Maxi processo di Perugia: nuova udienza contro la macellazione illegale dei cavalli
Maltrattamento degli animali, documenti contraffatti sulla Banca Dati Nazionale Equini e cavalli destinati alla macellazione illegale, ma non solo: presso il Tribunale di Perugia, il processo per accertare le responsabilità dei reati scoperti dai Nas prosegue.
Nella nuova fase processuale avviata il 26 febbraio, Animal Equality si è costituita ancora una volta come parte civile per chiedere giustizia per i cavalli sfruttati e uccisi in clandestinità.

Tutti i reati contestati
Il maxi processo in corso a Perugia vede sotto esame diversi imputati accusati di associazione a delinquere, falso in atto pubblico, commercio di carne pericolosa per la salute e maltrattamento di equini.
In particolare, in base alle indagini dei Nas, i cavalli sono stati sottoposti a trattamenti crudeli e non necessari che hanno compromesso la loro salute. Tra questi, anche lunghi trasporti in condizioni di disagio. L’obiettivo? Farli macellare illegalmente con gravi rischi per la salute umana.

I cavalli mandati al macello dalla rete criminale sotto indagine non erano infatti destinabili al consumo alimentare: erano cioè cavalli non DPA.
Il reato di falso pubblico, in questo caso, riguarda infatti l’alterazione dei registri pubblici della Banca Dati Nazionale Equini, dove la detenzione e i trasferimenti di numerosi cavalli indicati dagli imputati non erano veritieri. Le false informazioni sono servite a destinare illegalmente i cavalli ai macelli, nel tentativo di impedire la ricostruzione degli spostamenti e a far perdere le tracce degli animali macellati.

Gli sviluppi del processo
Nell’ambito del primo filone processuale, a seguito della richiesta di giudizio immediato per alcuni imputati, a giugno si è tenuta l’udienza per il patteggiamento: per quattro di loro la richiesta è stata accolta, mentre per un altro è stata rigettata perché il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto la richiesta di pena troppo bassa.
Un altro imputato ha patteggiato per il reato di delitto di falso in atto pubblico per aver riportatonella Banca Dati Nazionale Equini il trasferimento di numerosi cavalli da due allevamenti da cui in realtà gli animali non erano mai passati. Un complice, infatti, provvedeva a rimuovere dalla banca dati i codici necessari per la registrazione degli equidi in modo da omettere la loro effettiva origine.

Intanto, il 26 febbraio si è aperta una nuova fase del processo, in cui Animal Equality si è costituita nuovamente come parte civile. Glauco Gasperini, avvocato che rappresenta l’organizzazione nel processo, afferma:
La Procura della Repubblica di Perugia ha svolto un lavoro importante incrociando tantissimi dati relativi alla macellazione illegale di tanti cavalli. È stato un lavoro complesso perché, in corso di indagini, si è scoperto che i documenti esaminati spesso erano oggetto di falso, essendoci attestazione di provenienza dei cavalli che erano stati falsificati proprio per nascondere che non erano cavalli idonei alla macellazione. Sono stati quindi violati tanti precetti penali, sia contro la pubblica amministrazione (falso in atti pubblici), sia contro la salute umana (inserimento di carni non destinate al consumo umano) sia contro gli animali (maltrattamento nella fase del trasporto e della macellazione). Proprio per l’estensione dei soggetti coinvolti e la ripetizione delle condotte è stato contestata l’associazione a delinquere. Animal Equality, col mio patrocinio, sta seguendo tutti i diversi procedimenti generati dall’inchiesta. Costituendosi parte civile Animal Equality difende i cavalli uccisi illegalmente, ne protegge altri visto che l’associazione a delinquere è stata smantellata, e si impegna a dar giustizia a queste innocenti creature.
Non smetteremo di batterci per porre fine allo sfruttamento di tutti gli animali uccisi a scopo alimentare. Per questo, stiamo chiedendo al Governo di porre fine alla macellazione di tutti gli equidi riconoscendo loro lo status di animalI d’affezione e migliaia di persone stanno già sostenendo la nostra richiesta.
Mentre la battaglia legale procede, ognuno di noi può contribuire a porre fine alla sofferenza degli animali scegliendo un’alimentazione 100% vegetale.

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