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Amadori si piega: cambia la comunicazione sui polli perché “ingannevole”

Febbraio 8, 2019 Aggiornato: 8 Febbraio 2019

Dopo le inchieste di Animal Equality e le denunce di Enpa, Amadori si “è piegata” e si è impegnata a modificare la comunicazione sugli allevamenti di polli italiani, considerata potenzialmente scorretta nei confronti dei consumatori.

Questa decisione storica è arrivata a seguito del procedimento iniziato a ottobre 2018 di fronte all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (AGCM), e reso possibile dalla denuncia di Enpa integrata grazie alle investigazioni di Animal Equality, che già a ottobre 2017 aveva denunciato pubblicamente le condizioni terribili dei polli allevati negli stabilimenti Amadori.

Ma come si è arrivati a un risultato così importante per i consumatori e per gli animali?

Negli allevamenti di polli il tasso di mortalità è altissimo

CHE COSA È SUCCESSO

Negli ultimi anni le investigazioni di Animal Equality hanno mostrato più volte le reali condizioni dei polli negli allevamenti italiani, smentendo pubblicamente l’immagine che generalmente viene trasmessa da parte dell’industria.

A partire dal 2016, Enpa aveva cominciato a raccogliere testimonianze che andavano in contrasto con quanto dichiarato da Amadori e dell’industria avicola in generale, ma è nel 2018 che è arrivata la svolta più importante.

Con la pubblicazione dell’investigazione Pollo 100% Italiano gli avvocati di Enpa hanno potuto integrare la denuncia con prove schiaccianti e istruire un procedimento presso l’AGCM, che ha sancito la necessità di modificare le comunicazione di Amadori per garantire trasparenza e correttezza nei confronti dei consumatori.

Secondo quanto dichiarato proprio nel bollettino dell’Autorità infatti «la pratica commerciale appariva, prima facie, contraria alla diligenza professionale e potenzialmente idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio in relazione alle caratteristiche dei prodotti del professionista».

L’azienda, come previsto dal Codice del consumo, ha proposto di modificare le informazioni sulla filiera di pollo italiano rivolte al pubblico, informazioni che – come dimostrato invece pubblicamente dalle inchieste di Animal Equality e dalle denunce di Enpa – erano potenzialmente idonee a trarre in inganno il consumatore.

È in virtù di questo lavoro di Animal Equality, Enpa e dell’avvocato Manuela Giacomini che la Società Cooperativa Gesco – azienda del Gruppo Amadori che si occupa della produzione e commercializzazione di carni avicole e suine – ha presentato una proposta di impegni per rettificare le informazioni divulgate sul sito web e sulle brochure.

Animal Equality ha realizzato numerose investigazioni negli allevamenti di polli

È ORA DI DIRE BASTA ALLA PUBBLICITÀ INGANNEVOLE

I casi di potenziale pubblicità ingannevole da parte dell’industria si sprecano.

Uno degli aspetti più problematici della comunicazione sull’industria agroalimentare è proprio il fatto che spesso vengono diffuse campagne e informazioni che contrastano con la realtà che viene mostrata dalle organizzazioni quando entrano in allevamenti e macelli.

Quante volte abbiamo visto immagini di “mucche felici”? Quante volte foto di galline che corrono nei prati o maialini rosa che sembrano quasi sorridere?

Ma questa non è la realtà, ed è giusto che i consumatori ne siano consapevoli.

Questa vittoria per i diritti dei consumatori e degli animali arriva in un momento cruciale: i consumi di prodotti vegetali sono in aumento, le investigazioni sono sempre più diffuse e la comunicazione da parte dell’industria si fa sempre più aggressiva.

Tutelare quindi la verità fattuale di ciò che viene raccontato al pubblico diventa sempre più importante.

Solo nel 2018 Animal Equality ha presentato più di 10 investigazioni in Italia che mostrano un quadro molto diverso da quello dipinto dall’industria, ma non ci fermeremo qui.

È ora di dire basta una volta per tutte.

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