
L'industria della carne è responsabile ogni anno della morte di circa 70 miliardi di animali. In questo numero drammaticamente enorme non vengono calcolati i pesci ed i crostacei. Nove allevamenti su dieci sono di tipo intensivo. Negli Stati Uniti stiamo parlando del 98% degli allevamenti. In Europa invece dell'80%. Il 98% degli animali uccisi nel mondo viene ucciso per cibo, ad un ritmo di 6 milioni di vite spezzate ogni ora.
Tutto quello che mangiamo ha un impatto ambientale. Ma le diete a base di carne sono una delle principali fonti di gas serra. Le attività agricole rappresentano il 24% di tutte le emissioni di gas serra ogni anno. Di queste, l'80% è dovuto direttamente o indirettamente ad attività zootecniche, ossia quelle attività che potremmo tranquillamente chiamare allevamenti. Vuol dire che la maggior parte delle emissioni legate alla nostra alimentazione dipendono dalla nostra personale scelta di rinunciare o meno alla carne.
La frase più pericolosa di tutte è "abbiamo sempre fatto così". Lo sosteneva la matematica Grace Murray Hopper e lo sanno benissimo tutte le persone che si impegnano per lasciare un mondo migliore rispetto a quello che hanno trovato. È un'argomentazione che spesso ci siamo trovati a dover affrontare discutendo delle nostre scelte etiche ed alimentari. Si tende a considerare il consumo di carne come una costante immutabile nella storia dell'essere umano, una costante dal quale non ci si può scostare perché fare altrimenti "non è naturale".