Napoli: nella capitale universale della Pizza, da vegani

Ma chi ha detto che mangiare veg è difficile? Scegliere una dieta 100% vegetale non significa rinunciare al gusto o al piacere di scoprire nuovi sapori, nel caso della pizza, poi, i giochi sono ancora più facili. Per dimostrarlo, insieme a Tadzio Pederzolli – chef del ristorante  “Radicetonda” a Milano e della scuola itinerante di cucina naturale “Baciamincucina”, curioso viaggiatore e volto noto della scena musicale underground milanese ed italiana  – abbiamo dato vita ad una rubrica di Animal Equality e del nostro sito dedicato all’alimentazione a base vegetale Love Veg per raccontarvi come mangiare in Italia in modo 100% veg senza mai più sentirvi diversi.

Doverosa premessa previa lettura: siamo al secondo appuntamento di questa rubrica , ed anche stavolta questa potrebbe essere considerata una nuova apologia del carboidrato (il primo appuntamento lo trovi qui), visto che a quanto pare il mio amore per i farinacei rimane costante. 

Tra tutti i posti in cui potevo scegliere di andare, e tra tutte le cose che potevo aver voglia di divorare, ho deciso  di proseguire il cammino della pizza, scegliendo come meta la sua (della pizza, s’intende) capitale universale: Napoli.

Tra le sventure ed i disagi che questo virus si è portato appresso, non riesco a non vedere con grande ottimismo il fatto che non sia mai stato così bello vivere ed esplorare la nostra meravigliosa penisola, privata almeno per una volta dalle orde dei turisti. 

Napoli in questa cornice di turismo ridotto si è confermata lo splendore di città che mi hanno tutti descritto: poesia, storia e cultura ad ogni angolo. Ma soprattutto: pizza.

Inutile ricordare quali siano i natali di questo meraviglioso piatto, concepito proprio a Napoli circa cinque secoli fa. Ed è dal diciottesimo secolo che qui la pizza, pur mantenendo salde le proprie radici nella tradizione senza inutili eresie, si evolve, muta e migliora, grazie alle sapienti mani dei pizzaioli che popolano il comune partenopeo.

In cinque giorni di permanenza mi sono fatto un piano ben preciso: visitare il maggior numero possibile di pizzerie, e stilare una sorta di classifica. Il risultato è stato non riuscire a smettere di mangiare pizza per l’intera vacanza, dominata dalla mia perenne fame da instancabile (e vorace) pedone curioso. Buon per voi, perché a conti fatti sono riuscito a provare 10 pizzerie. Questo per ribadire che anche in una città come Napoli, famosa per la propria tradizione alimentare decisamente ricca di prodotti di origine animale, trovare pietanze 100% vegetali da capogiro sia molto più facile di quanto si pensi.

Tappa 1: da Michele 

Appena arrivato in treno la prima tappa è obbligatoriamente “Da Michele”, trovandosi a pochi passi dalla stazione. Locale storico (ha appena compiuto 150 anni dalla sua nascita), Michele è un vero e proprio guru della pizza, nonché apripista nel rendere rinomato e celebre, anche fuori da Napoli, questo favoloso piatto.

Nonostante non sia esattamente l’ora di punta (sono le 3 passate), il locale è pieno, con tanto di coda. Decido così di prendere una marinara d’asporto. Mi stupisco della rapidità nel servizio d’asporto: oltre a farmi saltare la coda chilometrica fuori dal locale, il tempo d’attesa è durato esattamente il lasso di tempo impiegato tra pagare, lavarmi le mani e tornare in cassa. Felice come una pasqua ritiro la mia pizza ed esco dal locale alla ricerca di un’area verde in cui godermi il pasto.

Pizza da Michele Napoli
Pizza Marinara, Da Michele, Napoli

La mia prima pizza a Napoli. Ottima la cottura, impasto leggero ed altamente digeribile, pomodoro saporito. Ma totalmente assente l’olio extra vergine di oliva, sostituito da quello di semi (scopro successivamente essere di semi di soia). Da quanto ho capito, questa pizzeria ha fatto una scelta “politica” di impiegare olio di semi piuttosto che l’olio EVO. Per quanto mi riguarda una scelta poco azzeccata., tanto da svalutare questa pizza (che con l’olio buono avrebbe tranquillamente preso un 9) ma a cui darò solo un 7. 

Tappa 2: Starita Materdei 

Ho la fortuna di unirmi a qualche amico per cena, e decidiamo di prenotare nella storica “Starita”, uno dei pilastri della pizza napoletana, e ormai presente anche in altre città sul territorio nazionale e non. Abbiamo decisamente fame, decidiamo quindi di ordinare e condividere diverse pizze. Come antipasto non possiamo farci mancare degli “scugnizzi” (pallette di pizza fritta, serviti in questo caso con pomodorini e rucola freschi)

Continuiamo con una fantastica marinara, leggermente più piccola rispetto ad altri posti (scopro che ogni quartiere ha la propria filosofia sulle dimensioni della pizza), cotta a regola d’arte, saporita, leggera, super.

Segue una montanara (ovvero una pizza fritta). Anche se io sono della scuola “fritto è bello”, devo dire che, almeno per la pizza, continuo a preferire la canonica cottura al forno.

Pizza fritta Starita Napoli
Pizza montanara, Starita, Napoli

Continuiamo con una rossa con olive e scarola, ed una con friarielli e pomodorini freschi. Non ci capacitiamo dalla bontà di queste pizze, nonostante la quantità di cibo ordinato ci sembra non averne mai abbastanza. 

Starita promosso a pieni voti con un 9 che sarebbe potuto essere un 10, se non fosse per lo scontrino leggermente più alto rispetto alcuni suoi competitor: che la fama abbia fatto un po’ lievitare i prezzi?

Tappa 3: Sorbillo Lievito Madre 

Mi trovoall’ ora di pranzo nel pieno centro di Napoli, la via più turistica e gremita del capoluogo campano. Sorbillo è forse il nome più noto fuori dalla città, ed infatti il locale è pieno, e la fila per sedersi decisamente lunga. Adotto la stessa tecnica impiegata in precedenza da Michele, e ordino una marinara che mi permette di saltare code e disagi annessi. Ordino, pago, il tempo di lavarsi le mani e la pizza è pronta.

Questa pizza è semplicemente perfetta. Sprecherei parole nel descriverla, è da provare. E lo scontrino ne conferma l’unicità: 3,5 euro per una pizza da capogiro. Voto 10. Se siete a Napoli non potete non andarci.

Tappa 4: Kalo 

Non lontano dal lungomare si trova questa pizzeria che si è guadagnata una discreta fama negli ultimi anni, sgomitando per uscire dall’ombra delle concorrenti. “50 Kalo” ha un ambiente leggermente più formale rispetto alle pizzerie visitate finora, di stampo decisamente più “rustico”. Mi siedo e scopro con gioia che le pizze vegetali sono segnalate in menu con la classica fogliolina, rendendo ancora più semplice la scelta, che ricade su una pizza bianca con scarola, olive e pomodoro fresco.

Pizza Kalo 50 Napoli
Pizza scarola, olive e pomodoro, 50 Kalo, Napoli

Impasto strepitoso, ingredienti di altissima qualità, servizio cordiale e celere. Avrei ordinato una seconda pizza, perché davvero strepitosa, ma scelgo di trattenermi in vista delle tappe successive. Ad ogni modo 50 Kalò conferma la propria nomea, una pizza fatta a regola d’arte. Voto 9,5 (come da Starita, anche qui lo scontrino ha una flessione verso l’alto che ne inficia leggermente il giudizio).

Tappa 5: Concettina ai 3 santi 

Se ci si trova dalle parti del Rione Sanità, non si può non fare tappa da Concettina. Incastonato in questo quartiere meraviglioso, forse il mio preferito di Napoli, “Concettina ai 3 Santi” ha iniziato ad aprirsi al grande pubblico grazie alla riqualificazione della zona, ad oggi estremamente viva e turistica. In questo locale l’informalità è di casa, e si può scegliere se consumare nel ristorante, o nel corner concepito per un pasto più veloce. Io opto per la seconda, ed ordino la mia marinara.

Pizza concettina 3 santi napoli
Pizza Marinara, Concettina ai 3 santi , Napoli

Sembrerà assurdo (almeno a me lo sembrava, prima di essere a Napoli) ma anche qui mi trovo di fronte ad un’altra pizza perfetta, la mia soddisfazione a fine pasto è massima. E per questa pizza ho speso 2,5 euro (a Milano forse sarebbe a malapena il costo del coperto). Sono quasi commosso, e per questo il mio voto non può che essere 10, con bacio accademico, vista la bellezza del quartiere in cui si trova questa pizzeria.

Tappa 6: Francesco e Salvatore Salvo 

Tappa obbligata se ci si trova sul lungomare di Napoli, Francesco e Salvatore Salvo propongono una versione in chiave “gourmet” della pizza napoletana. Prendo posto nell’ampio locale dal tocco vagamente chic, e prendo immediatamente possesso del menu. L’occhio cade sulla loro pizza al pomodoro, concepita in collaborazione con Salvatore Bianco (chef con una stella Michelin). Sei pomodori in consistenze e cotture diverse saranno il condimento di questa marinara alternativa.

La pizza si presenta decisamente bene, ottimo l’accostamento di pomodori confit, a quelli grigliati ed affumicati, che fanno un bel contrasto di sapore e consistenza, rispetto alla passata. Promossa, anche se forse avrei dovuto prendere una marinara (che continua ad essere il mio primo grande amore) per avere un termine di paragone in linea con le pizze precedenti. Concludo il pasto con una piacevole scoperta (che determinerà inequivocabilmente il voto finale per questa pizzeria): zeppole al cacao.

Grazie a questa proposta vegetale di fine pasto, il locale e la sua pizza guadagnano un 9,5. Scontrino leggermente sopra la media (anche perché io ho scelto una pizza gourmet, una delle più costose in menu), ma soldi ben spesi.

Tappa 7: Oro bianco 

Decido di fare un pellegrinaggio in una zona ancora inesplorata (e decisamente poco vicina a punti d’interesse) di Napoli, specificatamente per provare questa pizzeria. Oro bianco si trova ad una mezzoretta a piedi dal centro storico, non lontano dalla zona industriale della città. Contrariamente alla prassi che seguono molte pizzerie storiche, qui non si utilizza la farina Caputo, ma un blend di farine biologiche. Mi accomodo ed ordino ancora una “pizza al pomodoro”, che in questo caso è una marinara arricchita di pomodori datterini freschi, a spicchi.

Pizza Oro Bianco Napoli
Pizza Pomodoro, Oro Bianco, Napoli

Ottimo impasto e cottura perfetta, contrariamente alla pizza precedente in questo caso la presenza dell’aglio bilancia a mio avviso la dolcezza del pomodoro partenopeo, col senno di poi inizio a faticare nel gustarmi a pieno una pizza al pomodoro senza l’immancabile spicchio di aglio.

Rapporto qualità prezzo decisamente buono, unica pecca la distanza rispetto a tante altre buone pizzerie provate finora. Voto 8,5.

Tappa 8: Di Matteo 

Torniamo ora nel pieno centro della città, nel cuore di Napoli ed a pochi metri di distanza dall arcinoto Sorbillo (già menzionato e testato poche righe sopra). Di Matteo rimane fedele alla linea tradizionale nella sua offerta e nella struttura del locale, molto spartano e caotico (quasi labirintico, essendo su più livelli). La fila è tanta, e la fame non da meno, decido quindi di optare per una bella marinara d’asporto.

Pizza Di Matteo napoli
Pizza Marinara, Di Matteo, Napoli

Questa pizza è semplicemente divina, impasto perfetto, cottura magistrale, ma sopra ogni cosa il pomodoro batte a mani basse quello di tutte le pizze mangiate finora. Un profumo ed un sapore incredibili, e bilanciamento tra dolce e salato perfetti, tanto da farmi tornare indietro a scambiare quattro chiacchiere con i pizzaioli, complimentandomi con loro per l’operato. Prezzo assolutamente da capogiro (in senso positivo), 3,5 euro per una delle migliori pizze di Napoli. Voto 10, senza se e senza ma.

Tappa 9: cantina del Gallo 

Vengo indirizzato verso questo ristorante/pizzeria da un caro amico autoctono, mi incammino così fiducioso verso il quartiere Mater Dei. Il locale a conduzione familiare, con ambiente molto informale, è incastonato in uno dei colli che segmentano la città, nel quartiere già visitato in precedenza quando ho visitato Starita. Mi accomodo ed ordino la mia marinara.

Cantina del Gallo pizza Napoli
Pizza Marinara, Cantina del Gallo, Napoli

Rimango per la prima volta in questi giorni un po’ deluso dalla pizza che ho di fronte (ed in bocca). La trovo abbastanza secca (poco pomodoro), troppo cotta (quasi scrocchiarella), con un impasto decisamente meno curato rispetto alle pizze rivali. Dovrò dare una seconda chance al locale, magari provando altro (che non sia pizza…) del menu. ossi stato a Milano, forse avrei promosso pizza e pizzeria, forse, ma relativamente al fatto che ci troviamo a Napoli, e si può decisamente avere di meglio. La paletta alza un 5,5.

Tappa 10: Eccellenze campane 

Saluto il capoluogo campano con questa pizza che si trova nei pressi della stazione dei treni di Napoli, all’interno di una zona commerciale in cui sono presenti varie realtà di ristorazione napoletana, in un contesto edile che se volessimo descrivere potremmo chiamarlo una versione partenopea (decisamente edulcorata) di Eataly. Ordino così l’ultima marinara di questo viaggio.

Pizza eccellenze campane Napoli
Pizza Marinara, Eccellenze Campane, Napoli

Ottima pizza, anche qui come in passato è tutto fatto con i crismi del caso, impasto, cottura ed ingredienti sono, come già detto, ottimi. Comoda anche la location, nel caso in cui venga un languorino aspettando la coincidenza, tra un treno e l’altro (dalla stazione sono meno di 15 minuti a piedi). Voto 8,5 (non di più, perché in città si può avere di meglio, e la location non è esattamente accogliente rispetto a pizzerie più tipiche).

Per se lo stesse chiedendo: in questi giorni mangerecci mai mi sono sentito appesantito da quanto mangiato, proprio perché la leggerezza della pizza a Napoli è unica al mondo.

Il mio viaggio alla ricerca della pizza perfetta finisce (per il momento) qui, ma non finisce qui la mia voglia di esplorare nuovi territori alla ricerca di piatti vegetali nelle cucine tradizionali del mondo.

Come ho avuto e avrò piacere di mostrarvi, ogni luogo ha piatti della propria tradizione completamente a base vegetale, trovarne non è difficile.

Mangiare vegetale è ancora più facile a casa: se sei in cerca di consigli su come sostituire gli ingredienti di origine animale, o ricette sfiziose prive di sofferenza animale, visita subito Love Veg, il sito di Animal Equality dedicato all’alimentazione 100% vegetale.