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L’industria della carne sta affrontando una crisi?

Secondo un analista di mercato “il 2021 sarà un anno difficile” per i produttori di carne, complice il Coronavirus che ha influenzato e continuerà a influenzare il mercato. 

Tradotto da Maria M. articolo originale su Plant based News 

L’industria della carne affronterà un “anno difficile” nel 2021, secondo Rupert Claxton, analista di mercato e direttore del settore carne presso la società di consulenza e ricerche di mercato Gira, in Francia. Durante un meeting di settore svoltosi di recente, ha affermato di essere “particolarmente preoccupato” per l’impatto del Coronavirus sul settore.

Claxton ha detto ai delegati che l’industria della carne non è immune dall’imminente recessione e prevede che i mercati di carne di pollo, manzo e maiale non torneranno ai livelli pre-COVID entro il prossimo anno.

«Il giro d’affari durante il prossimo anno nel complesso rimarrà basso e quindi la vera sfida sarà intraprendere azioni per cercare di riportare al rialzo la domanda. Dobbiamo affrontare il 2021 aspettandoci che sarà un anno ancora più difficile e che il mercato europeo in ribasso diventerà un fattore così importante a livello economico da risultare più grave dell’impatto fisico del COVID stesso».

Rupert Claxton

Tutte preoccupazioni che ovviamente hanno anche ragioni molto più profonde e nascoste, ma che sono alla base – oltre alle evidenti ingiustizie nei confronti degli animali – alla necessità di continuare invece sulla strada della diminuzione dei consumi sempre più drastica. 

Carne e Coronavirus

L’industria ha anche sofferto di problemi di immagine durante la pandemia, a causa del legame tra l’allevamento intensivo e il rischio di sviluppo di pandemie. All’inizio di quest’anno, un gruppo di medici britannici ha esortato il pubblico a ridurre il consumo di carne, definendo l’allevamento intensivo una “bomba a orologeria”.

La dottoressa Gemma Newman, membro senior di uno studio medico del Regno Unito, ha dichiarato: “Alcuni politici e altri esponenti delle istituzioni incolpano la Cina per Covid-19, ma non menzionano che tutti i focolai delle recenti gravi malattie sono stati originati dal fatto che l’uomo abbia alterato e manomesso gli habitat degli animali selvatici, o che la nostra insalata di pollo e la nostra pizza alla diavola potrebbero rappresentare il prossimo grande rischio per la nostra salute”.

“La scomoda verità è che gli allevamenti intensivi mettono a dura prova la salute degli animali, i quali vengono di conseguenza trattati con antibiotici che poi finiscono nel nostro piatto. Ciò sarà probabilmente la causa della morte di 10 milioni di persone entro il 2050 a causa dell’antibioticoresistenza, per non parlare delle nuove pandemie virali che si svilupperanno e che andrebbero solo ad aumentare tale cifre. Questa crisi attuale ci mostra che non siamo preparati per il futuro che stiamo creando. I nostri allevamenti intensivi su scala industriale sono come una bomba a orologeria, mentre, al contrario, posso garantire che le lenticchie non scateneranno presto una pandemia virale “.

La crisi della carne nel mercato italiano 

Anche in Italia si nota che la produzione di carne bovina ha subito una flessione in negativo, da gennaio a giugno infatti è scesa del 13,6% (48mila tonnellate in meno), dopo aver già registrato una flessione nel 2019 (-3,6%). 

«Se a questo dato negativo si sommano le grosse perdite in termini di valore unitario che si stanno registrando negli allevamenti e nei macelli in questi sei mesi è evidente che la filiera bovina registrerà perdite di valore a doppia cifra in questo 2020».

Report Ismea 

Al calo della produzione nazionale si unisce anche una diminuzione delle importazioni, non si può dimenticare infatti che l’Italia produce solo il 55% del suo fabbisogno di carne bovina e il restante proviene da Import. 

Il problema potrebbe essere legato al Coronavirus? Sicuramente durante il lockdown è pesata la chiusura di ristoranti e mense, che incidono in modo importante sui consumi di tutta Europa.

Le preoccupazioni dell’industria della carne, le flessioni nei consumi, sono sintomo di una crescente instabilità di questa industria? Questi sono i primi sintomi di un futuro declino del settore? 

È ancora forse troppo  presto per parlarne, ma sicuramente queste notizie, insieme a quella della battaglia al parlamento Europeo per le denominazioni degli alimenti a base vegetale, sono segni della forza e del peso che le scelte dei consumatori e dei cittadini  di non consumare più carne e derivati hanno sull’industria della carne.

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