Ecco perché bisogna aumentare le tasse sulla carne rossa

Ormai da anni molti governi in tutto il mondo hanno deciso di incrementare le tasse su prodotti che hanno un impatto negativo sulla salute, come zucchero e tabacco, e le ragioni sono forti e urgenti. Ma c’è una tassa ulteriore che non è stata ancora implementata del tutto, ed è quella sulla carne rossa.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Plos One, l’introduzione di una tassa sulla carne salverebbe molte vite umane e porterebbe anche a un risparmio di miliardi di dollari sulle spese mediche pubbliche.

Già nel 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che da quel momento avrebbe cominciato a classificare le carni lavorate come cancerogene – alla stregua di tabacco, alcol, arsenico e amianto – e le carni rosse non lavorate come probabilmente cancerogene. Tuttavia, i consumi di carne rossa nei paesi occidentali continuano ad essere superiori ai livelli consigliati, giocando anche un ruolo in malattie cardiovascolari e diabete.

È per tutti questi motivi che l’applicazione di una tassa sulla carne sarà inevitabile e probabilmente verrà adottata a livello internazionale entro cinque-dieci anni. L’idea alla base di questa scelta, ovviamente, riguarda anche il fatto che l’industria del bestiame è responsabile del 15% dei gas serra emessi in tutto il mondo, per non parlare dell’impatto su deforestazione, siccità e antibioticoresistenza.

UN IMPATTO TERRIBILE SU ANIMALI, AMBIENTE, ECONOMIA E SALUTE

Questo recente studio ha fatto un passo ulteriore e ha rilevato come una tassa del 20% sulle carni rosse non trasformate e una tassa del 110% sui prodotti trasformati ridurrebbe le morti annuali di 220.000 unità e raccoglierebbe 170.000 milioni di dollari a livello mondiale.  

Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi porterebbe una riduzione del consumo di carne a due porzioni settimanali – una bella differenza rispetto alla porzione giornaliera che le persone assumono nei paesi con maggiore potere d’acquisto – e consentirebbe un risparmio di 41.000 milioni di dollari in assistenza medica.

Marco Springmann, ricercatore del programma Oxford Martin sul futuro dell’alimentazione dell’Università di Oxford e autore dello studio, ha dichiarato: «nessuno vuole che i governi dicano alle persone quello che possono e non possono mangiare, ma i costi sanitari sostenuti a causa del consumo di carne rossa al momento vengono pagati da tutti i contribuenti. Va benissimo se si vuole consumare carne rossa, ma questa decisione sul consumo personale implica davvero dei problemi enormi nei fondi pubblici. Si tratta di essere onesti».

In un altro studio pubblicato un mese fa, Springmann ha affermato che l’adozione di diete a base vegetale non solo contribuirebbe a ridurre le emissioni di gas serra di oltre la metà, ma avrebbe effetti positivi anche su altre forme di impatto ambientale, come quello causato dall’uso di fertilizzanti e dal consumo dei terreni agricoli e dell’acqua dolce.

A tutto questo si aggiunge inoltre il richiamo del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) delle Nazioni Unite, composto da scienziati leader mondiali in questo ambito, che ha evidenziato come ci rimangono solo 12 anni per bloccare l’aumento delle temperature a livello globale. Basterebbe infatti che si superasse il tetto di 1.5°C per avere effetti devastanti sul nostro ecosistema.  

Le tasse proposte dallo studio di Marco Springmann consentirebbero una riduzione del 16% del consumo di carne lavorata in tutto il mondo, che a sua volta porterebbe a una riduzione delle emissioni di gas serra di 110 milioni di tonnellate all’anno.

È evidente quindi come le nostre scelte alimentari abbiano un impatto economico, sanitario e ambientale che va ben oltre le abitudini dei singoli.

Springmann inoltre ha ricordato che questo rischio è presente ogni giorno nella nostra vita: «è già noto che se non facciamo qualcosa per fermare le emissioni generate dalle industrie alimentari, non avremo alcuna possibilità di limitare il riscaldamento globale sotto i 2ºC». E aggiunge: «ma se i consumatori si rendono conto di tutto questo e devono per forza pagare il 40% in più per la carne, allora questo sì che può avere un impatto concreto e portare a una riduzione dei consumi».

Ovviamente la scelta migliore è sempre quella di non consumare alcun tipo di carne e derivati animali, ma per chi non è ancora pronto a scegliere la strada della compassione, questi elementi non possono non essere presi in considerazione.

È ora di dire basta, i motivi per scegliere una dieta a base vegetale sono fin troppi e troppo buoni.