La mia Comprensione, la mia Protesta, la mia Speranza.

Dopo alcuni giorni di attesa finalmente abbiamo assistito all’annunciata puntata di AnnoUno dedicata agli allevamenti intensivi. Per la prima volta le telecamere di una seguitissima trasmissione televisiva, grazie anche alle informazioni della nostra squadra investigativa, sono entrate senza filtri all’interno di diversi allevamenti intensivi di maiali. Sebbene sia Animal Equality sia altre organizzazioni si fossero già occupate in passato di questi temi, l’opportunità era molto significativa perché affiancata ad un giornalismo di inchiesta spesso abituato a temi di grande attenzione per l’opinione pubblica.

Durante la puntata, oltre ai 21 ragazzi fissi, erano presenti in studio il fondatore di Eataly Oscar Farinetti, il veterinario/allevatore Sergio Capaldo, Alba Parietti e Antonio Di Pietro. Quest’esperienza molto intensa mi ha portato a maturare un’analisi che voglio condividere con tutte le persone che ci seguono.

COMPRENSIONE

La mia comprensione va alla conduttrice Giulia Innocenzi che ringrazio molto per il coraggio e l’impegno che ha messo nella realizzazione di questo speciale. Sicuramente durante la puntata non ha preso posizioni nette contro lo sfruttamento degli animali negli allevamenti, ma il suo ruolo era quello di conduttrice di un programma destinato ad una variegata fetta d’opinione pubblica. Certo, poteva affondare di più su alcune questioni, ma siamo proprio sicuri che non sia accaduto? Grazie all’inchiesta svolta con il supporto di Animal Equality, ha lasciato sbigottito Oscar Farinetti, smentendo la sua tesi delle ‘mele marce’ tra gli allevatori e dei marchi come garanzia di ‘qualità’. Si è presa la responsabilità di un’inchiesta svolta assieme agli attivisti in maniera molto rischiosa, costringendo inoltre il Ministro della Salute di questo Governo in carica, Beatrice Lorenzin, ad intervenire in studio sull’argomento, con giustificazioni che non dimostrano la realtà dei fatti sulla severità dei controlli e sulla garanzia della qualità delle carni.

Durante la trasmissione ha deciso di commentare e mandare in onda diverse immagini inedite, ottenute sotto copertura dalla nostra organizzazione all’interno di un macello di maiali. Un argomento scomodo, talmente scomodo che la maggior parte delle oltre 100 persone presenti in studio, fino a quel momento fortemente coinvolte nel sostegno ad una carne di qualità per i consumatori, ha chiuso gli occhi o voltato lo sguardo. Si parla di rispettare gli animali, ma nel frattempo è accettabile che vengano uccisi nei macelli? Il rifiuto di affrontare la questione da parte della maggior parte degli ospiti è sembrato evidente.

La mia comprensione va a due dei ventuno ragazzi che hanno partecipato al dibattito, Teresa e Andrea, giovani volontari e attivisti impegnati in difesa degli animali. Fortemente e appassionatamente radicali, non nel senso di ‘estremisti’, ma perché consapevoli di essere andati alla radice del problema. Non si sono trovati in una situazione facile, immersi per la prima volta in un’arena dove chiaramente il loro pensiero non era ben visto e tanto meno ben accetto. Hanno dato voce alle richieste urgenti della loro coscienza, alla loro voglia di essere liberi di pensare alla sofferenza degli animali e di esprimere pubblicamente la voglia di combatterla.

PROTESTA

La mia protesta è rivolta ad Oscar Farinetti, che ha minimizzato senza esitazione un problema etico e morale di enorme portata. Ho trovato particolarmente impressionante quando ha dichiarato che siamo un paese sempre impegnato a ‘criticare’. Ebbene se ‘criticare’ significa mettersi in gioco e rischiare (come nel caso della squadra investigativa di Animal Equality) per portare alla luce le ingiustizie, i soprusi e le vessazioni operate da molti (e non da pochi), mi auguro che nascano sempre più critici come noi, per ricordare a persone come Farinetti cosa va concretamente cambiato.

La mia protesta è rivolta al completo stravolgimento della parola ‘rispetto’, così tanto usata dalla maggior parte degli ospiti, soprattutto da parte di molti ragazzi, quasi a voler giustificare in qualche modo ciò che non riuscivano completamente a spiegare di fronte ai loro occhi. La parola ‘rispetto’ dovrebbe essere sinonimo di sensibilità, di solidarietà. Come possiamo quindi essere solidali e sensibili con un animale che entra all’interno di un macello? Alba Parietti durante la trasmissione ha affermato: “Se fossimo noi a ucciderli per mangiare, forse ci penseremmo due volte”Infatti è anche per questo motivo che abbiamo creato i macelli, delegando l’uccisione degli animali a qualcuno che decide di farlo per ‘alleggerire’ le nostre coscienze. Grazie al lavoro sotto copertura nei macelli abbiamo iniziato ad inserire questo dibattito all’interno della società, aprendo le porte ad un’infinità di ripercussioni dalla portata inestimabile.

La mia protesta è per i continui riferimenti al rispetto delle regole, alla tutela per gli animali e per chi li mangia, fornendo come soluzione un allevatore di Norcia che mostra maiali ‘felicemente biologici’ destinati comunque al macello. Sostenere gli allevamenti biologici è eticamente inaccettabile e allo stesso tempo una soluzione insostenibile. La maggioranza delle persone vuole continuare a mangiare carne? L’attuale sistema economico può permettere un’unica soluzione: allevarli in luoghi intensivi come quelli mostrati durante l’inchiesta, considerati però inaccettabili dal 90% degli ospiti. È necessario decidere da che parte stare.

SPERANZA

La mia speranza è per un mondo diverso, che desidero costruire assieme ad Animal Equality e a chi ci sostiene. Ieri all’interno dello studio di AnnoUno era presente anche una grandissima parte di opinione pubblica con cui dobbiamo rapportarci e confrontarci. Non possiamo vivere solo di certezze ideologiche, sarebbe troppo semplice. L’unica strada da percorrere è il confronto con il mondo che ci circonda, un confronto che aiuterà a comprendere anche noi stessi più a fondo.

La mia speranza è rivolta al coraggio e alla forza d’animo della squadra investigativa di Animal Equality: un gruppo di persone ‘invisibili’, senza etichette addosso, pronte a non fermarsi di fronte alle difficoltà, mai. Un gruppo di solidali e silenziosi amici e operai che lavorano per altri individui sfruttati e dimenticati, attraverso mille problemi materiali o personali. Sono la passione per la libertà e la giustizia a spingerci ad andare avanti.

La mia speranza è negli sguardi degli animali che abbiamo incrociato ieri attraverso le immagini andate in onda, nei tantissimi lasciati alle spalle chiudendo la porta di un enorme capanno o appena scaricati da un camion di fronte alle camere di macellazione. La speranza la posso leggere negli occhi dei fortunati che siamo riusciti a salvare durante le nostre indagini, dandogli anche solo una carezza o un rapido sguardo prima di portarli in un posto sicuro, per garantirgli una nuova vita. Una vita libera dalla sofferenza e da un'orrenda fine all'interno di un macello.

La speranza è nella certezza di essere già ora, mentre vi sto scrivendo, a sistemare la nostra attrezzatura e a riprendere il lavoro investigativo nei tanti, troppi luoghi dove gli animali vengono rinchiusi e dimenticati. Oggi è stata scritta una nuova pagina importantissima per il movimento che si batte per la libertà di tutti gli animali, una pagina che ha mostrato a milioni di persone un approccio investigativo diretto ed emotivo. Una pagina è stata scritta, ne rimangono molte altre, aiutateci a scriverle e a raccontarle, perché non vengano mai dimenticate.

 

Stef Bettini, Responsabile Investigazioni in Italia per Animal Equality