Ecco perché non basta vietare le botticelle
A Roma si chiamano botticelle, ma le carrozze trainate dai cavalli sono un fenomeno diffuso anche altrove che continua a causare la sofferenza di migliaia di equidi. In questo articolo spieghiamo perché vietarle non basta e perché, per fermare davvero lo sfruttamento dei cavalli, è necessario riconoscerli come animali d’affezione.
La realtà è che le carrozze sono un’attrazione turistica che si basa sullo sfruttamento. In Italia le botticelle sono trainate spesso da animali non più performanti provenienti dal settore delle corse ippiche e degli sport equestri. Sfruttati quando erano nel pieno delle loro forze, i cavalli sono costretti a trainare i turisti quando avrebbero invece bisogno di maggiori tutele.

Il fenomeno crudele delle botticelle
Dietro alle cosiddette botticelle si nasconde troppo spesso un vero e proprio circuito di rottamazione di equidi a fine carriera provenienti dall’ippica e dagli sport equestri. In questo modo i proprietari non solo evitano di sostenere i costi necessari al mantenimento dei cavalli non più performanti, che dovrebbero al contrario ricevere cure veterinarie adeguate, ma riescono anche a guadagnare dalla loro vendita.
È un meccanismo che prolunga il loro sfruttamento fino all’estremo, trattando i cavalli come strumenti usa e getta e negando loro qualsiasi tutela e dignità. Oltre a essere costretti a trainare le carrozze sull’asfalto rovente, infatti, è stato più volte riscontrato che questi animali sono in molti casi detenuti in condizioni inadeguate per la loro salute ed etologia.

Ogni anno, soprattutto nei mesi estivi, questa pratica continua a essere causa di sofferenza per migliaia di animali, costretti a lavorare per ore sotto il sole e sull’asfalto rovente. Nonostante il traino sia ormai incompatibile con la moderna concezione del benessere animale, continua a essere tramandato come simbolo della tradizione e promosso come elemento distintivo dell’offerta turistica.
Le continue segnalazioni da parte dei cittadini, così come le immagini di animali che stramazzano al suolo, dimostrano il contrario. E anche la politica se n’è accorta.

La reazione della politica
Alla Camera dei Deputati è stata di recente presentata una proposta di legge da PD, M5S e AVS che intende vietare la trazione ippica su tutto il territorio nazionale modificando il codice della strada.
A Palermo come a Roma, inoltre, una delibera consiliare ha avviato l’iter di eliminazione delle carrozze trainate da cavalli, nonostante nella capitale siano ancora presenti vetturini che intendono portare avanti questa pratica, a fronte della mancanza di una legge nazionale che le vieti.

Eppure aumentare la tutela di questi animali è necessario per contrastare la criminalità che lucra sulla pelle dei cavalli. Lo testimonia l’operazione condotta a Roma dal Nucleo investigativo per i reati in danno degli animali (Nirda), con l’ausilio dei veterinari dell’Asl e delle forze di polizia che nel 2014 ha portato alla luce una tratta occulta di cavalli tenuti completamente al buio all’interno di un deposito di botticelle a Testaccio, in condizioni igienico-sanitarie pessime.
Tra le irregolarità riscontrate durante l’operazione, i documenti degli animali non erano in regola e due di loro erano privi del chip identificativo obbligatorio, che traccia la provenienza, la destinazione e i dati anagrafici e la proprietà del cavallo.

Salviamo i cavalli, davvero
Fermare un fenomeno anacronistico, crudele e degradante per migliaia di animali che avrebbero invece diritto a cure e tutele, è fondamentale, ma non basta se la macellazione di questi animali continua a essere consentita e nel nostro ordinamento mancano le garanzie per salvaguardare gli equidi a fine carriera.
Una strada però c’è: sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo presentato insieme alla Fondazione Islander per il riconoscimento dei cavalli come animali d’affezione.

È questa l’unica via per estendere a questi animali una serie di garanzie ad oggi riservate esclusivamente ai cani, ai gatti e altri piccoli animali.
La nostra proposta si aggiunge a quelle già presentate in Parlamento, tra gli altri, dall’On. Susanna Cherchi (M5S), dall’On. Luana Zanella (AVS) e dall’On. Eleonora Evi (PD), attualmente in discussione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Intanto, migliaia di cittadini e cittadine hanno già firmato a sostegno del riconoscimento degli equidi come animali d’affezione e del divieto della loro macellazione.
Anche tu puoi fare la tua parte!


