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Animal Equality una campagna internazionale per chiudere i Wet Market: l’ONU li vieti

Aprile 2, 2020 Aggiornato: 2 Aprile 2020

Animal Equality lancia oggi una campagna mondiale e una petizione che invita le Nazioni Unite a chiudere immediatamente i wet market di tutto il mondo. I wet market prendono il loro nome in parte dal sangue e dall’acqua che bagnano i pavimenti delle bancarelle con i resti di animali brutalmente uccisi sul posto per i clienti che considerano quella carne “fresca”. 

Un wet market in India (Animal Equality – 2019)

Nel filmati inediti esclusivi girati dagli investigatori di Animal Equality nei wet market di Cina, Vietnam e India, vengono mostrati animali come cervi, procioni, coccodrilli e cani che vivono in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili, ingabbiati con crudeltà e sottoposti a fame, sete e malattie.

È in questi mercati non regolamentati che hanno avuto origine malattie come la SARS e dove gli scienziati ritengono che la COVID-19 abbia avuto inizio. Animali esotici e animali allevati a scopo alimentare sono ammassati in gabbie anguste e recinti non igienici, creando il terreno perfetto per la proliferazione di malattie zoonotiche.

Questa non sarebbe certo la prima volta che un virus mortale viene collegato al commercio e al consumo di animali vivi: l’influenza H1N1 (Influenza suina) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) sono altri due esempi di virus che probabilmente hanno avuto origine negli animali per poi passare all’uomo, causando pericolose epidemie. I ricercatori ritengono inoltre che COVID-19 molto probabilmente abbia avuto origine in un wet market a Wuhan, in Cina, un luogo noto per il commercio di animali selvatici.

Immagine da un wet market in Cina (Animal Equality – 2015/2016)

È a causa di questo grave impatto sulla salute pubblica e delle intense sofferenze inflitte agli animali che Animal Equality chiede alle Nazioni Unite di vietare per sempre tutti i wet market. Questi mercati non solo rappresentano un pericolo immediato per gli esseri umani, ma sono anche terribilmente crudeli e disumani nei confronti degli animali. 

«I wet market non hanno posto nella nostra società e dovrebbero essere immediatamente chiusi. Non solo questi mercati sono estremamente crudeli per gli animali, ma la ricerca scientifica ha dimostrato il loro legame con le epidemie di malattie di origine animale, dimostrando che sono anche una minaccia immediata per la salute e la sicurezza pubblica», afferma Matteo Cupi, Direttore Esecutivo di Animal Equality in Italia.


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