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L’industria della carne dietro agli incendi in Brasile: nuove immagini esclusive di Animal Equality

Settembre 8, 2021 Aggiornato: 8 Settembre 2021

Abbiamo lanciato un appello rivolto al governo brasiliano e all’UE: chiediamo di proteggere dalla deforestazione questi ecosistemi fondamentali per il nostro Pianeta

Abbiamo rilasciato un nuovo esclusivo reportage, narrato dalla voce della cantautrice Giorgia, che approfondisce il ruolo dell’industria della carne nella deforestazione illegale delle regioni del Cerrado e del Pantanal, in Brasile. 

Guarda le esclusive immagini del nostro reportage:

Il team investigativo di Animal Equality si è recato nello stato del Mato Grosso per indagare sugli incendi nelle foreste del Pantanal e nella savana del Cerrado, raccogliendo interviste e testimonianze di coloro che sono in prima linea nella battaglia contro la deforestazione. Il reportage rivela che gli allevatori appiccano illegalmente incendi per ricavare terreni da destinare all’allevamento di bovini da carne e per piantagioni di soia, la maggior parte della quale viene esportata per essere utilizzata come mangime per gli animali negli allevamenti di tutto il mondo.

Carne bovina, dal Brasile alle tavole italiane 

Secondo una ricerca di MapBiomas, il 99,8% della deforestazione in Brasile lo scorso anno ha mostrato segni di attività illegale. In Brasile (il più grande esportatore mondiale di carne bovina) gli allevamenti intensivi e i macelli industriali sono responsabili di oltre l’80% della deforestazione e si stima che il 98% di questi incendi sia stato appiccato da allevatori di bestiame per disboscare le foreste. 

Un quinto (17%) della carne bovina importata in Unione europea dal Brasile è legato alla deforestazione illegale (in Amazzonia e in Cerrado). L’Italia, con un import tra le 25.000 e le 30.000 tonnellate è il primo importatore europeo di carne bovina fresca e surgelata dal Brasile. L’Italia, secondo i calcoli di Etifor, ha indotto in media una deforestazione associata al consumo di carne compresa fra i 5.900 e gli 11.153 ettari all’anno. Inoltre, secondo lo studio The rotten apples of Brazil’s agribusiness, il 20% della soia e il 17% della carne bovina consumate in Europa potrebbero provenire da deforestazione illegale. 

Ad oggi il 70% della carne per la produzione di bresaola IGP utilizza materia prima proveniente dal Sud America. Una delle principali aziende italiane di produzione di bresaola, Rigamonti, è direttamente collegata alla multinazionale della carne JBS, accusata di produrre su terreni disboscati illegalmente

La nostra richiesta all’Europa e al governo brasiliano 

Non possiamo più permettere che l’industria della carne devasti il nostro pianeta per i suoi interessi, per questo Animal Equality ha lanciato un appello internazionale per chiedere all’Unione europea e al governo brasiliano di intervenire per fermare la deforestazione illegale dell’Amazzonia collegata all’industria della produzione di carne bovina. 

Al fine di garantire che l’accordo commerciale UE-Mercosur non aggravi i maltrattamenti sugli animali e la distruzione ambientale legati alla produzione illegale di carne bovina in Brasile, Animal Equality chiede all’Unione europea di non ratificare l’accordo commerciale UE-Mercosur fino a quando l’UE non adotterà un’opportuna legislazione che regoli i prodotti importati con standard specifici per il benessere degli animali e la sostenibilità ambientale.

Nonostante la condanna dei funzionari dell’UE infatti, la produzione illegale di carne bovina in Brasile continua a essere pesantemente sovvenzionata con denaro pubblico, alimentando la distruzione irreversibile dell’Amazzonia, del Cerrado e del Pantanal, nonché il trasporto illegale e la macellazione di milioni di animali da allevamento. 

Attraverso un appello internazionale indirizzato al governo brasiliano, ai governi nazionali e ai suoi partner commerciali chiediamo quindi di interrompere tutti i sussidi ai produttori che non dimostrano di approvvigionarsi da allevamenti in cui non si verificano abusi sugli animali e legati alla distruzione ambientale e di stabilire dei sistemi di monitoraggio trasparenti, che consentano alle autorità e a qualsiasi cittadino di verificare l’origine degli animali allevati a scopo alimentare e le condizioni in cui tali animali sono stati allevati.

Oltre a questo chiediamo di smettere di importare prodotti provenienti da queste pratiche crudeli per gli animali e distruttive per l’ambiente e di adottare politiche, sia interne sia estere, che aiutino a porre fine all’allevamento intensivo. Puoi aiutarci anche tu  a far arrivare il nostro appello ai politici firmando la nostra petizione.


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