La carne di pollo che diventa verde, che cos’è la green meat?

Un disgustoso fenomeno che sempre più clienti riscontrano nella carne di pollo

In Australia, a Melbourne, una donna ha acquistato alcuni petti di pollo in un supermercato per poi scoprire che una parte di uno dei petti aveva assunto una disgustosa tonalità di verde.

La donna ha denunciato l’accaduto postando foto del petto “verde” sui social e dichiarando che non avrebbe acquistato più carne dal supermercato dove la aveva da poco comprata.

Questa la foto del petto di pollo verde postata sui social:

Il supermercato ha subito resa pubblica la sua posizione, dichiarando che la carne di pollo, a dispetto della sua colorazione, è sicura da mangiare. In realtà quello che affermano i portavoce del supermercato è vero, e non solo in Australia, ma in tutto il mondo. Ma è proprio questo il problema, vediamolo nel dettaglio.

Perché la carne di pollo diventa verde? 

La colorazione verde della carne è causata da una miopatia del muscolo pettorale profondo, che colpisce sempre più spesso i polli detti “ a rapido accrescimento”. In pratica questo significa che la circolazione sanguigna dei polli non funziona come dovrebbe a causa della crescita smisurata, che porta a un ristagno di sangue e quindi alla colorazione verde. Dopo aver analizzato il fenomeno, i ricercatori hanno appurato che la carne, dopo una adeguata pulizia, è sicura per il consumo umano.

Gli unici a soffrire veramente per questa condizione, sono proprio i polli: i polli sono gli animali terrestri più sfruttati del pianeta, solo in Italia sono oltre 500 milioni gli esemplari che vengono macellati dopo settimane di sofferenze negli allevamenti. 

La razza più utilizzata per l’allevamento a livello globale è la razza Broiler, questi animali sono stati selezionati geneticamente negli anni per crescere molto e molto rapidamente: oggi un pollo può raggiungere il peso di macellazione – tra i 3 e i 4 kg – dopo circa 50 giorni di vita. Per darvi una proporzione che renda l’idea, è come se un bambino di 2 mesi pesasse 300kg: questa è la crescita dei polli negli allevamenti intensivi.

Le ripercussioni di questa crescita smisurata sono visibili sui polli stessi: questi animali sono imprigionati nel loro stesso corpo, la crescita troppo rapida non permette ai muscoli di svilupparsi adeguatamente e i polli spesso sono costretti all’immobilità, le loro zampe non sopportano il peso del loro stesso corpo, si rompono o si deformano… nemmeno gli organi interni riescono a sopportare questa crescita esagerata e i polli spesso soffrono di problemi respiratori o insufficienze cardiache. Seppur breve, la vita di questi polli è dolorosa e terribile.

Se vedere quanta sofferenza l’industria alimentare causa ai polli allevati per la loro carne non è sufficiente per capire l’urgenza di porre fine a questo sistema, potrà forse far riflettere vedere quali ripercussioni ha sul “prodotto” stesso.

La Green Meat, la colorazione verde della carne di pollo è solo uno dei problemi che riguardano la carne di pollo emersi negli ultimi anni, in un articolo presentato a marzo 2019 ai Poultry Research Days, cinque ricercatori del National Institute for Agricultural Research (INRA) hanno descritto un “legame” tra “nuove pratiche” volte ad “appesantire i polli in rapida crescita” e la comparsa, “negli ultimi dieci anni”, di “numerosi difetti” che colpiscono principalmente i filetti di pollo. 

Sono state elencate quattro anomalie principali: “strisce bianche” sulla carne, “petto di legno”, caratterizzato da “una trama più dura” in alcuni punti, “malattia dell’Oregon (green meat)” e infine “carne di spaghetti”, “le cui fibre muscolari si dissociano l’una dall’altra”.

Come già anticipato questi difetti non presentano una vera e propria “minaccia” alla salute del consumatore, ma sono sicuramente sintomo visibile a occhio nudo sulla carne stessa della sofferenza a cui gli animali allevati vengono sottoposti e della totale noncuranza dell’industria alimentare verso ciò che arriva al consumatore.

L’incubo dei polli a crescita rapida in Italia

Il problema non è relativo solo all’Australia o agli Stati Uniti, perché il modello di allevamento intensivo dei polli è ormai da anni ampiamente adottato in tutta Europa, compresa l’Italia. In Italia, infatti, oltre il 95% dei polli allevati per la loro carne si trova in allevamenti di tipo intensivo ed è prevalentemente di razza Broiler

A causa della selezione genetica a cui sono stati sottoposti negli anni questi animali crescono ad un ritmo esagerato, confinati in capannoni sovraffollati, con circa 18 polli per ogni metro quadro. Abbiamo documentato tutto questo con le nostre telecamere, guarda come vivono i polli allevati per la loro carne in Italia:

Cosa si può fare per mettere fine alla sofferenza dei miliardi di polli allevati nel mondo per la loro carne?

Ognuno di noi può fare la scelta più facile ed immediata: quella di lasciare la sofferenza di questi animali fuori dal proprio piatto. Adottare una dieta 100% a base vegetale, infatti, è la scelta più efficace per aiutare gli animali sfruttati dall’industria alimentare.

Se vuoi sapere come sostituire la carne di pollo dalla tua dieta visita Love Veg, il sito di Animal Equality dedicato all’alimentazione 100% a base vegetale.