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Intervista investigatori Animal Equality

Gli investigatori di Animal Equality si raccontano: intervista a Camilla e Marco


Le investigazioni sotto copertura sono uno dei pilastri del nostro lavoro.

Grazie alle immagini che riusciamo a raccogliere abbiamo avuto la possibilità di ottenere grandi cambiamenti per gli animali.

Nel 2012 abbiamo pubblicato la prima inchiesta italiana svelando la mattanza dei tonni di Carloforte.

Nel 2017 siamo stati la prima organizzazione in Italia a mostrare con un’inchiesta cosa accadeva all’interno di un macello.

Nel corso degli anni abbiamo investigato oltre 817 allevamenti e macelli in tutto il mondo.

Le nostre investigazioni raggiungono milioni di persone e portano a galla verità preoccupanti capaci di smuovere la coscienza di chi le guarda.

Alcune le abbiamo portate avanti insieme a grandi media, come LA7 o la redazione del Tg2.

Su questa pagina ti abbiamo raccontato più in profondità il nostro lavoro di investigazione e alcune delle inchieste più importanti pubblicate finora.

In questo articolo vorremmo concentrarci su un aspetto diverso di questo lavoro, cioè su chi lo rende possibile.

Vorremmo portarti con noi alla scoperta di due delle straordinarie persone che si mettono al servizio degli animali con un lavoro fondamentale quanto difficile.

Ti faremo leggere l’intervista a una nostra investigatrice (Camilla) e a un nostro investigatore (Marco).

Come forse avrai intuito, vista la delicatezza del loro lavoro, quelli non sono i loro veri nomi, ma le esperienze che ci hanno raccontato sono assolutamente vere e molto potenti.

Se sei una delle tante persone che vogliono sapere di più sul loro lavoro, in questa intervista scoprirai cosa gli dà la motivazione, le loro paure, i loro sogni e alcune delle esperienze più forti e toccanti che hanno vissuto.

Senza dilungarsi oltre, passiamo la parola a Camilla e Marco.

La vita di chi investiga in macelli e allevamenti intensivi: Camilla e Marco si raccontano

Investigatrice Animal Equality con maialino

1️ – Che cosa ti ha spinto a fare questo lavoro?

Camilla:

Ho scoperto la violenza che gli animali subiscono negli allevamenti e nei macelli grazie alle immagini raccolte da chi prima di me ha fatto questo mestiere.

Credo di aver accettato il ruolo di investigatrice in primis per senso di responsabilità: le realtà che portiamo all’attenzione del pubblico sono dolorose nonché scomode per l’industria e, proprio per questo motivo, è importante che i consumatori ne siano messi a conoscenza.

Non possiamo permettere che la vita degli animali coinvolti nel processo produttivo alimentare sia dimenticata e non possiamo lasciare che le campagne pubblicitarie ritraggano un mondo ben lontano dalla verità.

Ed è anche per questo che ho smesso di consumare alimenti che derivano da questo sfruttamento e che generano sofferenza, preferendo cibi 100% vegetali.

Marco:

Onestamente, ai miei occhi non si tratta di un lavoro.

Ho sempre provato curiosità ed empatia nei confronti degli animali, ed è questo che mi ha portato a impegnarmi affinché fossero rispettati, in ogni ambito.

La scelta di dedicare gran parte del mio tempo all’attività investigativa è stata dettata da un senso civico e morale: in un mondo in cui molti animali non possono difendersi dalla sofferenza, questa è semplicemente la cosa giusta da fare. Per loro.

Vitello investigazione Animal Equality

2️ – Hai paura di sbagliare qualcosa o che qualcosa vada storto?

Camilla: 

Certo che sì!

In alcuni momenti la consapevolezza dei rischi che corriamo ci porta a temere per il peggio.

Nonostante questo, siamo anche consapevoli di essere nel giusto e questo ci permette di mantenere sempre la calma, valutando come gestire al meglio ogni situazione. 

Marco:

Non sempre le situazioni in cui ci ritroviamo ci permettono di tutelare la nostra sicurezza, e le dinamiche che gestiamo sono spesso imprevedibili.

Ho sempre paura di lasciare un’impronta o una porta socchiusa, oppure di ritrovarmi davanti a chi vede il nostro lavoro come una minaccia.

Siamo consapevoli di creare problemi a chi da questo tipo di industria trae il proprio profitto, ma la paura delle conseguenze legali nonché della nostra incolumità fisica passa ogni volta in secondo piano.

È la consapevolezza che questa sia la cosa giusta da fare, a farci superare le nostre paure.

Investigazione Matteo Cupi e TG 2 Animal Equality

3️ – Qual è la cosa più scioccante che hai visto in questi anni?

Camilla: 

Durante l’investigazione in collaborazione con il giornalista del Tg2 Piergiorgio Giacovazzo, è stato straziante dover assistere a tanta sofferenza senza poter far nulla.

Sono rimaste nella mia mente le urla degli animali all’interno di quell’allevamento, i suoni metallici delle sbarre delle gabbie, il pianto dei maialini schiacciati dai compagni o dalle madri perché impossibilitate a muoversi e il rumore delle piccole ventole per l’areazione.

Abbiamo camminato sopra grate metalliche al di sotto delle quali c’era di tutto: liquami, residui di placenta, code tagliate e i testicoli recisi ai piccoli.

Abbiamo trovato porzioni di teste, arti, corpi in putrefazione e altri addirittura mummificati… e ti risparmio il resto.

Questi animali non vivrebbero mai in simili condizioni se lasciati liberi.

Tutte queste immagini, suoni e odori mi hanno talmente scioccato che per settimane, dopo le indagini, mi svegliavo di notte, in preda agli incubi.

Marco:

Ricordo un pulcino in un allevamento intensivo, che lentamente si è diretto verso la mia mano per adagiarsi sul mio palmo e cercare un po’ di conforto e calore.

La cosa più scioccante è l’impossibilità da parte mia di proteggere queste vite da una catena produttiva che non guarda in faccia nessuno, meno che mai loro. 

5️ – Dove non vorresti mai tornare?

Camilla: 

Ci sono tanti luoghi che mi hanno fatto soffrire, ma sicuramente non vorrei tornare a contatto con le scrofe in gabbia che abbiamo incontrato in un recente progetto in collaborazione con un giornalista del Tg2.

È stato agghiacciante osservare le madri incinte, con le pance costrette dalle sbarre fredde e metalliche. Sono limitate nei movimenti, non hanno la  possibilità nemmeno di voltarsi e rimangono nella stessa posizione per anni, a cicli regolari divisi tra inseminazione e parto.

I piccoli non hanno la possibilità di avere il minimo contatto con le loro madri e vengono ammassati, senza stimoli e senza mai vedere la luce del sole.

La maternità negli allevamenti è terribile, è come essere in un ospedale degli orrori.

Marco:

Non vorrei mai tornare in un’azienda casearia investigata nell’inverno di qualche anno fa.

C’erano cumuli di letame su tutto il perimetro delle recinzioni.

Ricordo le impronte profonde lasciate dalle mucche ad ogni loro passo, la difficoltà di spostarsi o di mantenersi all’asciutto.

Poi, davanti alle recinzioni, c’erano delle piccole gabbie e all’interno di ognuna dei vitellini nati da meno di una settimana.

Erano molto esili e avevano gli occhi spenti… come unico contatto materno potevano soltanto bere latte artificiale da un biberon.

Ricordo lo sguardo fisso di alcune delle mucche verso quelle gabbie, dove erano rinchiusi i loro cuccioli, e ricordo di aver pianto.

Investigatrice Animal Equality

6️ – Qual è il tuo sogno?

Camilla: 

Vorrei che le persone iniziassero a vivere secondo valori come la non violenza, il rispetto, l’ascolto, l’accettazione del diverso e la non prevaricazione sul più debole.

Credo che ciò che può salvarci da guerre, conflitti e violenza, in ogni sua forma e verso qualsiasi individuo, è proprio l’empatia.

Spero in un futuro in cui l’empatia muova le scelte di ognuno verso la compassione e la comprensione, anche verso quegli animali che a oggi consideriamo solo come cibo. 

Marco:

Desidero un mondo in cui la violenza sia condannata in tutte le sue forme, un mondo in cui uccidere sia considerato reato, non solo nei confronti di una vita umana, ma di qualunque forma di vita.

Investigazione allevamento intensivo maiali Animal Equality

7️ – C’è qualcosa che vorresti dire a chi ci sostiene?

Camilla: 

Grazie!

Perché anche se non mi capita spesso di fermarmi a leggere i commenti e le e-mail di sostegno che riceviamo, so che in molti credono in ciò che giorno per giorno cerchiamo di portare avanti.

Ci sono giorni più difficili di altri, non lo nego, ma è davvero la parola di conforto detta da un proprio collega o da un sostenitore, che motiva a continuare e insistere nonostante le difficoltà!

Marco:

Durante le indagini capita di sentirsi soli, esposti, stanchi e vulnerabili. Ma ogni piccolo passo ci porta sempre più vicini all’obiettivo.

Vorrei quindi spronare chiunque creda in un mondo più etico a continuare a camminare, con noi, verso un futuro in cui tutto ciò che viene inflitto oggi agli animali sia solo un ricordo.

Come puoi aiutare i nostri investigatori?

Come avrai capito il lavoro degli investigatori è molto difficile e impegnativo, ma è un lavoro assolutamente fondamentale e che dobbiamo portare avanti.

Se vuoi sostenere Camilla, Marco e tutto il nostro lavoro investigativo, puoi farlo con una donazione singola o mensile cliccando sul tasto qui sotto:

E se vuoi fare in modo che il sogno di Camilla e Marco si avvicini sempre di più al diventare reale, la mossa più importante che puoi fare è iniziare a consumare solo cibi vegetali che non richiedono lo sfruttamento e la sofferenza di nessun animale.

Se non lo sai abbiamo creato LoveVeg, un progetto per aiutare con preziosi consigli e deliziose ricette proprio chi quella mossa ha deciso di farla.

Cliccando qui sotto puoi visitare il sito e iniziare subito a sperimentare:

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Passare ad un’alimentazione 100% vegetale è facile se sai come farlo!

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