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Pollo Broiler

Aviaria: in italia già morti milioni di animali e l’epidemia non si arresta


Roma, Ferrara, Verona, Padova, Brescia e Mantova. Sono questi gli epicentri dell’influenza aviaria ad alta patogenicità indicati dal Ministero della Salute a partire da ottobre 2021 che stanno devastando centinaia di allevamenti e portando alla morte milioni di animali, anche sani, che in questi giorni continuano ad essere  costretti alla soppressione. 

I focolai, individuati per la maggior parte in corrispondenza di allevamenti intensivi e di aree considerate ad alto rischio dal Ministero della Salute, sono centinaia e coinvolgono tacchini, polli broiler, galline ovaiole, quaglie e anatre allevate a scopo alimentare. 

In alcuni casi, come quello del padovano, i cluster diffusi nella provincia ormai sono arrivati a quota dieci – un sesto di quelli diffusi nel veronese, la provincia più colpita – mentre la concentrazione di animali costretti alla soppressione pochi giorni fa a causa del virus è tra le più elevate: solo nella provincia di Padova si parla di oltre 960 mila animali uccisi.

Numeri enormi e galoppanti, che mostrano ancora una volta quanto gli allevamenti intensivi e l’alta densità degli animali allevati siano fonte di rischi sanitari, veri e propri serbatoi di virus in grado di mettere a rischio la biosicurezza di tutti e il benessere degli animali coinvolti. 

Come affermato di recente dal direttore del Dipartimento Scienze della Salute al Policlinico Gemelli Walter Ricciardi, interpellato sull’epidemia di aviaria in corso, il rischio di salto di specie esiste e si è già verificato, rendendo il virus un pericolo anche per gli esseri umani.

Secondo quanto riportato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), sebbene il virus si concentri prevalentemente all’interno degli allevamenti di Veneto e Lombardia, sono state confermate diverse positività per questo tipo di virus anche in volatili selvatici in altre regioni. Non ultimo, il caso di un cigno contagiato a Villa Pamphilj, a Roma, chiusa al pubblico per contenere la diffusione dell’influenza che si sta già diffondendo tra le anatre del parco.

Secondo la nota diffusa in questi giorni dal direttore della Prevenzione presso il Ministero della Salute Giovanni Rezza:

“Nel 2021, si sta assistendo ad un’epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai), sostenuta da virus influenzale sottotipo H5N1, partita dalla Russia nel mese di luglio e poi dilagata in diversi Paesi quali Ucraina, Polonia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Croazia, Bulgaria, Ungheria Slovacchia, Danimarca, Finlandia, Belgio, Olanda” e infine Italia.

L’epidemia, quindi, corre veloce non solo nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale. Intanto gli animali, vittime di stress, paura e degli effetti dell’influenza che li colpisce, soffrono in modo atroce. I sintomi influenzali comprendono infatti febbre, depressione, inappetenza, gonfiori su tutto il corpo e riduzione dell’assunzione dell’acqua da parte degli animali ammalati, che hanno una probabilità di morte vicina al 100%.

Il problema alla base, tuttavia, è quello che Animal Equality denuncia costantemente: ci sono troppi allevamenti intensivi con un numero eccessivo di animali concentrati al loro interno in condizioni di vita e di salute pessime, un sistema non più sostenibile che lede al benessere degli animali e dell’ecosistema. 

È fondamentale pertanto diminuire la densità degli allevamenti e il numero degli animali allevati a scopo alimentare, abbandonando il sistema intensivo e mettendo fine a uno sfruttamento ingiusto e pericoloso per tutti. Se vuoi sapere come vivono animali come i polli negli allevamenti italiani guarda la nostra inchiesta.


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