Green Deal europeo: più spazio alla protezione animale, ma c’è ancora tanto, troppo da fare

Le strategie adottate all’interno del Green Deal europeo contengono segnali positivi di apertura da parte della Commissione ad agire in protezione degli animali. Ma queste strategie produrranno davvero i cambiamenti concreti di cui gli animali hanno bisogno?

Poco più di una settimana fa, Animal Equality si è unita a una campagna europea di grande importanza indetta da Eurogroup for Animals, il gruppo di pressione politica di cui siamo membri attivi. La prima azione significativa che abbiamo intrapreso è stata quella di inviare una lettera aperta alla Commissione europea e ai Governi nazionali in cui chiediamo ai rappresentanti dei cittadini di integrare alcune raccomandazioni specifiche in materia di benessere degli animali all’interno del Green Deal europeo, documento politico di fondamentale importanza che fornisce la tabella di marcia per il prossimo mandato e per molti anni a venire in materia di sostenibilità economica. 

I temi delle lettera alle istituzioni erano sostanzialmente due: un bando definitivo del commercio di animali esotici e l’abbandono di forme intensive di allevamento all’interno dell’Unione europea, provvedimenti che riteniamo fondamentali per proteggere nel lungo termine la salute delle persone, la biodiversità e gli animali. 

Con la presentazione dei testi definitivi, avvenuta ieri, in data 20 maggio, sembra che la Commissione abbia effettivamente preso a cuore alcune delle istanze da noi sollevate. La Strategia sulla biodiversità fino al 2030 si impegna infatti a mantenere forti le politiche ambientali esistenti con obiettivi ambiziosi per la conservazione degli habitat e degli uccelli selvatici e per la revisione entro il 2021 del piano d’azione volto a contrastare il commercio illegale di animali selvatici

Tuttavia, per garantire che la strategia sia attuata in modo efficace, crediamo fermamente che la Commissione debba farsi carico di rivedere completamente anche il commercio legale di fauna selvatica, problematico per sua natura e inaccettabile sia per l’impatto negativo che provoca sulla biodiversità globale e sul benessere degli animali, sia per gli enormi rischi che comporta per la salute dei cittadini. Sembra quasi superfluo, ma ci troviamo nuovamente a dover sottolineare come il Covid-19 sia solo l’ultima delle malattie originate dagli animali selvatici che hanno colpito pesantemente gli esseri umani: senza le necessarie misure preventive, la prossima potrebbe essere ancora peggiore. Per questo, continueremo a fare pressione affinché l’Unione europea metta in atto azioni coraggiose e risolutive in tal senso.

Per quanto riguarda invece la strategia Farm to Fork, che affronta il tema degli animali allevati a scopo alimentare, accogliamo favorevolmente decisione della Commissione di mettere nero su bianco la volontà di rivedere e ampliare la legislazione sul benessere degli animali, proponendosi di fornire standard di protezione molto più elevati di quelli attualmente in vigore

Si tratta di un’ottima notizia, in quanto verranno create le condizioni per avanzare nuove leggi in materia di benessere animale, come l’introduzione di norme per la protezione dei pesci allevati in acquacoltura, e per rivedere drasticamente quelle esistenti, punto su cui organizzazioni come Animal Equality stanno facendo pressione da tempo. In particolare:

  • norme sul trasporto;
  • norme sulla macellazione;
  • norme per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne;
  • norme per la protezione dei suini.

La strategia amplia di fatto anche l’opportunità di portare a compimento l’iniziativa dei cittadini europei “End The Cage Age”, con cui Animal Equality, insieme ad altre centinaia di organizzazioni europee e il supporto di oltre un milione di firmatari, chiede che venga abolito per sempre l’uso delle gabbie nei sistemi di allevamento per galline ovaiole, vitelli, scrofe, conigli e quaglie.

Per molti aspetti, tuttavia, anche questa strategia europea non è all’altezza delle aspettative. Mentre nelle bozze precedenti veniva proposta esplicitamente l’interruzione di ogni promozione al consumo di carne, evidentemente la cosa non è stata gradita, al punto che nella sua forma definitiva il testo afferma solamente come la Commissione abbia intenzione di intraprendere un processo di revisione del sostegno promozionale dell’UE ai prodotti animali. 

Ci aspettiamo che questa “revisione” di cui parlano porti all’unica conclusione intellettualmente onesta possibile, ovvero che la carne NON debba essere promossa affatto. È la stessa Commissione ad ammettere come un’alimentazione a base vegetale e la conseguente riduzione dei consumi di carne faccia bene sia alla salute delle persone sia all’ambiente, e ci rammarichiamo che nel documento finale sia stato utilizzato un linguaggio così debole.

Un altro aspetto sotto cui la strategia si dimostra deludente è la mancanza di una riflessione in merito al ruolo degli allevamenti intensivi nella diffusione di malattie zoonotiche potenzialmente pericolose. La nuova tabella di marcia dovrebbe portare ad un profondo cambiamento nel sistema, che includa la graduale ma definitiva eliminazione delle pratiche di allevamento intensivo degli animali, immorali sotto ogni aspetto e insostenibili dal punto di vista sia ambientale che di salute pubblica.

Le strategie messe a punto saranno ora ufficializzate, e il Parlamento europeo adotterà una risoluzione sul contenuto nel corso di quest’anno. Come Animal Equality, il nostro ruolo di pressione politica non finisce certo qui: il prossimo passo è quello di influenzare la risposta del Parlamento europeo in merito alle due strategie, fase in cui orchestreremo una grande mobilitazione popolare attraverso la quale verranno contattati gli eurodeputati. È in questa fase che faremo arrivare più forte che mai la nostra volontà di cambiare concretamente in meglio il futuro degli animali all’interno dell’Unione europea.

Alice Trombetta, Direttore Esecutivo, Animal Equality Italia