Crolla un allevamento, muoiono 80 maiali


Più volte abbiamo mostrato grazie al lavoro dei nostri investigatori come queste strutture siano pericolose e fatiscenti e versino in condizioni terribili.

Siamo a Calvisano, provincia di Brescia, nel cuore di quella zona dove si concentrano il maggior numero di allevamenti intensivi di maiali, ed è qui che un capannone per l’allevamento dei maiali è improvvisamente collassato su se stesso. La struttura ospitava 900 animali, di questi 80 hanno perso la vita.

Si tratta di 80 esseri senzienti, individui di certo già destinati ad una fine terribile, ma che non meritavano di vivere confinati e di morire in questo modo. Sui media si parla di “incidente” ma quando si lasciano le strutture versare in condizioni pietose per anni, senza badare al fatto che al suo interno vivano degli animali, come si può parlare di incidenti?

Incuria, sporcizia e sofferenza: l’allevamento di maiali nel nord Italia

Più volte i nostri investigatori sono entrati all’interno degli allevamenti intensivi di maiali del nord Italia, alcuni dei quali non troppo distanti dall’allevamento di Calvisano dove alcune notti fa una struttura è crollata uccidendo ben 80 maiali.

Attraverso le nostre immagini in questi allevamenti abbiamo sempre raccontato come, oltre alla sofferenza degli animali, fossero sconcertanti le condizioni in cui versavano i capannoni.

Guarda la nostra inchiesta in un allevamento di maiali col TG2

In queste immagini si vede come l’allevamento sia infestato da topi e scarafaggi; la sporcizia accumulata sui muri e sul pavimento è talmente diffusa  che i maiali stessi sono costretti a vivere  in mezzo a feci e urine. Il tetto, le pareti, tutto è ricoperto da sporcizia, ruggine, e versa in uno stato di manutenzione del tutto inesistente.

Si potrebbe quasi paragonare il modo in cui gli allevatori trattano i capannoni dei propri allevamenti a quello con cui trattano gli animali che ci vivono: lo stesso livello di incuria e disinteresse. Uno sguardo rivolto solo verso il guadagno e mai a quegli individui che all’interno di queste strutture sono costretti a passare la loro breve e misera vita. 

“Ogni volta che sono entrata in un allevamento ho sempre avuto la sensazione che il soffitto potesse crollarmi addosso da un momento all’altro, che tutto potesse cadere in pezzi e disfarsi. Abbiamo più volte registrato e denunciato queste condizioni e il crollo del capannone non è altro che una conferma della pericolosità di questi luoghi”

Investigatrice di Animal Equality 

Non si tratta dunque di un caso isolato, la totale mancanza di cura delle strutture e dei capannoni mette a rischio prima di tutto la vita degli animali che in questi luoghi sono costretti a vivere, ma rappresenta anche un rischio per la salute delle persone e dei consumatori, visto lo stato di sporcizia e le infestazioni che abbiamo spesso riscontrato.

Nell’ “incidente” di Calvisano a pagare il prezzo più alto sono stati i maiali. Nonostante il dolore per la morte ingiusta e crudele di questi animali, non possiamo che ricordare che anche se fossero sopravvissuti i maiali avrebbero patito estreme sofferenze, prima di essere condotti al macello.

Guarda come vivono i maiali allevati per la loro carne nel nord Italia

Negli allevamenti intensivi, ai maiali non viene data alcuna possibilità di utilizzare la propria intelligenza ed esprimere i loro comportamenti naturali: passano tutta la loro vita confinati in capannoni sporchi e bui, chiusi all’interno di recinti sovraffollati, privati di ogni stimolo, senza poter mai vedere la luce del sole.

Le scrofe vengono ingravidate artificialmente per tutta la vita, sono costrette a partorire all’interno di minuscole gabbie di metallo, così piccole da non consentire loro neppure di girarsi, e tantomeno di prendersi cura dei propri maialini. La loro sofferenza è estrema, sia fisica che mentale.

Mostrare la verità per cambiare il futuro

Negli anni gli investigatori di Animal Equality hanno realizzato inchieste in più di 700 strutture tra macelli e allevamenti in tutto il mondo, ed ogni volta hanno trovato condizioni critiche per gli animali, ma anche condizioni igieniche inaccettabili, un impatto devastante sull’ambiente, deforestazione e pratiche di trattamento dei liquami illegali e pericolose. 

Portare alla luce la verità che l’industria vuole nascondere è il primo passo per stimolare la  consapevolezza su temi delicati come questi.  

Le investigazioni sono la prima arma che abbiamo a disposizione per contrastare questo sistema terribile ed ingiusto: solo raccogliendo nuove immagini che mostrano la realtà possiamo continuare a portare alla luce ciò che si nasconde dietro alle porte chiuse di allevamenti e macelli, perché senza il lavoro degli investigatori l’unica voce in campo sarebbe quella dell’industria e delle sue discutibili e ingannevoli pubblicità. 

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