Dai maiali agli umani, trovati batteri resistenti all’ultimo tipo di antibiotico

Secondo il dott. David Brown, direttore della ricerca britannica in quest’ambito, la scienza ha soltanto il 50% delle possibilità di preservare l’efficacia degli antibiotici dopo la scoperta del gene che rende i batteri resistenti alla colistina, l’ultima tipologia di antibiotico.

La resistenza alla colistina – scoperta dapprima nei maiali e poi anche tra gli umani in Inghilterra e Galles – è considerata un importante campanello di allarme per la curabilità delle infezioni. Nonostante la ricerca e gli ampi investimenti, riferisce il dott. Brown, i tentativi di trovare nuovi antibiotici stanno clamorosamente fallendo: “Dovevamo iniziare questa ricerca 10 anni fa e allo stato attuale non abbiamo nemmeno un sistema di monitoraggio globale. […] Abbiamo il 50% delle possibilità di conservare l’efficacia degli antibiotici che già conosciamo, ma dobbiamo impedire che gli allevamenti rovinino tutto ancora una volta”.

Si pensa che la resistenza alla colistina sia dovuta all’uso massiccio che ne viene fatto negli allevamenti intensivi, specialmente per far crescere la massa degli animali. Alla fine di quest’anno la domanda mondiale di colistina da parte del settore dell’allevamento doveva raggiungere le quasi 12.000 tonnellate, destinate a diventare 16.500 tonnellate all’anno nel 2021.

Nel Regno Unito, quasi la metà di tutti gli antibiotici viene usata nel settore dell'allevamento, nonostante il loro utilizzo per far aumentare la stazza degli animali sia vietato nell’Unione Europea dal 2006. Un altro fattore aggravante sembra essere l’eccessiva prescrizione di antibiotici da parte dei medici.

Il dott. Brown ritiene che i regolamenti europei, per quanto necessari, non siano sufficienti a fronteggiare questo problema. La questione va affrontata anche dal punto di vista del mercato e dell’opinione pubblica: “Soltanto quando il pubblico capirà che la carne può contenere batteri resistenti agli antibiotici potremo finalmente fare progressi. È necessario fare informazione su questa minaccia”.