Abruzzo: fiume contaminato, sequestrato un allevamento di suini

I liquami prodotti in un anno da questo allevamento avrebbero potuto riempire 50 piscine olimpioniche, invece venivano riversati nel territorio circostante senza alcun tipo di autorizzazione per la disposizione dei rifiuti. 20mila metri cubi di rifiuti.

Le indagini per scoprire la fonte dell'inquinamento del fiume abruzzese Aterno hanno condotto al sequestro di un allevamento intensivo che arrivava a contenere 4.500 suini. Molti di questi animali erano destinati alla produzione di salumi per prestigiose etichette del nord Italia, i prodotti di questo stabilimento si trovano quindi nei frigoriferi di milioni di italiani.

Oltre alla gestione illegale ed incontrollata dei liquami, sono stati trovati circa 30 maiali morti all’area aperta, in due fosse comuni senza nessun presidio di protezione sanitaria ed ambientale e senza certificazioni veterinarie a stabilire le cause dei decessi e le istruzioni per lo smaltimento dei corpi.

Si stima che in Italia vengano allevati ogni anno circa 10 milioni di maiali. Una quantità altissima, raggiungibile soltanto con gli allevamenti di tipo intensivo. Sono strutture che basano la propria attività sulla produzione di massa per ottenere quanto più profitto possibile, senza curarsi del benessere degli animali, un aspetto che viene a malapena preso in considerazione quando ha delle conseguenze sulla qualità dei prodotti.

La nostra investigazione sull'industria suinicola italiana ha denunciato realtà altrettanto crudeli:

  • Scrofe inseminate artificialmente all’interno di piccolissime gabbie di gestazione dove saranno costrette a vivere tutta la gravidanza e gran parte della loro vita;
  • Cuccioli abbandonati senza cure, schiacciati o gettati uno sull’altro come spazzatura, spesso all’aperto e per diverse ore;
  • Zone di ingrasso stracolme, riempite all’inverosimile con maiali costretti a vivere tra urine e feci;
  • Malattie e ferite gravi non curate (con prolassi all’ano di estrema gravità).