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Come la bresaola della Valtellina IGP è collegata agli incendi che stanno bruciando le foreste del Brasile


Tutto quello che devi sapere sul legame che unisce la più grande azienda di carne al mondo – la brasiliana JBS – al brand italiano Rigamonti, tra scandali, sfruttamento animale e deforestazione

Per arrivare a raccontare cosa c’entra la bresaola che troviamo sui banchi di tutti i supermercati del nostro Paese con gli incendi che devastano gli ecosistemi del Brasile dobbiamo partire da lontano, nello specifico dobbiamo partire dalla JBS s.r.l, non una qualunque azienda del settore della carne, ma l’azienda di produzione di carne più grande al mondo.

In 10 anni i due fratelli Wesley e Jose Batista, hanno trasformato la macelleria di famiglia nel numero uno della carne al mondo, con una capacità giornaliera di macellazione di 51.800 animali e un fatturato ad oggi di 30 miliardi di dollari. 

Una scalata fulminante verso il successo, fatta in primis sulla pelle degli animali, ma non solo. 

La JBS infatti è stata al centro di numerosi scandali, il primo dei quali è quello che avrebbe svelato come dalla cassaforte di famiglia dei fondatori di JBS partissero tangenti per centinaia di milioni, pagate a partiti, politici, banche e istituzioni brasiliani per facilitare il progetto di espansione dell’azienda. 

Una minaccia per tutto il Pianeta

La JBS funziona così: compra gli animali dagli allevatori, li macella e distribuisce la carne in tutto il mondo, Italia compresa. È chiaro quindi che l’azienda ha bisogno di avere sempre nuovi animali a disposizione per poter produrre più carne possibile, e proprio per questo negli ultimi anni sarebbe stata coinvolta in numerose inchieste per aver comprato animali da allevatori accusati di aver deforestato illegalmente in aree dell’Amazzonia, ma anche del Pantanal e del Cerrado, per guadagnare sempre più aree da destinare al pascolo e poter allevare così più animali da macellare.

Guarda il nostro ultimo reportage in cui mostriamo come queste aree vengono bruciate per fare spazio ad allevamenti e coltivazioni:

Uno degli allevatori intervistati per il nostro reportage “perché il Brasile brucia” ha dichiarato chiaramente che:

“Chi decide di bruciare le terre? Tutti lo sanno, I governi lo sanno… e l’ordine arriva sempre dai grandi produttori”.

Grandi produttori – tra cui anche JBS come sembrerebbe emergere dalle inchieste – che per rispondere alla richiesta mondiale di carne espande i suoi affari ed ha una perenne necessità di trovare nuovi terreni destinati al pascolo, dove allevare animali.

Recentemente l’agenzia governativa IBAMA – che si occupa delle terre dei popoli indigeni della foresta –  ha attribuito a JBS l’acquisto di 59.000 capi bovini allevati in terre interdette al pascolo in quanto deforestate illegalmente. Compagnie legate a JBS vengono indicate come responsabili di deforestazione per almeno 30.000 ettari l’anno.

Fare spazio per allevare più bovini o per coltivare più soia da usare come mangime proprio negli allevamenti intensivi, questo è il problema chiave che scatena la deforestazione. 

Dal Brasile alla Valtellina, il caso di Rigamonti

Come abbiamo mostrato JBS è un’azienda che opera in tutto il mondo e ha interessi anche in Italia, in realtà grandi interessi: il Brasile da solo produce circa 10 milioni di tonnellate di carne, di queste circa 120.000 sono dirette all’Unione Europea, un quinto (17%) della carne bovina importata in Unione europea dal Brasile è legato alla deforestazione illegale (in Amazzonia e in Cerrado). L’Italia, con un import tra le 25.000 e le 30.000 tonnellate è il primo importatore europeo di carne bovina fresca e surgelata dal Brasile.

Ma l’interesse di JBS in Italia non si limita all’export, infatti il colosso brasiliano ha acquisito al 100% l’azienda Rigamonti, celebre marchio che produce Bresaola della Valtellina IGP. Il celebre salume però ha ben poco di italiano in realtà, ad oggi il 70% della carne per la produzione di bresaola IGP utilizza materia prima proveniente dal Sud America, e con il 31% della produzione Rigamonti è il primo produttore del Consorzio di Tutela. 

Lo scorso anno, il giornalista Max Andretta ha mostrato con un approfondito servizio su Piazza Pulita i lati oscuri di Rigamonti e dei suoi legami con JBS.

Come mai la bresaola viene venduta come prodotto italiano anche se prodotta con carne proveniente dal sud america? La legge permette di etichettare come IGP i prodotti che vengono “processati” in una determinata area geografica e per questo seppur la carne di zebù – il bovino più allevato in Sudamerica – arrivi dall’altra parte del mondo, una volta trasformata, trattata e impacchettata in Valtellina è pronta ad arrivare sui banchi dei supermercati come prodotto IGP. 

Considerando però le difficoltà dovute al trascorso di JBS e alle gravissime lacune dell’attuale sistema di tracciamento dei capi allevati in Brasile è di fatto impossibile sapere se la carne che arriva nelle linee di produzione anche delle aziende italiane produttrici di bresaola provengano da aree deforestate illegalmente.  

Attraverso un sistema fraudolento molti produttori, compresi quelli che hanno venduto capi a JBS, nascondono il fatto che gli Zebù e i bovini vengono allevati proprio nelle aree deforestate, devastate da incendi dolosi per fare spazio proprio a nuovi allevamenti intensivi, causando morte, distruggendo l’ecosistema e danneggiando le popolazioni locali.  

Le nostre scelte possono cambiare il mondo 

Nel mondo globalizzato in cui viviamo ogni nostra scelta scatena delle conseguenze: scegliendo di comprare una busta di bresaola al supermercato potremmo essere collegati direttamente alle sofferenze degli animali sfruttati dall’industria della carne ma anche finanziare aziende che stanno letteralmente dando fuoco al Brasile.

Tuttavia possiamo usare questo potere per fare scelte che abbiano un impatto positivo, sugli animali, ma anche sul pianeta e sulle persone, perché fare scelte più compassionevoli può davvero cambiare il mondo e ognuno di noi ha il potere di innescare questo cambiamento.


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