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Il commissario Várhelyi riconosce la necessità di porre fine alle gabbie. Ma dov’è la proposta?

Maggio 15, 2026

Durante l’evento “Gli agricoltori del futuro – Finanziare la transizione verso l’allevamento senza gabbie” al Parlamento europeo, il commissario europeo per la Salute e il Benessere degli animali Olivér Várhelyi ha affermato che l’Europa “può e deve passare all’allevamento senza gabbie”.

Questa dichiarazione esprime una posizione politica rispetto all’orientamento dell’Unione europea in materia di benessere animale. Tuttavia, questo riconoscimento non è stato accompagnato da un’azione legislativa concreta.

© Aitor Garmendia

Nello stesso intervento, il Commissario ha inquadrato la transizione attraverso una serie di condizioni, descrivendola come “realistica per gli agricoltori”, “equa per le imprese”, basata su una tempistica “realistica” e supportata da “misure di sostegno” non specificate.

Queste condizioni, in assenza di misure concrete, riflettono un persistente divario tra la posizione politica e le azioni concrete per l’attuazione della transizione cage-free.

Nonostante gli impegni di lunga data per la revisione della legislazione UE sul benessere degli animali, non è stata presentata alcuna proposta legislativa, né una tempistica vincolante, né un quadro di applicazione, né un piano di finanziamento dedicato a livello UE per una transizione verso un allevamento senza gabbie.

Il riconoscimento senza i fatti non basterà a vietare le gabbie

Dopo anni di ritardi, parole vuote e promesse non mantenute, non abbiamo bisogno di altre vaghe dichiarazioni. Abbiamo bisogno di azioni concrete.

Nel 2021, dopo il successo dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “End The Cage Age”, la Commissione europea ha annunciato uno storico impegno a presentare una proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie entro il 2023. Tuttavia, la Commissione europea non è ancora riuscita a mantenere questo impegno.

Senza proposte legislative concrete e vincolanti, assistiamo ripetutamente a una mancanza di leadership, responsabilità e impegno reale da parte di coloro che dovrebbero concentrarsi sulla protezione degli animali da sofferenze estreme.

Gli allevatori contestano le affermazioni di lunga data dell’industria zootecnica

L’evento ha anche messo in luce una crescente contraddizione nel dibattito sull’allevamento senza gabbie.

Per anni, l’industria dell’allevamento intensivo e i suoi gruppi di pressione hanno sostenuto che abbandonare le gabbie sarebbe stato economicamente insostenibile e irrealistico dal punto di vista operativo per gli agricoltori. Tuttavia, durante l’evento, gli allevatori che avevano già completato la transizione hanno presentato esempi concreti che dimostravano il contrario.

© Andrew Skowron

L’allevatore tedesco Christoph Hönig ha spiegato come il passaggio dalle gabbie abbia migliorato la fiducia dei consumatori nei suoi prodotti, rafforzato il posizionamento sul mercato e avuto un impatto positivo sulle condizioni di lavoro in azienda. 

Anche gli esempi finlandesi presentati da Antikainen hanno dimostrato che i sistemi senza gabbie funzionano già in pratica, sia dal punto di vista operativo che economico.

© Andrew Skowron

Riconoscimento politico contro azione istituzionale

Questo divario tra riconoscimento e attuazione è ora centrale nel dibattito politico. Sebbene la Commissione europea sostenga pubblicamente la direzione intrapresa verso l’allevamento senza gabbie, l’assenza di una proposta legislativa formale e di un quadro di attuazione chiaro solleva preoccupazioni sui continui ritardi nell’attuazione di un cambiamento significativo.

La questione non è se l’Europa debba abbandonare le gabbie, ma perché, nonostante il riconoscimento politico ai massimi livelli, manchino ancora una legislazione, meccanismi di finanziamento e tempistiche di attuazione.

Abbiamo il potere di chiedere un cambiamento

Il commissario Várhelyi ha affermato che la direzione è chiara. È ora di dirgli che il tempo delle promesse è finito.

Agisci ora, scrivi al Commissario:

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