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Soffocare: la lenta agonia dei pesci nei mari italiani

Animal Equality rilascia nuovo materiale sulle condizioni dei pesci durante la pesca intensiva a strascico nel mar Mediterraneo 
Agosto 3, 2018 Aggiornato: 3 Agosto 2018

Animal Equality ha recentemente reso pubblici alcuni filmati che mostrano le condizioni dei pesci durante la pesca intensiva a strascico nei nostri mari, in particolare al largo della Sardegna. 

 

 

 

 

 

Nei nostri mari, milioni di pesci vengono pescati in continuazione, spesso in spregio del rispetto delle norme che regolano la pesca e senza alcuna considerazione rispetto alle sofferenze che causa questa pratica. 

 

 

È difficile empatizzare con questi animali, che appartengono a una dimensione così distante da quella terrestre. Ma come ammiriamo la loro bellezza e sinuosità nei documentari televisivi o quando li osserviamo durante le nuotate estive, così ci dimentichiamo che cosa vuol dire per loro venire strappati al loro ambiente, trascinati ammassati nelle reti a strascico e poi lasciati agonizzare per minuti e ore sul ponte delle navi, prima di venire uccisi e congelati. 

 

Ma come dimostrano ormai tanti studi, anche i pesci provano dolore e sofferenza in condizioni prolungate di stress. E lo stress causato dalla mancanza della possibilità di respirare è fortissimo. Questa tortura, inflitta ai pesci qualunque sia la loro specie specifica, spesso si protrae a lungo, e termina solo con la morte violenta o quella per assideramento. 

 

 

Le immagini, ottenute grazie al lavoro di un investigatore sotto copertura che è riuscito ad ottenere accesso a un peschereccio sardo, mostrano quello che avviene durante una giornata di pesca a strascico. 

 

 

Alcuni degli atti documentati nel video:

 

  • Reti che catturano centinaia di migliaia di pesci, indipendentemente dalla specie
  • Pesci con gli organi interni che fuoriescono dalla bocca a causa dello sbalzo di pressione
  • Specie considerate invendibili che vengono tuttavia ammassate prima di essere rigettate in mare
  • Rifiuti e mobili pescati nelle reti dal mare e rigettati in acqua
  • Squaletti, anguille e pesci bianchi di ogni genere che agonizzano per mancanza di ossigeno
  • Un operatore che arpiona con un uncino un’anguilla, lasciata morire dissanguata e per il dolore
  • Operatori che sventrano razze vive e che le decapitano ancora coscienti
  • Pesci riposti nelle celle frigorifere e che vengono lasciati morire assiderati
  • Squaletti, pesci e un’aragosta che cercano disperatamente una via di fuga

 

Secondo gli ultimi report della FAO e di Oceana, nel 2048 rischiamo che i nostri mari rimangano completamente privi di pesci. In particolare, il mar Mediterraneo è in serio pericolo. 

 

 

Inoltre, una delle minacce messe in luce proprio da questi enti sovranazionali, è la pratica costante di pesca illegale, che in Italia ha toccato le 10.000 ore solo al largo della Sicilia. 

 

Tutto questo accade in un mondo in cui la richiesta di carne di pesce sta toccando picchi mai visti in precedenza, addirittura superando quella di carne di altri animali. 

 

 

Da tempo però Animal Equality sta lavorando per ridurre la sofferenza di questi animali. Non solo per quanto riguarda il consumo di carne di pesce pescato nel mare, con tutte le conseguenze che questo comporta, ma soprattutto per quanto riguarda l’acquacoltura e le sue sfaccettature ancora da verificare e potenzialmente molto pericolose.  

 

«Tutte queste pratiche mettono in luce due elementi molto importanti su cui dovremmo focalizzarci in futuro: la sostenibilità ambientale e la sofferenza degli animali» dichiara Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia. «Non possiamo più sfuggire a tutto questo, perché i nostri mari stanno risentendo notevolmente di queste pratiche spesso incontrollate, senza contare che la letteratura scientifica ormai ha dimostrato che anche per i pesci valgono quelle caratteristiche che normalmente attribuiamo agli animali – ovvero la sensibilità al dolore e agli stimoli negativi e la sofferenza sotto stress. Auspichiamo che sempre più persone si rendano conto di cosa vuol dire davvero consumare così tanto pesce, e lavoreremo in futuro sempre di più per mettere in luce tutte le contraddizioni di questa industria,» conclude Cupi. 


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