Ancora una volta BUGIE in diretta nazionale! Al TG2 la nostra investigazione sulle galline ovaiole.

Mercoledì 23 ottobre, le immagini realizzate dagli investigatori di Animal Equality in un allevamento di galline ovaiole in Lombardia sono andate in onda in diretta nel corso di un dibattito a cui hanno partecipato il giornalista Piergiorgio Giacovazzo, che aveva accompagnato i nostri investigatori proprio all’interno dell’allevamento di galline, e Rolando Manfredini, Responsabile Sicurezza Alimentare di Coldiretti.

Il tema centrale del dibattito è la sicurezza alimentare, ma l’industria continua a volerci raccontare bugie ben lontane dalla realtà degli allevamenti in Italia! Il servizio di apertura inizia affermando che “la carne avicola e le uova sono due delle eccellenze agroalimentari del nostro Paese, fatte di produzione di qualità ed un’importante rete di allevamenti BIO a filiera certificata”. 

Ancora una volta il dibattito parte da un assunto ormai superato, quello per cui ciò che viene prodotto in Italia è necessariamente un’eccellenza agroalimentare simbolo del Made in Italy. Questo assunto è in realtà stato ampiamente smontato dalle numerosissime investigazioni svolte da Animal Equality nel corso degli anni all’interno di allevamenti e macelli nel nostro paese.

Anche in studio, Rolando Manfredini, Responsabile Sicurezza Alimentare di Coldiretti, non esita a dichiarare che “la maggior parte delle uova italiane proviene da allevamenti BIO” o che “comunque tutti si stanno muovendo verso quel modello”, ma non c’è nulla di più falso!

Bugie smascherate: ecco i veri numeri sulle uova italiane.

Anche senza voler parlare della crudeltà insita nel sistema di produzione delle uova, un sistema che sfrutta la maternità delle galline e che condanna a morte milioni di pulcini maschi ogni anno, basta guardare i numeri per dimostrare come la situazione della produzione delle uova in Italia sia drasticamente diversa da quella rappresentata da Manfredini.

In Italia vengono allevate circa 39 milioni di galline ovaiole, e, secondo i dati ISMEA, il 55% viene ancora allevato in gabbia mentre solo l’11% si trova in allevamenti bio e all’aperto. 

Cosa significa per una gallina vivere in gabbia? 

La condizione di questi animali è a dir poco tragica, come testimoniato dallo stesso servizio andato in onda nella diretta del TG2. Di media, lo spazio a disposizione di ognuna di queste galline è poco più grande di un foglio A4: all’interno di questo minuscolo spazio le galline vivono la loro intera esistenza in condizioni di totale privazione dei loro bisogni. 

La vita in gabbia causa alle galline enormi sofferenze; il contatto costante con le sbarre provoca ferite dolorose, ulcere, e spesso perdita di piume sul corpo e sulle ali. La loro pelle è spesso arrossata e rovinata dall’ammoniaca emanata dagli escrementi mai puliti, accumulati sulla superficie dell’allevamento. Lo stress dovuto a questa costrizione è tale che gli animali diventano aggressivi e spesso si beccano a vicenda fino ad arrivare a veri e propri episodi di cannibalismo. Ed è proprio per evitare questo fenomeno  che la legge prevede a mutilazione del becco, una parte molto delicata e sensibile che viene tagliata senza alcuna anestesia o supervisione veterinaria.  

Spesso le gabbie causano anche deformazioni e danni alla struttura corporea degli animali: le galline, ad esempio, soffrono terribilmente per la crescita fuori misura delle unghie delle zampe, che – a causa dell’assenza di cure – si storcono, causando forti dolori e rendendo impossibili movimenti naturali e fluidi all’interno di uno spazio già inadeguato come le gabbie.

Gli allevamenti sono spesso pieni di animali morti prematuramente. Per l’industria della carne queste morti sono considerate solo danni collaterali, e anche per la galline non vi è alcuna differenza. Molte galline allevate in gabbia sono costrette a camminare sui corpi delle compagne morte, perché spesso i cadaveri non vengono raccolti ma lasciati in putrefazione in mezzo agli animali vivi. Le condizioni di scarsa igiene e attenzione che abbiamo riscontrato negli allevamenti che abbiamo visitato non sono eccezioni, ma la regola e sono una seria minaccia anche per la salute dei consumatori. 

Guarda le condizioni di vita delle galline allevate in gabbia in Italia:

Uova o ovoprodotti, dove sta la sicurezza?

Il servizio che chiude il dibattito del TG2 Italia si conclude con una frase veramente esplicativa sull’interesse che l’industria ha per la salute degli animali, ma anche dei consumatori: “L’allevamento in gabbia sta scomparendo… almeno per quanto riguarda le uova vendute sugli scaffali dei supermercati…” conclude il voice-over del servizio.

Ma cosa vuol dire questa frase? 

La produzione italiana di uova si attesta su oltre i 12,2 miliardi di uova, pari a circa 772 mila tonnellate di prodotto, ma bisogna considerare che il 40% di queste non è venduto sotto forma di uova intere sullo scaffale del supermercato o del negozio, ma è utilizzato nell’industria alimentare sotto forma di ovo-prodotti: liquidi, concentrati, disidratati (uova in polvere), cristallizzati, congelati, surgelati… ampiamente utilizzati nella produzione di gran parte degli alimenti in commercio.

Sembrerebbe quindi che l’industria, accortasi che le persone comprano più facilmente uova fresche provenienti da allevamenti a terra, all’aperto o biologici, proporrà sempre più frequentemente questi prodotti per la vendita diretta, mentre destinerà le uova prodotte da galline allevate in gabbia alla preparazione degli ovoprodotti. Sembra quindi che ai player del mercato non interessi affatto la salute degli animali o dei cittadini, ma solo la massima capitalizzazione! Un’ipocrisia senza fine testimoniata da chi vuole ancora farci credere che il frutto di  un animale costretto a passare la sua vita in una gabbia, senza diritti, destinato ad una macellazione in età precoce, possa essere in qualche modo chiamata “eccellenza”.