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L’industria della carne inventa un’associazione per continuare a macellare i cavalli

Giugno 5, 2026

Pur di continuare a macellare i cavalli, l’industria zootecnica crea una nuova associazione per difendere le proprie istanze. Stiamo parlando della Filiera Equina Italiana (FEI), una “Associazione Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione della Tradizione Equina”. 

Abbiamo approfondito la composizione di questa associazione e ci siamo accorti che della “tutela della tradizione equina” di cui si parla non sembra esserci traccia.

Chi c’è dietro Filiera Equina Italiana

Nel corso delle audizioni parlamentari del 20 maggio dedicate a discutere le proposte di legge sul riconoscimento degli equidi come animali d’affezione, è intervenuta anche Filiera Equina Italiana (FEI): un’associazione fondata il 26 marzo 2026 nel contesto della pressione sociale e popolare alla quale la filiera della carne equina è sottoposta.

Della neonata FEI fa parte, in veste di tesoriere, Norma Rossoni, indicato agli atti come macellatore e trasformatore del Macello Zerbini & Ragazzi di Correggio, in Emilia-Romagna. Si tratta proprio della struttura che abbiamo investigato per sette mesi sotto copertura riscontrando varie violazioni delle norme sul benessere animale, sui cui è attualmente in corso un’indagine da parte della Procura di Reggio Emilia.

Insomma, uno dei principali membri della FEI proviene dallo stesso macello equino in cui abbiamo documentato gravi violenze e abusi sui cavalli prima e durante la macellazione.  

La presenza di Zerbini & Ragazzi tra i fondatori della FEI denota una mancanza di fermezza nei confronti di macellatori coinvolti nel maltrattamento degli animali, e tacitamente implica che un’associazione che pretende di rappresentare la filiera accetti le pratiche di cui Zerbini & Ragazzi si è macchiata.

Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia

Guarda cosa abbiamo documentato nel macello Zerbini & Ragazzi:

Che cosa (non) è Filiera Equina Italiana

Se già la presenza di Norma Rossoni come tesoriere dell’associazione risulta seriamente problematica, guardiamo agli altri suoi componenti. 

Oltre a Rossoni, si osserva la presenza del presidente Vittorio Carpegna, allevatore e commerciante, titolare di Roero Bestiame, e del responsabile legale Erik Stefano Carlo Bodda, che oltre a collaborare con riviste del settore alimentare come Alimenti & Bevande ed Eurocarni Magazine è stato collaboratore parlamentare per il Gruppo Lega Nord Padania. 

Nonostante la FEI si professi come un’associazione “indipendente, apartitica e aconfessionale”, l’attuale Lega è fra i partiti più ostili nei confronti del divieto di macellazione degli equidi. 

Non solo, la FEI reca nel proprio nome la “valorizzazione della tradizione equina”, ma questa associazione risulta costituita da soci che rappresentano gli esclusivi interessi del settore delle carni equine. Ma le criticità non sono finite. L’acronimo FEI ricalca quello della ben più nota e storica Fédération équestre internationale, che disciplina gli sport equestri a livello internazionale. 

La Fédération è rappresentata in Italia dalla FISE (Federazione italiana sport equestri), la quale, per policy, richiede che i cavalli iscritti alle sue competizioni siano non destinabili alla produzione alimentare e si oppone alla loro macellazione. 

L’appropriazione dell’acronimo FEI da parte della Filiera Equina Italia fa sì che l’acronimo rischi di essere associato in modo errato alla Fédération, e indirettamente alla FISE, per promuovere istanze che sono in aperto contrasto con quella che è invece la posizione della Fédération e della FISE stessa.

End Horses Slaughter

Cosa sostiene Filiera Equina Italia

Durante l’audizione alla Camera del 20 maggio, il presidente della FEI Carpegna ha affermato che, in caso di approvazione del divieto di macellazione degli equidi, nei confronti dell’Italia verrebbe avviata una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Tuttavia,  come sottolineato dall’On. Francesco Emilio Borrelli, la Commissione europea non ha comunicato questa prospettiva.

In risposta all’interrogazione presentata dall’eurodeputato Michele Picaro di Fratelli d’Italia in merito alle proposte di legge che chiedono lo stop alla macellazione dei cavalli in Italia, il commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione Christophe Hansen ha riconosciuto che un divieto nazionale sulla macellazione degli equidi potrebbe entrare in conflitto con le regole del mercato unico e il diritto UE.

Tuttavia ha escluso questa possibilità se la misura persegue un interesse pubblico legittimo ed è proporzionata. 

Un esempio è quello della Grecia, dove il divieto di macellazione degli equidi vige dal 2020 senza che il Paese sia incorso in alcuna procedura di infrazione.

La Commissione europea quindi non sostiene né respinge l’idea di un divieto nazionale, né prende una decisione definitiva mentre la proposta italiana è ancora in discussione. Il benessere animale è inoltre riconosciuto come obiettivo di interesse generale nell’UE e la sua rilevanza è confermata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.

Salviamo i cavalli dalla macellazione

È evidente che l’industria della carne sta portando avanti vari tentativi di inquinare il dibattito politico sul divieto di macellazione degli equidi introducendo a tavolino i propri rappresentanti all’interno del Parlamento, mistificando i dati e creando allarmismi ingiustificati. 

Crediamo al contrario che in questa fase dell’iter legislativo sia importante ragionare nel merito delle proposte e affrontare con serietà un passaggio chiave per i diritti degli animali in Italia.

Insieme possiamo fare la differenza per tutti gli equidi e anche tu puoi fare la tua parte a partire da una scelta alimentare consapevole.

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