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In Francia un investigatore rischia la prigione per aver mostrato la verità di allevamenti e macelli


Un investigatore dell’associazione L214 rischia 1 anno di prigione per aver voluto mostrare alle persone e ai consumatori cosa c’è davvero dietro l’industria della carne che sfrutta vitelli e bovini in Bretagna

Nei giorni scorsi Sébastien Arsac, cofondatore e direttore delle investigazioni di L214 – associazione francese che si occupa di diritti animali – ha ricevuto due citazioni a comparire davanti al tribunale penale di Brest.

È stato citato in tribunale per violazione di domicilio e invasione della privacy, a seguito di un’indagine del 2019 sui vitelli maschi negli allevamenti in Bretagna. Arsac è accusato di essere “entrato […] senza il consenso [dei] proprietari” e di aver “violato la privacy […] filmando i capannoni delle aziende agricole di SICA Ouest Elevage”.

Questi sono reati severamente puniti, tanto che il cofondatore di L214 rischia fino a un anno di prigione e una multa di 45.000 euro.

La seconda citazione riguarda L214. L’associazione è stata convocata per la diffusione di immagini filmate in degli allevamenti, senza il permesso del proprietario, e rischia una multa fino a 225.000 €.

Ma quale proprietario avrebbe accettato di mostrare le immagini di vitelli presi a calci, o dei cuccioli considerati troppo magri punzecchiati da un veterinario compiacente, o quelle del deplorevole stato di igiene in cui si trovava l’intero allevamento?

Le autorità francesi sembrano aver preso il caso tanto seriamente che in una loro comunicazione L214 dichiara che Sébastien Arsac è stato oggetto di una procedura di indagine sconcertante. 

“Ho scoperto che i gendarmi avevano chiesto al mio operatore i miei tabulati telefonici tra luglio e ottobre 2019, nel tentativo di individuare gli informatori di questa indagine. Hanno esaminato tutti i numeri di telefono con cui ho scambiato chiamate o messaggi di testo, per 4 mesi!

Durante questi 4 mesi hanno anche studiato i miei movimenti. I treni che ho preso per andare a Brest, quelli per tornare a Parigi. Non hanno lesinato sui mezzi impiegati, nella speranza di identificare chi ci informa degli orrori subiti dagli animali, chi ci fornisce le immagini.”

Ma le forze dell’ordine dovrebbero essere più impegnate che mai a perseguire con la stessa determinazione gli allevatori che permettono o portano avanti maltrattamenti brutali su migliaia di animali, oppure a verificare come sia possibile che strutture dove vengono allevati animali sfruttati dal settore alimentare vivano in condizioni igieniche agghiaccianti.

Noi di Animal Equality siamo al fianco dell’associazione francese in questa battaglia e crediamo nella legittimità del lavoro di documentazione e inchiesta portato avanti da giornalisti e attivisti che in tutto il mondo si battono per portare alla luce la terribile verità di allevamenti e macelli.

Tutto questo non può fermare attività di denuncia e difesa degli animali sfruttati dall’industria alimentare, e le investigazioni sono l’arma più forte che abbiamo di fronte a una industria che non vuole ammettere le problematiche di allevamenti intensivi e macelli industriali, scopri perché. 


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