Corse clandestine, stalle abusive e doping, ma la sofferenza dei cavalli può essere fermata
Lo sfruttamento e il maltrattamento degli equidi continuano a essere una realtà diffusa in tutta Italia e condannano ancora oggi a grandi sofferenze i cavalli. Animali che la maggior parte delle persone considera ormai come amici.
Abbiamo messo in fila gli ultimi avvenimenti di cronaca che restituiscono il quadro di un fenomeno ancora radicato nel paese, nonostante migliaia di persone abbiano già firmato a sostegno della nostra proposta di legge di iniziativa popolare, mentre corse clandestine (a cui spesso seguono macellazioni illegali), stalle abusive e uso di sostanze dopanti sui cavalli proseguono.
Ecco perché il divieto di macellazione degli equidi è più necessario che mai.

Le corse clandestine e il doping in Sicilia
Uno degli ultimi casi di cavalli costretti ad affrontare delle competizioni clandestine arriva da Caltagirone. A inizio luglio le forze di polizia hanno scoperto l’illecito nell’ambito di un’operazione per contrastare il fenomeno delle corse, osservando alcuni cavalli che correvano trainando dei calesse lungo una strada statale, sull’asfalto rovente.
Secondo quanto riporta Catania Today:
Il cavallo intercettato è stato tratto in salvo e affidato ad un centro specializzato, mentre i soggetti coinvolti a vario titolo nella competizione, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone per i reati di maltrattamento di animali e competizione non autorizzata tra animali.

A Catania, a giugno, l’operazione “Zoccolo duro” ha portato alla luce una rete di 57 persone coinvolte in maltrattamento di animali e corse clandestine: sui 23 cavalli sfruttati erano stati utilizzati anche farmaci dopanti. A seguito dei controlli in 19 stalle abusive, sette persone sono state denunciate e hanno ricevuto sanzioni per un totale di 50mila euro.
Secondo i veterinari, gli animali erano tenuti in modo incompatibile con la loro natura all’interno di strutture anguste, fatiscenti e senza aerazione. Una vera e propria tortura se si pensa alle ondate di calore che hanno colpito la Sicilia finora. Non solo, questi cavalli oltre a essere sfruttati nelle corse erano anche malnutriti.

I rischi per la salute delle persone
La fine di questi animali invisibili per la legge, con un passato negli sport equestri, scaricati dagli ippodromi a fine carriera oppure rubati per poi essere usati nel circuito delle corse illegali, nella maggioranza dei casi consiste nella loro macellazione clandestina. E come dimostrano diversi casi di cronaca, le loro carni finiscono sulle tavole di consumatori ignari esponendoli al rischio di assumere residui di farmaci vietati nella filiera alimentare.
In Italia infatti è possibile sia allevare cavalli destinati alla produzione alimentare, sia allevare cavalli non destinati alla produzione alimentare, quindi impiegati per il lavoro, la trazione ippica, gli sport equestri e altre pratiche. Questi ultimi, non rientrando nella filiera alimentare, possono ricevere trattamenti farmacologici che rendono le loro carni non compatibili con il consumo umano.

Tuttavia, molti cavalli a fine carriera rappresentano un costo inutile per i proprietari e finiscono per essere macellati rientrando in modo del tutto illegale nella filiera alimentare.
Ad aprile abbiamo condotto un’analisi incrociata dei database del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale del Ministero rilevando che dal 2022 al 2025 in Italia sono 180 i cavalli risultati positivi a sostanze dopanti, anche vietate, tra cui la cocaina. Circa il 10% di questi cavalli a inizio 2026 risultava ancora registrato come destinato alla produzione alimentare.

La terribile violenza in Toscana
Se in Sicilia le corse clandestine rappresentano un problema acuto, spostandosi più a nord le cose non cambiano. Il 22 luglio vicino a Grosseto è stato segnalato un uomo che stava scavando una buca per seppellire il suo cavallo agonizzante. Come riporta il giornale Il Tirreno, il proprietario dell’animale stava seppellendo il cavallo mentre questo era ancora in vita e le autorità sono intervenute in tempo per impedirlo.
Seppellire da sé un animale, per di più ancora senziente, è una pratica espressamente vietata dalla normativa vigente, che in molti casi serve a evitare i costi delle cure veterinarie e lo smaltimento legale del corpo. Si tratta di una forma di abuso estrema che dimostra ancora una volta la necessità di aumentare le tutele per animali che sono alla mercé della violenza degli esseri umani, a causa di vuoti normativi che favoriscono illegalità e abusi.

Di fronte alle criticità strutturali di tracciabilità, controlli e benessere animale, l’abolizione della macellazione dei cavalli e di tutti gli equidi è l’unica soluzione realmente efficace per fermare la loro sofferenza e tutelare la salute pubblica.
La nostra campagna per fermare la macellazione degli equidi in Italia intanto prosegue, sostenuta da oltre 11mila persone che in sole due settimane hanno già firmato per salvare gli equidi da una fine crudele. Anche tu puoi fare la tua parte, bastano pochi minuti.

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