Le verità sull’industria del latte

Il discorso pronunciato da Joaquin Phoenix in occasione degli Oscar, diventato virale, ha generato molta curiosità sulla produzione di latte e altri prodotti caseari.

“Ci sentiamo padroni del mondo naturale, e liberi di depredarlo. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e poi strapparle suo figlio, anche se le sue grida di angoscia sono inconfondibili. Quindi prendiamo il latte destinato al suo vitello e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali”

Animal Equality attraverso il suo lavoro di investigazione denuncia e rivela le pratiche crudeli che l’industria casearia mette in pratica: il ciclo di inseminazioni artificiali, di separazioni e di mungiture meccaniche, fino al macello.

Guarda l’investigazione di Animal Equality sull’industria del latte 

Le mucche non producono sempre latte

Come tutti i mammiferi, compresi noi esseri umani, le mucche producono latte solo ed esclusivamente dopo aver dato alla luce un piccolo. Quindi, sebbene sia comune credere che una mucca produca sempre latte e che se non munta possa soffrire, questa idea è del tutto sbagliata! Il latte viene infatti prodotto solo una volta dato alla luce il vitello, con il solo ed unico scopo di nutrire e crescere il suo piccolo

Una mucca che allatta il suo vitello in natura produce circa 4 litri di latte al giorno, che è il fabbisogno necessario al cucciolo per crescere e svilupparsi. Una “mucca da latte” in allevamento produce una media di 28 litri di latte al giorno, e durante il picco di lattazione può arrivare a produrre fino 60 litri di latte ogni giorno. Alla fine del ciclo di lattazione – che segue come abbiamo detto alla nascita del cucciolo – una mucca può aver prodotto fino a 12.000 litri di latte. Una mucca in natura produrrebbe così tanto latte? No!

Perché producano una quantità sufficiente di latte, le mucche devono partorire almeno un vitello all’anno, a partire dall’età di due anni e affinché questo avvenga le mucche vengono continuamente inseminate artificialmente. Questi continui cicli di gravidanze, lattazioni e mungiture mettono a dura prova il fisico di questi splendidi animali, che in natura vivrebbero fino a 20 anni ma che, purtroppo, a causa del forte stress fisico e psicologico dopo una vita all’interno degli allevamenti intensivi, vengono condotte al macello molto prima. 

Latte, nascite e crudeli separazioni

Perché il latte possa essere munto e venduto o utilizzato dall’industria casearia non deve essere bevuto dal vitello. Questo è il motivo di una delle più grandi crudeltà dell’industria del latte: dopo circa 9 mesi di gravidanza il vitello viene alla luce, ma entro le 36 ore di vita viene allontanato dalla madre, una separazione dolorosa e traumatica sia per la mucca che per il cucciolo.

Il legame tra mucca e vitello è molto forte, i bovini hanno un grande istinto materno e amano prendersi cura dei loro cuccioli, questo è dimostrato scientificamente e gli stessi allevatori testimoniano che mucche e vitelli possono passare intere giornate dopo la separazione a gemere e piangere per il dolore della separazione. 

Le mucche in allevamento sono costrette a ripercorrere questa dolorosa separazione una volta all’anno, per tutta la durata della loro vita adulta, fino al macello.

Dopo essere stati separati dalle loro madri, i vitelli vengono isolati in piccole gabbie. I vitelli di sesso femminile saranno tenuti e una volta raggiunta l’età adulta il loro destino sarà il medesimo delle loro madri: fecondazioni, separazioni e mungiture.

I vitelli maschi – considerati sottoprodotti dell’industria – vengono isolati e alimentati principalmente con diete prive di ferro, affinché la loro carne rimanga tenera e bianca, per essere dopo poco inviati al macello. 

Una mungitura tutta artificiale

Le mucche sono portate alla massima produttività attraverso un ciclo estenuante di inseminazioni e di mungiture che nel sistema intensivo sono tutte meccanizzate. Questo sfruttamento massimo ha delle ripercussioni sulle mucche che soffrono spesso di mastiti (infezioni alle mammelle), zoppie e problemi di fertilità.

In queste condizioni, dopo 4/5 anni di sfruttamento le mucche sono già stremate, a volte addirittura incapaci di muoversi a causa della debolezza. In queste condizioni le mucche vengono spostate con delle ruspe o agganciate per una zampa a piccole gru montate su camion per essere poi trasportate al macello. Come già ricordato questi animali in natura potrebbero vivere fino a oltre 20 anni. 

Ogni volta che abbiamo investigato nel settore lattiero-caseario, ci siamo trovati davanti a casi di abusi, torture e sfruttamento verso vitelli e mucche. La realtà è che nessuno mostra il lato più oscuro di questo settore, perché solo in Italia vengono allevate 2 milioni di vacche da latte, la maggior parte delle quali vive in sistemi intensivi a pascolo zero.

Perché nel nostro Paese, ma in tutto il mondo, c’è ancora l’idea che l’industria lattiero casearia non causi sofferenza agli animali? Principale colpevole dell’immaginario rurale e campestre dell’industria del latte è l’industria stessa. Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo dedicato alle immagini ingannevoli nelle pubblicità dell’industria alimentare