Conigli torturati in Cina, H&M blocca la produzione con capi di angora

Un’investigazione sottocopertura realizzata dalla Peta in Cina, ha mostrato al mondo intero le terribili sofferenze patite dai conigli destinati alla produzione della lana d’angora.

Gli investigatori hanno rinvenuto:

→ Conigli, estremamente puliti per natura, costretti a trascorrere un’intera esistenza in gabbie minuscole, sporche, circondati dalle proprie feci e urine, esposti a qualsiasi agente atmosferico poiché privi di ripari. Nessuno di loro ha la possibilità di correre, saltare, giocare.

→ Gli animali sono in stato di shock estremo dopo che la loro pelliccia è stata strappata. Uno degli allevatori ha ammesso che circa il 60% dei conigli a cui viene portata via, muore entro 1-2 anni.

→ Il taglio del pelo è una pratica estremamente dolorosa. I conigli vengono legati con delle corde e sospesi in aria, in modo da non potersi muovere, mentre la pelliccia gli viene portata via. Molti di loro ansimano violentemente e intanto lottano per fuggire.

→ Se non muoiono durante la fase della rimozione del pelo, questi animali vengono uccisi tra i due e i cinque anni. Prima gli viene spezzato il collo e successivamente vengono appesi a testa in giù per poi essere sgozzati. La loro carne viene venduta nei mercati locali.

Attenzione: questo video contiene scene di violenza esplicita.

I conigli sono animali sociali, sensibili, intelligenti. Possono correre più velocemente di un gatto, instaurare legami complessi e duraturi, avere personalità individuali. Nelle immagini raccolte dalla Peta, a nessun animale è concesso vivere. Ognuno di loro soffre dolori inimmaginabili, il terrore dilaga nei loro occhi, la paura, la noia e lo stress sono le uniche sensazioni che gli è permesso conoscere.

Di fronte alla terribile realtà che è stata esposta, il marchio H&M ha bloccato la produzione dei vestiti contenti pelo di conigli di angora. «Abbiamo interroto la produzione dei vestiti che richiedono l’impiego di conigli d’angora», ha detto la portavoce di H&M Camilla Emilsson Falk. «Dobbiamo controllare se i nostri produttori sono conformi ai nostri standard».

Ovviamente auspichiamo che venga interrotto l’uso di materiali di origine animale di qualsiasi specie. Questo risultato dipende da noi e dalle nostre scelte come consumatori.
Non comprare capi che contengano inserti di origine animale, scrivere alle aziende che producono vestiario esponendo il proprio rifiuto all’acquisto di questi prodotti, sono solo alcuni dei primi passi concreti per realizzare un cambiamento significativo che coinvolga moltissimi animali. Prendere consapevolezza di ciò che accade nella nostra società e informare le persone che ci sono accanto, diventano strumenti necessari nella lotta al loro sfruttamento.