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L’Australia brucia, la colpa è anche degli allevamenti?

L’Australia sta bruciando: incendi boschivi continuano a devastare il continente da settembre, le foto e i video di animali carbonizzati, incapaci di sfuggire ai travolgenti incendi sono diventate virali. Si stima che oltre un miliardo di animali siano già morti e, naturalmente, anche le persone pagano il prezzo di questi fenomeni.

Molti ci hanno chiesto se l’allevamento intensivo e il consumo di prodotti animali abbia a che fare con questi incendi, rispondiamo quindi punto per punto su questa delicata questione.

Perché ci sono gli incendi in Australia?

L’Australia è un continente enorme che ha sempre dovuto fronteggiare il problema di roghi spontanei – i diretti responsabili sono le alte temperature e i forti venti – tuttavia la portata degli incendi iniziati nel 2019 e che bruciano ancora oggi è qualcosa di mai visto prima

Di solito il periodo caratterizzato dai roghi comincia in ottobre, a metà della primavera australiana, ma nel 2019 gli incendi sono iniziati molto prima: i primi segnali della stagione degli incendi sono infatti arrivati già a  settembre, quando uno stabilimento alberghiero in una zona delle montagne del Queensland – dove gli incendi sono molto rari, perché è una zona di solito molto umida – è andato a fuoco. I roghi sono poi aumentati nelle settimane successive, diventando oltre settanta a novembre –  l’11 novembre lo stato del New South Wales aveva catalogato come “catastrofico” il rischio incendi

Il 18 dicembre l’Australia ha vissuto la giornata più calda mai registrata nella storia, con una temperatura media di 41,9 gradi. Gli incendi si sono diffusi in tutto il paese, arrivando a bloccare l’autostrada che collega l’Australia occidentale alla costa orientale. La polizia australiana ha di recente reso noto di avere arrestato oltre 180 persone sospettate di avere appiccato incendi nel Nuovo Galles del Sud, è quindi importante ricordare la componente umana che si può celare dietro l’inizio dei roghi, che però vengono alimentati dall’estrema siccità.

La colpa di questi incendi straordinariamente violenti è anche del cambiamento climatico? Sì.

Cambiamento climatico e incendi in Australia

Dopo che, a metà dicembre, è stato registrato il giorno più caldo della storia dell’Australia, nei giorni scorsi in tutti gli stati dell’Australia le temperature hanno superato i 40°C. Questa ondata di caldo ha trovato terreno fertile anche a causa  di una grande quantità di materiale secco particolarmente infiammabile, frutto di una siccità cominciata nell’Australia orientale ormai tre anni fa. Secondo gli esperti, per via della sua posizione, l’Australia è uno dei continenti più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e, ormai da tempo, proprio gli esperti avvertono con insistenza che gli incendi tenderanno a diventare sempre più frequenti a causa dell’aumento delle temperature causate dal riscaldamento globale. I periodi di siccità – che si sono intensificati  già negli ultimi 3 anni – saranno sempre più lunghi, rendendo il terreno e la vegetazione più secchi e quindi adatti alla combustione. Inoltre, temperature più alte saranno la scintilla che farà scatenare numerosi incendi. 

Più di 200 incendi hanno devastato 5 milioni di ettari di terreno in Australia negli ultimi 4 mesi, causando la morte di 26 persone, l’evacuazione di migliaia di abitanti e la distruzione di case e proprietà. Si stima che oltre un milione di animali siano morti a causa di questi incendi, ed è probabile che molti altri continueranno a morire a causa dell’esaurimento del cibo e dei naturali rifugi.

Il governo australiano sta ricevendo moltissime critiche per non aver saputo dare in questi anni una risposta chiara sul cambiamento climatico, e per aver sminuito gli allarmi ambientalisti, anche a causa del tradizionale legame del paese con l’industria mineraria e del carbone. I cittadini, i pompieri e la comunità internazionale condannano la scelta del governo di abolire la tassa sul carbone introdotta dal precedente esecutivo laburista. 

Cambiamento climatico e allevamenti

Gli incendi che devastano l’Australia da mesi possono dunque essere uno dei tanti episodi estremi legati al cambiamento climatico.

L’Australia pur essendo un continente lontano non è un “isola”, è inserita in un unico grande contesto globale di cui tutti noi – volenti o nolenti – facciamo parte. In questo contesto globale una delle principali cause del cambiamento climatico sono gli allevamenti , che contribuiscono  per oltre il 15% alle emissioni totali di gas serra globali, secondo i dati della FAO. Si tratta di una percentuale importante, equivalente a quella dell’intero sistema dei trasporti a livello globale

E non  è solo il diossido di carbonio il problema: il settore dell’allevamento è causa di emissione di gas quali il metano e il protossido d’azoto, che vengono liberati nell’atmosfera da fonti diverse.  Gli allevamenti producono rispettivamente il 37% e il 65% del metano e del protossido di azoto mondiali. Il sistema degli allevamenti intensivi sprigiona quindi tutta una gamma di agenti inquinanti che danneggiano al tempo stesso le persone, gli animali, le piante e l’acqua e contribuiscono in modo sostanziale al cambiamento climatico che causa ormai da anni episodi drammatici, come gli attuali incendi in Australia.

Cosa possiamo fare?

Possiamo (e dobbiamo) combattere i cambiamenti climatici! 

Continuare a basare la produzione di cibo a livello globale sull’allevamento significa ignorare l’impatto che questo sistema sta avendo su tutto il nostro pianeta; secondo il Gruppo intergovernativo ONU sui cambiamenti climatici (IPCC) – la massima autorità internazionale sui cambiamenti climatici – il modo più efficace per contrastare questo fenomeno è scegliere una dieta a base vegetale. E anche le Nazioni Unite hanno affermato che il consumo di prodotti animali deve diminuire fino al 90% per evitare gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici. 

Cambiare la nostra dieta è di gran lunga il modo più semplice, più veloce e più efficace per contrastare i cambiamenti climatici: non richiede iniziative governative, o impegni delle aziende e nuove regolamentazione, implica solo la scelta, 3 volte al giorno, di lasciare fuori dal nostro piatto i prodotti di origine animale!

Scegliere una dieta a base vegetale aiuterà ad evitare di vedere foreste in fiamme ed animali bruciati vivi? In definitiva la risposta è sì, quindi facciamolo ora e tutti gli animali del mondo ringrazieranno! 

Questa non è la prima volta che negli ultimi mesi sentiamo parlare di incendi: solo qualche mese fa le televisioni trasmettevano le terribili immagini dei roghi che quest’anno hanno devastato la foresta amazzonica in Brasile. Anche in questo caso gli incendi che hanno distrutto – e continuano a distruggere –  la nostra terra hanno a che fare con gli allevamenti, in un modo ancora più diretto. Leggi il nostro articolo “Stiamo bruciando l’Amazzonia un boccone alla volta”.