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Incendi in Sardegna: tra le fiamme stanno morendo anche migliaia di animali


Nelle ultime ore oltre 20mila ettari di boschi, oliveti e campi coltivati sono stati ridotti in cenere in Sardegna nella zona dell’Oristanese. Oltre al dramma ambientale e sociale si aggiunge anche quello degli animali: non si conoscono i numeri, ma stanno arrivando tantissime immagini di animali bruciati vivi o morti soffocati per il fumo inalato.

Le fiamme degli incendi, infatti, hanno raggiunto anche diversi pascoli, recinzioni, allevamenti condannando a morte gli animali che vi erano costretti. 

I Vigili del fuoco impegnati su tutti i fronti per fronteggiare questa emergenza hanno cercato anche di salvare gli animali, ma quando i principali focolai si sono estinti erano rimaste piante da frutto e viti ridotti a bastoncini e animali bruciati vivi intrappolati nei recinti o nelle stalle, mucche allo sbando.

25 luglio 2021. ANSA/FABRIZIO FOIS

Incendi: una catastrofe ambientale accelerate dal cambiamento climatico

Gli incendi che stanno devastando in queste ore la Sardegna sono di origine dolosa, ma questi episodi potrebbero diventare sempre più frequenti con il passare del tempo. Gli incendi – così come gli altri fenomeni climatici più violenti – tenderanno a diventare sempre più frequenti a causa dell’aumento delle temperature causate dal riscaldamento globale. 

Nel contesto globale una delle principali cause del cambiamento climatico sono proprio gli allevamenti, che contribuiscono per oltre il 15% alle emissioni totali di gas serra globali, secondo i dati della FAO. Si tratta di una percentuale importante, equivalente a quella dell’intero sistema dei trasporti a livello globale. 

E non è solo il diossido di carbonio il problema: il settore dell’allevamento è causa di emissione di gas quali il metano e il protossido d’azoto, che vengono liberati nell’atmosfera da fonti diverse. Gli allevamenti producono rispettivamente il 37% e il 65% del metano e del protossido di azoto mondiali. Il sistema degli allevamenti intensivi sprigiona quindi tutta una gamma di agenti inquinanti che danneggiano al tempo stesso le persone, gli animali, le piante e l’acqua e contribuiscono in modo sostanziale al cambiamento climatico che causa ormai da anni episodi drammatici. 

Cosa possiamo fare? 

Continuare a basare la produzione di cibo a livello globale sull’allevamento significa ignorare l’impatto che questo sistema sta avendo su tutto il nostro pianeta; secondo il Gruppo intergovernativo ONU sui cambiamenti climatici (IPCC) – la massima autorità internazionale sui cambiamenti climatici – il modo più efficace per contrastare questo fenomeno è scegliere una dieta a base vegetale. E anche le Nazioni Unite hanno affermato che il consumo di prodotti animali deve diminuire fino al 90% per evitare gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici

Cambiare la nostra dieta è di gran lunga il modo più semplice, più veloce e più efficace per contrastare i cambiamenti climatici: non richiede iniziative governative, o impegni delle aziende e nuove regolamentazione, implica solo la scelta, 3 volte al giorno, di lasciare fuori dal nostro piatto i prodotti di origine animale!


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