Cavalli abbandonati con il divieto di macellazione? Non proprio
A differenza di quanto sostengono alcuni politici contrari alle proposte di legge per fermare l’uccisione degli equidi, evitare la loro macellazione non equivale a condannare migliaia di animali all’abbandono.
Anzi, con questo divieto gli animali verrebbero tutelati maggiormente e non sarebbero costretti a terminare la loro vita in un macello. Ecco perché.

Gli animali non dovrebbero essere sfruttati e uccisi
Innanzitutto è importante fare una premessa doverosa che sembra sfuggire a chi difende la macellazione dei cavalli: l’ambiente naturale degli equidi, così come di tutti gli animali del pianeta, non è quello degli allevamenti. In questi luoghi gli individui senzienti soffrono, costretti a una vita di sfruttamento.
Attualmente i cavalli che vengono messi al mondo per essere allevati e poi macellati sono migliaia. Fermare la loro macellazione significa anche ridurre il ritmo della loro messa al mondo a scopo di sfruttamento e uccisione per il consumo umano.

I numeri sovrastimati dei cavalli allevati in Italia
Secondo la deputata della Lega Laura Cavandoli, capogruppo in Commissione Agricoltura, la legge sul riconoscimento degli equidi come animali di affezione rischierebbe di alimentare il randagismo dei cavalli, che verrebbero abbandonati dai proprietari che con questo non divieto non potrebbero più macellarli.
In particolare, la deputata dice:
Solo in Italia vengono macellati circa 21.000 cavalli all’anno: senza una filiera economica, questi animali sono destinati all’abbandono. Il rischio reale è di importare il modello delle vacche sacre dell’India: animali svuotati di ogni funzione che finiscono per morire di fame per strada perché diventati un costo insostenibile.

La deputata parla di un “rischio reale”, ma i dati ci dicono il contrario. Dei 21.000 cavalli macellati in Italia, secondo i dati presentati alla Camera dei deputati 8.000 sono importati, non allevati sul territorio nazionale come dice la parlamentare. Si tratta di circa un terzo del totale: se questi non venissero importati, il numero di animali macellati si ridurrebbe in gran parte.
D’altra parte, i suoi colleghi di partito prendono posizione diametralmente opposta, temendo addirittura che questa legge, che prevede anche il divieto di allevamento dei cavalli a scopo alimentare, possa portare questi animali all’estinzione.
Insomma, chi vuole garantire che i cavalli continuino a essere uccisi, per difendere la loro macellazione ha le idee confuse.

Le critiche al divieto ammettono la mancanza di controlli
Non solo, l’On. Cavandoli parla di cavalli che resterebbero “vaganti”. Tuttavia i cavalli destinati alla produzione alimentare (DPA) devono per legge essere registrati tramite microchip.
Paventare il fenomeno dei cavalli vaganti è irreale, proprio perché questi animali, per motivi di controllo e monitoraggio, devono avere il microchip in Italia: affermare che migliaia di cavalli resteranno abbandonati per le strade implica che questi controlli non esistano.

Attraverso le nostre analisi delle banche dati nazionali e internazionali e le attività investigative abbiamo rilevato e denunciato molte irregolarità e lacune nel sistema di monitoraggio all’interno della filiera dell’industria alimentare. Proprio alla luce di queste gravi storture, porre fine alla crudeltà della macellazione è una scelta responsabile e rispettosa di animali e persone.
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