Come Facebook ci ha censurato

Quando nel 2012 ho fondato Animal Equality Italia sapevo che sarebbe stata dura. 

Sapevo benissimo che mi sarei scontrato contro sistemi ben più grossi di me e soprattutto sapevo che se mai fossi riuscito a fare qualcosa di concreto… chi combattevo non sarebbe rimasto certo fermo a guardare e subire in silenzio. 

Quando ho iniziato a fare attivismo, 17 anni fa, tutto questo era solo un’intuizione, ma oggi, è un dato di fatto, purtroppo. Chi combattiamo spesso ci denuncia, spaccia quello che facciamo come bugie e ricorre a qualsiasi mezzo pur di metterci a tacere.

Non ho mai guardato di buon occhio nessun tipo di censura attuata sul web, anche quando riguardava realtà molto diverse da noi con cui ero in disaccordo totale, per due motivi:

1. Il fatto stesso che esista un sistema di repressione delle voci fuori dal coro è una minaccia per TUTTI, perché la storia dimostra quanto sia difficile mettere dei freni alla censura (che spesso, tra l’altro, perde letteralmente il controllo).

2. sapevo benissimo che sulla “lista nera” saremmo potuti finire anche noi. Combattiamo un’industria da budget multi-miliardari, in grado di mettere in campo diverse risorse pur di difendersi ed eliminare gli ostacoli che si mettono di traverso nel suo percorso verso il profitto incontrollato.

Così, dopo quasi 20 anni passati a tentare di difendere gli indifesi e a schierarmi a favore di una battaglia fra le più difficili al mondo, mi sono reso conto che l’unica vera garanzia è la libertà di espressione garantita a TUTTI. Senza se e senza ma, almeno finché non sfocia nella diffamazione o in altri reati (che vanno invece evitati e perseguiti a norma di legge).

Ci censurano perché facciamo bene il nostro lavoro

Matteo Cupi, Animal Equality al TG2

Se la censura esiste, è perché informare le persone mette sul serio a rischio lo status quo… e cittadini bene informati possono prendere scelte che cambiano il mondo”.

Questa frase di un mio caro amico attivista continua a rimbalzarmi in testa intanto che scrivo questo articolo.

Una delle cose che abbiamo più a cuore in Animal Equality, infatti, è la sensibilizzazione dei cittadini. Lo facciamo in diversi modi perché sappiamo che il cambiamento individuale porterà un cambiamento epocale su questo pianeta… e i risultati sono già sotto gli occhi di tutti.

Anche per questo motivo delle persone con una buona disponibilità economica hanno scelto di aiutarci mettendoci a disposizione dei fondi per fare girare il più possibile le immagini filmate dai nostri investigatori. 

Come Facebook ci ha censurato

In un mondo in cui i social media contano ormai almeno quanto il mondo reale, avevamo trovato un ottimo modo per mostrare ai cittadini italiani la scioccante realtà degli allevamenti intensivi e dei macelli italiani. Questa soluzione ci permetteva di mostrare determinate immagini agli utenti di Facebook spendendo pochissimi centesimi per visualizzazione. 

A Facebook questa cosa è andata bene per circa un anno, permettendoci di raggiungere letteralmente milioni di italiani che hanno condiviso i nostri video, appoggiato i nostri appelli, firmato le nostre petizioni. Poi però, verso l’inizio di questo mese, lo stop: le immagini che diffondiamo, di colpo, diventano un problema per Facebook. 

Le immagini e i video, che fino al 31 agosto non violavano apertamente nessuna normativa, diventano il 1° settembre apertamente in contrasto con le regole di Facebook, il quale ci suggerisce di continuare a fare pubblicità utilizzando immagini di animali felici (lo screenshot qui sotto è un estratto di una mail del loro servizio assistenza).
 

Come Facebook ci ha censurato

La legge della censura: “O promuovete animali felici, o niente”

Abbiamo chiesto a più riprese un confronto con lo staff di Facebook, ribadendo il fatto che questi contenuti fossero attivi da diversi mesi e il fatto che, negandoci il diritto di promuoverli, il social network ci negava, di fatto, anche il diritto di informare i cittadini. Tutto questo alla multinazionale non interessa. 

O promuoviamo immagini di animali felici, o non promuoviamo proprio nulla. L’esperienza degli utenti di Facebook non deve essere rovinata dalla vista di immagini né tristi né crude… benché queste immagini rappresentino la realtà.

Chiaramente siamo sempre autorizzati a diffondere i nostri contenuti ma se vogliamo promuoverli – condizione necessaria affinché questi contenuti raggiungano nuove persone – possiamo utilizzare solo animali felici.

Se invece il contenuto diventa virale da solo, senza promozione, ma il video contiene scene di vita ordinaria all’interno di un allevamento intensivo o di un macello, Facebook opta per una censura soft, ovvero questa:

Come Facebook ci ha censurato

L’immagine qui sopra rappresenta la censura soft che il social network attua normalmente ai nostri contenuti considerati troppo forti. Tu ci cliccheresti?

Soluzioni pratiche

Se ci conosci sai che non ci lamentiamo ma anzi, vediamo ogni ostacolo come un’opportunità per migliorarci e trovare nuove soluzioni pratiche.

Anche questa volta abbiamo deciso di vedere il lato buono della medaglia, e proponiamo soluzioni concrete per aggirare la censura di Facebook.

1. Rimaniamo in contatto diretto

Facebook, così come tutti gli altri social network, è un canale che fa da intermediario.

Non possiamo più dipendere da social network che si mettono fra noi e le persone. Cosa succederebbe se qualcuno decidesse di chiudere le nostre pagine?
In parte lo sappiamo già, perché é quello che è successo quando Facebook ha deciso che, se una pagina voleva diffondere i propri contenuti, doveva pagare inserzioni pubblicitarie, limitando la diffusione di un messaggio in base alla possibilità finanziaria di una organizzazione. 

Come Facebook ci ha censurato

Questo grafico mostra la percentuale di fan di una pagina a cui viene mostrato un contenuto di quella stessa pagina, senza che il gestore investa in pubblicità. I dati sono aggiornati al 28.05.2019.

Ora lo spartiacque non è più solo economico, ma addirittura entra nel merito dei contenuti: o promuoviamo quello che vogliono loro, o non promuoviamo nulla.

Tutto questo è inaccettabile.

Ti invitiamo a iscriverti al nostro canale Telegram, un canale diretto di comunicazione tra te e Animal Equality, dove avrai la possibilità di accedere ai nostri contenuti senza filtri e senza censura. Un canale libero.

2. Aiutaci a diffondere i nostri contenuti

Se le immagini che i nostri investigatori riescono a filmare rimangono nei nostri uffici, il nostro lavoro diventa completamente inutile

Se non possiamo utilizzare Facebook per diffondere queste immagini ci toccherà spostarci su altri mezzi… perché di certo noi non abbiamo intenzione di fermarci al primo ostacolo. Le persone DEVONO sapere cosa succede dietro le porte chiuse di allevamenti intensivi e macelli.

Per questo ti rinnovo ancora una volta l’appello a sostenerci mensilmente: gli animali non hanno altra voce se non la tua e se quello che filmiamo con le nostre telecamere non ha la possibilità di essere diffuso, tutti i nostri sforzi saranno inutili.

Per favore, se ancora non l’hai fatto, scegli oggi di sostenere Animal Equality mensilmente.

Non ci fermeremo davanti a nulla, ma senza di te, avremmo un’opportunità in meno.

Matteo Cupi Direttore Esecutivo Animal Equality Italia