storia che questa redazione ha raccontato (c’è la mafia, ci sono gli sprechi di Stato, gli intrecci tra politica e affari) ma è una delle storie che ci riguarda più da vicino, ed è il risultato dello stesso modo di lavorare: entrare dove nessuno voleva farli entrare, accendere una telecamera dove qualcuno avrebbe preferito restasse spenta e restituire al pubblico quello che davvero succede. Per questo oggi non possiamo stare in silenzio davanti a quello che sta succedendo a Report e alla sua redazione.

Cosa sta succedendo

La Rai ha annunciato che a condurre Report non sarà più Sigfrido Ranucci, ma Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Una decisione arrivata, come ha raccontato Giulia Innocenzi in un’intervista a In Onda su La7, “alle nostre spalle”: la redazione lo ha saputo da un’agenzia di stampa, non da un confronto interno. Giulia è stata chiara: se la Rai non tornerà sui propri passi, la squadra di Report è pronta a dimettersi in blocco, anche a costo della propria sicurezza economica, pur di non permettere che il programma venga svuotato da un “mandato politico” che esclude proprio chi le inchieste le fa.

Sono parole pesanti, pronunciate da chi il prezzo di fare giornalismo d’inchiesta lo ha già pagato più volte. Giulia stessa ha raccontato di aver subito tre interrogazioni parlamentari da partiti di maggioranza. È il tipo di pressione che si esercita su chi scomoda, e la sua risposta è la stessa da anni: continuare a indagare.

Giulia Innocenzi

Perché questa storia ci riguarda da vicino

Con Giulia Innocenzi non condividiamo solo la stima per il suo lavoro: abbiamo lavorato insieme tante volte in questi anni, documentando per esempio il terribile allevamento dei salmoni in Scozia. Per questo so bene cosa significhi per lei (e per tutta la squadra di Report) entrare in un allevamento o in un macello con una telecamera nascosta, rischiare una causa, ricevere minacce, e farlo comunque, perché il pubblico ha il diritto di sapere.

Le inchieste di Report sugli allevamenti e sui macelli sono solo una parte del lavoro di questa redazione, ma per noi sono state decisive: hanno prodotto interrogazioni parlamentari, hanno costretto aziende a rispondere, hanno acceso un dibattito pubblico che altrimenti non ci sarebbe stato. Hanno mostrato cosa si nasconde dietro le porte chiuse degli allevamenti intensivi. Senza quel lavoro, milioni di persone non avrebbero mai visto quello che noi ogni giorno proviamo a raccontare.

Indebolire Report, togliergli chi lo dirige da anni, escludere chi fa le inchieste dalle decisioni sul suo futuro, non è solo un problema interno alla Rai. È un problema che riguarda chiunque abbia a cuore la possibilità che, in questo Paese, esista ancora un giornalismo capace di andare a vedere con i propri occhi, anche quando scomoda il potere.

La nostra solidarietà

Per questo oggi vogliamo dirlo con chiarezza: siamo al fianco di Giulia Innocenzi e di tutta la redazione di Report. Il loro lavoro ha dato voce a chi voce non ne ha, agli animali rinchiusi in allevamenti che nessuno può vedere dall’esterno, e ha permesso a chi voce ce l’ha di scegliere con maggiore consapevolezza. Non è un lavoro che si può sostituire, e non è un lavoro che accettiamo di veder ridimensionato senza dire nulla.

Continueremo a seguire questa storia, e continueremo a essere al fianco di chi, come Giulia, ha scelto di raccontare la verità anche quando costa caro.

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