maiale, gabbia, allevamenti intensivi

Per noi è quarantena, per gli animali la vita intera

Gli animali vivono e muoiono prigionieri tra quattro mura, ma tu puoi aiutarli (anche da casa)

L’emergenza coronavirus investe il nostro Paese da poco più di un mese. In tutta Italia, in ottemperanza del Decreto del Governo, vige la regola dello stare a casa: nessuno si può più muovere a meno che non sia per ragioni di necessità. Milano è deserta, le strade sono vuote, così come quelle delle altre città, di tanti paesi. Quando si esce per fare la spesa o andare in farmacia, le poche persone che si incontrano camminano con lo sguardo rivolto verso il basso. 

Non è un momento facile per nessuno di noi

Il mio pensiero, in questi giorni, va a tutte le vittime di questa situazione. A tutti quelli che hanno perso qualcuno di caro, alle persone anziane, a quelli che hanno timore per il futuro. A chiunque sia chiuso in casa in solitudine. Il mio pensiero va anche a tutto il personale medico che sta lavorando incessantemente per aiutare chi ne ha bisogno, e ai familiari delle persone che non sono riuscite a sconfiggere il virus. 

Questa situazione sta cambiando la vita di tutti

Da quando è scoppiata questa emergenza siamo tutti costretti a rimanere chiusi in casa, e stiamo facendo fatica, perché vivere fra quattro mura non è piacevole. Affatto. Io vivo in un monolocale; lo spazio che ho a disposizione non è tanto, così come non è tanta la luce, e in questi giorni di segregazione forzata questa situazione ha iniziato a starmi davvero stretta. Sento di non potermi muovere e tutto intorno a me sembra completamente fermo. Le pareti del luogo che è sempre stato il mio rifugio felice – la mia casa – adesso mi fanno sentire oppressa, e la luce che entra nell’appartamento, ricordandomi la libertà, non è mai stata così bella. Guardo fuori dalla finestra e penso a quanto mi manchi uscire, muovermi, e sentirmi libera di vivere la mia vita appieno.

E poi penso a loro: gli animali rinchiusi negli allevamenti

Penso al fatto che la loro intera esistenza trascorre fra quattro mura; fra le pareti di luoghi sudici, bui, e freddi. In molti, troppi casi, quelle pareti sono gabbie in cui non possono letteralmente compiere alcun movimento. 

L’immobilità che mi ha così tanto debilitato in questi giorni, per loro è l’unica cosa che esiste. Il vuoto che mi ha intristita così tanto, per loro è l’unica realtà possibile. La noia che mi ha alienata così tanto, per loro è tutto.

Una scrofa in una gabbia per la gestazione,

Ricordo ancora la prima volta che ho visto un animale in gabbia: era la foto di un’investigazione di Animal Equality, una scrofa dentro un allevamento intensivo. Accasciata sul pavimento di cemento e incastrata fra le sbarre di metallo, troppo strette per lasciarle la possibilità di muoversi. Immobile. Non ho  mai dimenticato il suo sguardo. Da quel momento ho passato ogni istante della mia vita a pensare a come liberarla. A come liberare lei, e tutte quelle come lei. E poi anche tutti gli altri animali. Dalle gabbie, dalla sofferenza, dalla crudeltà. Non passa un giorno senza che pensi a quella scrofa, e a tutti gli altri animali che come lei vivono un’esistenza di vera e propria prigionia. 

La vita chiusi in una gabbia

Di tutte le atrocità che vivono gli animali negli allevamenti, l’immobilità è quella che mi fa più paura. In quei posti infernali, a regnare è il nulla. Non c’è via di scampo, non c’è la luce del sole, non c’è una tana o il conforto dei compagni in libertà. C’è solo quel senso di vuoto e di paura. C’è solo quello stare fermi fra le sbarre, c’è solo quel tempo che non passa mai, sempre uguale a sé stesso. 

Penso al disagio che sto provando durante questa quarantena, in una bella casa, al caldo e con tutte le comodità, con un lavoro che amo e che mi tiene impegnata, circondata dall’affetto di tante persone; e mi chiedo cosa possa significare per degli esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza, passare tutta una vita rinchiusi, senza niente da fare, senza nessuno con cui interagire, in un luogo in cui il tempo non esiste. Quando l’emergenza finirà e potrò finalmente uscire di casa, la mia vita riprenderà a scorrere normalmente.  

Gli animali, invece, usciranno dai luoghi infernali in cui vivono con una sola destinazione: il macello

Con l’ultimo Decreto del Governo nuove misure sono state introdotte, tra queste la chiusura di aziende, fabbriche ed altre attività non ritenute essenziali. Gli allevamenti e i macelli di tutto il paese, però, continueranno il loro lavoro. Nell’ultima circolare del Ministero della Salute firmata dal Direttore generale della sanità animale e dei farmaci veterinari, si legge infatti che fra le attività che non possono essere differite, si trovano la raccolta del latte e raccolta delle uova; la raccolta e lavorazione dei sottoprodotti di origine animale; il ricevimento e la lavorazione delle carcasse derivanti da macellazioni speciali d’urgenza; lo spostamento di animali da vita e da macello finalizzato ad evitare il sovraffollamento delle strutture; la movimentazione di pulcini dagli incubatoi; infine, la macellazioni di animali, comprese quelle speciali d’urgenza.

Anche in un momento in cui tutto si è fermato, gli animali non hanno tregua

Costringere milioni di individui sensibili ed intelligenti a trascorrere una vita miserabile rinchiusi in gabbie e capannoni senza luce e senza aria, a patire il freddo, il caldo e le malattie per poi per poi condurli al macello è considerata dalla nostra società un’attività indispensabile, tanto indispensabile da non potere essere fermata nemmeno per qualche settimana. 

In tutto questo c’è qualcosa di profondamente sbagliato

La cosa davvero indispensabile è cambiare tutto questo. Subito. Gli animali hanno disperatamente bisogno di qualcuno che lo dica, anzi, lo gridi. Ma non solo, hanno bisogno di qualcuno che non abbia timore di pensare ed agire controcorrente, e che sia disposto a mettersi in gioco per loro. Hanno bisogno di qualcuno che li difenda. 

Per fortuna qualcuno che li difende, c’è

Esiste una squadra composta da decine di migliaia di persone che non hanno paura di pensare e di agire controcorrente, e che ogni giorno sono disposte a fare la propria parte. Sono i Difensori degli Animali di Animal Equality, il gruppo di attivismo digitale più numeroso ed attivo d’Italia. 

I Difensori degli Animali di Animal Equality vogliono cambiare le cose e non si fermano davanti a niente, e il loro coraggio viene sempre ripagato: insieme hanno già fatto la differenza per milioni di individui nel nostro paese e nel resto del mondo. 

Per cambiare le cose bastano un telefono o un computer ed una connessione internet

I Difensori degli Animali agiscono in modo strategico e sapientemente coordinato, e ottengono risultati incredibili per gli animali negli allevamenti intensivi, il tutto senza muoversi da casa; Il loro motore è la compassione, ed il loro obiettivo è la giustizia.

Seppure ci si trovi nell’era digitale già da molto tempo, mai come adesso siamo stati consapevoli dell’importanza di poterci connettere gli uni agli altri attraverso internet, e di quanto si possa ottenere semplicemente con un click. In questi giorni spesi in casa, un click può significare davvero tutto: un click è il sorriso di un amico in videoconferenza, il messaggio che ci tira sul morale, la donazione ad un ospedale. 

Per gli animali negli allevamenti un click può significare l’unica e sola speranza di una vita migliore

In questo momento storico la nostra libertà di movimento è inevitabilmente compromessa, ma lo stesso non si può dire della nostra libertà di scegliere da che parte stare. A tutte le persone che vogliono stare dalla parte degli animali va il mio invito ad unirsi subito alla squadra dei Difensori degli Animali di Animal Equality. Perché questa immobilità può trasformarsi in un’occasione unica per cambiare le cose; perché in questi tempi difficili, potersi rendere utili per qualcosa di importante non può fare che bene.

Ma soprattutto perché passata questa quarantena noi saremo di nuovo liberi, ma gli animali negli allevamenti continueranno ad avere disperato bisogno di aiuto.

Carolina Bertolaso, Campaigns Manager Animal Equality Italia