Anche i cuccioli costretti ai viaggi della morte

Abbiamo chiesto a Manuela Giacomini, avvocato che si occupa di diritti degli animali, di spiegarci quanti cuccioli vengono costretti ai terribili viaggi tra i confini Europei ogni anno, quali regole dovrebbero tutelarli e tutte le problematiche connesse, ecco l’editoriale che ha scritto per noi.

Secondo Eurostat, nel 2015 fra i Paesi membri dell’UE sono stati esportati 1,3 milioni di vitelli e 1,8 milioni di agnelli. Di questi, più di 950.000 sono stati importati in Italia, primo paese importatore, soprattutto nei periodi che precedono il Natale e la Pasqua e il 40% arrivano da Romania, Ungheria e Polonia.

Una simile importazione determina viaggi lunghi ed estenuanti in condizioni terribili, soprattutto per animali non ancora svezzati. Trasporti di questo tipo devono quindi considerarsi ad alto rischio per il benessere degli animali e, pertanto, meritevoli di maggiori controlli ed attenzione.

Anche gli animali non svezzati sono inclusi all’interno della tutela fornita dal Regolamento CE 1/2005 “sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate”, il quale include alcune specifiche previsioni (purtroppo, a mio avviso, non sufficienti) motivate proprio dal fatto che tali animali, vista la giovanissima età, sono molto delicati e cagionevoli rispetto a quelli adulti.

Innanzitutto, è importante sottolineare che questi animali così giovani hanno un’alimentazione diversa rispetto agli adulti, infatti, essendo cuccioli, non possono bere acqua ma devono essere nutriti solo con liquidi appropriati alla loro dieta (un sostituto del latte come mangime e una soluzione di elettroliti).

Ed infatti, il Regolamento stabilisce che ogni animale trasportato necessita di un sistema di abbeveraggio idoneo alla propria categoria e specie. Si tenga conto che spesso gli animali non svezzati sono incapaci di nutrirsi se non attraverso i capezzoli della madre o con delle apposite tettarelle flessibili.

Inoltre, i mezzi di trasporto devono essere progettati e costruiti per evitare di causare sofferenze agli animali trasportati, i quali devono essere posti in zone separate nel caso in cui siano di taglia o età significativamente diverse, e nel caso in cui abbiano le corna o siano senza. 

Durante il trasporto gli animali devono essere abbeverati, nutriti e avere l’opportunità di riposare in base  alle esigenze della loro specie ed età e a intervalli appropriati,  secondo quanto enunciato nel capo V che stabilisce gli intervalli per l’abbeveraggio e l’alimentazione e i periodi di riposo.

A tale proposito, il Regolamento prevede che il trasporto duri 8 ore. Se però il veicolo soddisfa ulteriori condizioni, i vitelli, agnelli, capretti e puledri non svezzati che ricevono un’alimentazione lattea nonché i maialini non svezzati possono affrontare lunghi viaggi di 19 ore, che però devono includere una pausa di almeno un’ora dopo le prime 9 ore di viaggio, sufficiente in particolare per essere abbeverati e, se necessario, alimentati.

Fame, irregolarità e sofferenza

Tuttavia, non è possibile fornire un’alimentazione adeguata agli animali non svezzati a bordo dei veicoli, visto che, come detto, spesso essi non sono in grado di nutrirsi autonomamente. Di conseguenza, i trasporti a lunga distanza di questi animali non sono praticabili senza esporli a condizioni che causano loro indebite sofferenze, proprio per via della privazione del cibo per un lungo periodo di tempo.

Questa affermazione è stata sostenuta anche nel rapporto scientifico dell’EFSA del 2009, ove si dichiara che: 

“Nutrire i vitelli durante un lungo trasporto è possibile solo se sono svezzati. Durante il trasporto è tecnicamente impossibile alimentare i vitelli a bordo del veicolo con latte o sostituto del latte”.

È quindi scientificamente riconosciuto che l’alimentazione di vitelli/agnelli con latte sostitutivo o soluzione elettrolitica richiede standard elevati che, evidentemente, non possono essere garantiti durante i lunghi viaggi. 

Foto di Andrew Skowron

Ciò comporta quindi la sistematica violazione del Regolamento durante il trasporto a lunga distanza di animali non svezzati e, in particolare, del suo principio fondamentale secondo cui nessuno è autorizzato a trasportare gli animali in condizioni tali da esporli a lesioni o sofferenze inutili.

Per questo motivo, la Commissione europea, grazie alla pressione delle ONG e alle lettere formali inviate negli anni per segnalare tali violazioni, ha ritenuto di dover fornire ulteriori spiegazioni tramite delle raccomandazioni indirizzate agli Stati membri, nelle quali si chiede di adottare le seguenti misure per il trasporto di animali non svezzati su lunghe distanze:

  1. “Per motivi pratici, si considera che i vitelli non siano svezzati fino all’età di due mesi e gli agnelli fino a sei settimane di età;
  2. Prima o durante il trasporto, l’autorità competente deve sistematicamente verificare quali sono gli accordi presi per garantire che gli animali possano disporre di elettroliti o di sostituti del latte durante il loro periodo di riposo;
  3. Tettarelle o abbeveratoi metallici non devono essere considerati come adatti all’abbeveraggio degli animali non svezzati;
  4. Il trasporto di animali non svezzati per lunghi tragitti non deve essere autorizzato se la temperatura esterna durante il viaggio rischia di essere inferiore a 0°C”. 

Purtroppo però queste raccomandazioni non sono state prese alla lettera da tutti gli Stati membri, come dimostrato dalle indagini svolte in Italia dal 2016 ad oggi da parte di Animal Welfare Foundation, con il supporto di ENPA e Animal Equality, ove si sono riscontrate condizioni davvero inaccettabili, nonché illegali, durante l’importazione di agnelli vivi, tra cui: 

  • camion non idonei e sovraffollati (gli animali non potevano sdraiarsi né stare in posizione eretta senza toccare il piano superiore);
  • trasporti misti animali svezzati e non; 
  • sistemi di abbeveraggio non idonei;
  • mezzi di trasporto non progettati per il trasporto di animali non svezzati;
  • animali feriti;
  • mancanza di controlli sullo stato di benessere degli animali;
  • mancanza di riposo e tempi di viaggio non rispettati.

Alla luce di quanto sopra quindi, ho recentemente depositato una denuncia, per conto di AWF ed ENPA, dinanzi alla Procura della Repubblica competente per chiedere che venga accertato se tali condotte non integrino anche degli illeciti penalmente perseguibili, oltre alla violazione del Regolamento 1/2005. 

A tale proposito, per completezza, si fa presente che in Italia, le sanzioni amministrative relative alle violazioni delle disposizioni del Regolamento 1/2005 sono stabilite dal Decreto Legislativo 25 luglio 2007, n. 151.

In conclusione, è evidente che gli animali non svezzati non possono viaggiare per più di 8 ore senza causargli sofferenza (violando quindi – di fatto – il Regolamento 1/2005) ed è necessario intervenire sulla normativa esistente stabilendo ulteriori forme di protezione per questi animali effettivamente più vulnerabili e quindi meritevoli di maggiore tutele.

Fermare il trasporto di animali vivi

Grazie all’avvocato Manuela Giacomini è chiaro che sottoporre i cuccioli a questi viaggi significa condannarli a subire una vera e propria tortura. Ma questo non vale solo per i cuccioli, tutti gli animali costretti ad affrontare questi viaggi patiscono estreme sofferenze e troppo spesso le leggi che dovrebbero tutelarli in questo momento vengono violate, come raccontato dall’Avvocato in un precedente articolo dedicato al trasporto su strada di animali verso Paesi terzi

Fermare i lunghi trasporti di animali vivi significa risparmiare loro ulteriori inutili sofferenze, domenica 14 giugno unisciti al tweetstorm internazionale per chiedere lo stop dei trasporti di animali vivi e fai sentire la voce degli animali.