Animal Equality non correrà la Milano Marathon

Il 5 aprile avremmo dovuto partecipare alla Milano Relay Marathon con il nostro progetto #Run4Animals: una staffetta di beneficenza riservata alle organizzazioni non profit che si svolge ogni anno in occasione della Maratona di Milano.

Si tratta di un grande evento, sia dal punto di vista comunicativo che di raccolta fondi, su cui Animal Equality ha investito e puntato molto, sicuri che i nostri supporter ci avrebbero dato una mano anche in questo caso.

Ed effettivamente ci avete risposto in tanti, aziende e privati, per correre e supportarci in questo progetto per gli animali.

Ma poi qualcosa è cambiato e siamo stati costretti a fare un passo indietro.

Infatti, ci sono compromessi che da organizzazione integra e indipendente quale siamo sempre stati non possiamo assolutamente accettare.

Prendere la decisione di non correre la Milano Marathon dopo aver speso mesi interi di lavoro in questo progetto non è stato facile. Ma è la cosa giusta da fare.

Alice, General Manager di Animal Equality Italia, ha realizzato questo video per spiegare le reali motivazioni di questa rinuncia a tutti i nostri supporter:

Una decisione inaccettabile


Quando Animal Equality ha firmato il contratto di partecipazione alla Maratona di Milano del 5 aprile, la staffetta riservata al mondo del non profit si chiamava “Milano Relay Marathon“. Pochi giorni fa invece, abbiamo appreso che questo evento è ufficialmente diventato la “Rigamonti Relay Marathon“.

Questo perché Milano Marathon ha deciso di accettare l’offerta del salumificio Rigamonti come title sponsor, ovvero quello sponsor a cui va intitolata la manifestazione.

Animal Equality si batte da oltre 14 anni per i diritti degli animali allevati a scopo alimentare.

È chiaro a tutti che la nostra missione e i nostri valori sono in totale contrasto con quelli di un’azienda come Rigamonti che, per chi non lo sapesse, è uno dei più grandi salumifici italiani.

Si tratta di una scelta inaccettabile, che Animal Equality non può che rifiutare.

Ma il nostro rifiuto di partecipare non è legato soltanto a una ‘questione di principio – anche se qualsiasi altra azienda che sfrutta gli animali come title sponsor di un evento simile sarebbe stata un motivo sufficiente per non aderire alla manifestazione.

Purtroppo, c’è molto di più.

Gli scandali legati a Rigamonti


Animal Equality è un’organizzazione che si impegna per tutelare anche il futuro del pianeta, oltre che quello degli animali.

E lo abbiamo dimostrato tramite l’azione con Joaquin Phoenix a Londra di poche settimane fa, tramite le nostre inchieste sulla deforestazione in Amazzonia e tramite le nostre indagini sull’impatto ambientale degli allevamenti intensivi.

Non possiamo dire lo stesso di Rigamonti.

Anzi, questa azienda che gli organizzatori della Milano Marathon hanno accolto come title sponsor di un evento rivolto agli operatori del non profit, è tutto tranne che trasparente sul tema.

A metà novembre  dello scorso anno, il giornalista Max Andreetta ha mostrato con un approfondito servizio su Piazza Pulita i lati oscuri di Rigamonti, un’azienda che sembrerebbe esclusivamente italiana ma è invece controllata da JBS, una multinazionale brasiliana coinvolta in numerosi scandali e inchieste per i pesanti legami con la deforestazione e gli incendi che hanno devastato e continuano a devastare la foresta amazzonica.

Molti non sanno infatti che quando parliamo di bresaola non parliamo di un prodotto interamente italiano.

La maggior parte della bresaola e dei prodotti venduti da Rigamonti provengono proprio dal Brasile, dove JBS macella ogni giorno migliaia di bovini e, nello specifico, un animale brasiliano utilizzato per produrre proprio la bresaola, lo Zebù.

L’unico modo che hanno per vendere questa carne come prodotto IGP italiano è di processare e inscatolare tutto in Italia, come appunto avviene nel caso di Rigamonti.

Secondo quanto riportato da numerose inchieste giornalistiche internazionali, la provenienza di questi bovini brasiliani è inoltre incerta.

Attraverso un sistema fraudolento molti produttori, compresi quelli che hanno venduto capi a JBS, nascondono il fatto che gli Zebù e i bovini vengono allevati proprio nelle aree deforestate, devastate da incendi dolosi per fare spazio proprio a nuovi allevamenti intensivi, causando morte, distruggendo l’ecosistema e danneggiando le popolazioni locali.  

Non siamo gli unici a denunciare questo sistema, ma non possiamo non ribadire che tutto questo è inaccettabile. La situazione in Amazzonia, le vite di questi animali costretti a tali sofferenze, il comportamento di JBS sono tutti aspetti che non possiamo ignorare, come non possiamo fare finta che Rigamonti sia un’azienda direttamente controllata proprio da un’ambigua multinazionale brasiliana.

Che cosa succede adesso


Forti di questa decisione, ci siamo premurati di contattare tutte le persone che avevano aderito alla staffetta o che ci avevano dato la loro disponibilità a diffondere l’evento, per metterle al corrente di quanto accaduto.

La nostra presa di posizione è stata di esempio anche per altre due organizzazioni non profit iscritte alla Relay Marathon: LNDC – Animal Protection e Il Rifugio degli Asinelli Onlus, con le quali ci siamo trovati subito concordi nel rinunciare alla partecipazione.

Siamo sicuri che i nostri sostenitori capiranno le nostre profonde motivazioni e siamo anche certi che difficoltà come queste servano a renderci ancora più forti e uniti nella lotta contro lo sfruttamento degli animali.

Animal Equality ringrazia tutti per le parole e il sostegno che stiamo ricevendo in questo momento. Continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti, e grazie per esserci vicini. Sappiamo che spesso la scelta giusta è quella più difficile.