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Le nostre immagini su Rai 3 per mostrare le crudeltà degli allevamenti intensivi

Agosto 24, 2022

Il 23 agosto, il programma di approfondimento Filorosso, in onda in prima serata su Rai 3, ha trasmesso alcune nostre immagini realizzate insieme a Essere Animali all’interno di allevamenti di suini nell’ambito di un servizio dedicato all’impatto ambientale degli allevamenti intensivi.

Le nostre immagini mostrano scrofe rinchiuse all’interno di gabbie metalliche dove non sono in grado di muoversi né di prendersi cura dei propri piccoli, allontanati dalle madri subito dopo la fase di allattamento per essere messi all’ingrasso. Tra i maialini appena nati, alcuni giacciono a terra senza vita: il filmato mostra infatti piccoli corpi esanimi in mezzo a quelli di altri suinetti ancora vivi.

Guarda ora le nostre immagini andate in onda su Rai 3:

Si tratta di un allevamento come ce ne sono tanti che, pur operando nei limiti legali, non risulta meno crudele nei confronti degli animali confinati al suo interno, nella totale indifferenza per il loro benessere e bisogni etologici.

Nel corso del servizio (che è possibile rivedere qui su RaiPlay), sono stati mostrati anche allevamenti intensivi di suini e bovini all’ingrasso siti in Pianura Padana, area in cui si conta la metà della produzione nazionale di suini e un quarto della produzione di bovini e dove viene rilevata la maggiore concentrazione di emissioni di gas serra in Italia. 

Come ha spiegato Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia, nel nostro Paese il consumo di carne pro capite dagli anni 60 a oggi è quasi quadruplicato passando da 21 kg a 79 kg consumati sulle tavole degli Italiani oggi anno. Ma se si vogliono rispettare gli obiettivi previsti dagli accordi di Parigi, che prevedono di non superare l’innalzamento delle temperature globali oltre 1,5 gradi, questo ritmo non è più sostenibile. Ha affermato Ferrario: 

Entro il 2030 dovremmo tagliare i consumi a 24 kg di carne annui per persona, a livello globale, e a 16 kg nel 2050.

Il dibattito seguito al servizio è stato, come sempre, molto acceso. Tra gli ospiti intervenuti in studio, il geologo e presentatore televisivo Mario Tozzi ha detto: 

Prima o poi gli allevamenti intensivi vanno chiusi perché, al di là di quelli che sono veri e propri lager contro ogni concezione di benessere dei viventi (…), anche quando sono conformi comportano un impatto ambientale talmente tanto grande che alla fine la sostenibilità vera non è quella economica di cui si è parlato.

Uno degli allevatori intervistati nel servizio televisivo dalla giornalista Marialuisa Di Simone ha infatti dichiarato che l’allevamento intensivo permette di gestire gli animali in maniera efficiente dal punto di vista economico, poiché si tratta di una forma di allevamento in grado di non pesare eccessivamente sulle tasche dei produttori e dei consumatori. Nelle parole di questo allevatore non ci sono tuttavia riferimenti ai gravi problemi connessi al benessere animale e alla sostenibilità ambientale provocati dall’allevamento intensivo.

Tra gli ospiti in studio, è intervenuto anche Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, secondo il quale la zootecnia italiana è la più sostenibile al mondo con emissioni che non superano il 7%. Eppure, come ha sottolineato l’attivista di Fridays For Future Sara Segantin, il consumo di carne è responsabile del 25% delle emissioni globali del settore agroalimentare, e per questo va ridotto. Il piano strategico Farm to Fork, nell’ambito del Green Deal europeo, mira proprio a invertire la rotta di una Politica Agricola Comune che finora ha finanziato l’industria degli allevamenti intensivi dell’Unione europea.

Il servizio di Filorosso ha messo in luce un sistema alimentare che necessita una profonda trasformazione dei meccanismi produttivi. Ma se si vogliono realmente raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e tutela ambientale prefissati, non si può prescindere da una drastica riduzione dei consumi di carne e derivati e una tutela sempre maggiore degli animali allevati, che deve diventare ora più che mai una priorità.

Animal Equality, con il proprio lavoro di inchiesta, intende mostrare il lato nascosto di un’industria che non fa sconti a nessuno sfruttando in modo sconsiderato gli animali e l’ambiente. 


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