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Il problema dei diritti degli animali in guerra: la situazione in Ucraina


Negli ultimi due mesi non solo gli abitanti e i cittadini ucraini, ma anche animali domestici e allevati sul territorio dell’Ucraina hanno dovuto fare i conti con la devastazione e la fame, l’abbandono e le ferite causate dalle armi, in poche parole hanno dovuto fare i conti anche loro con la guerra. 

La guerra in Ucraina uccide anche gli animali

Il diritto internazionale non prevede reali forme di tutela degli animali allevati a scopo alimentare nel corso delle ostilità e dei conflitti armati. Fatta eccezione per specifiche norme relative al traffico di specie selvatiche e alla protezione delle specie in via di estinzione, i diritti degli animali in tempi di guerra restano dunque in secondo piano di fronte alla necessaria attenzione focalizzata sulle vite umane. È tuttavia opportuno riconoscere che le vittime della guerra sono anche gli animali. 

Il ruolo degli animali allevati è tra i più esposti all’interno dei conflitti perché non solo godono di minori attenzioni rispetto a quelli d’affezione, ma sono anche fisicamente costretti in allevamenti e fattorie che si trovano sui territori oggetto del conflitto. 

La rivista statunitense Atlantic ha messo in luce come nel corso di questo drammatico conflitto gli animali sono stati coinvolti negli attacchi ben oltre quanto rientri solitamente nelle conseguenze indirette degli scontri: «Per pura crudeltà». Il governo ucraino ha infatti accusato l’esercito russo di aver colpito intenzionalmente rifugi per cani e scuderie. Alcuni membri del governo ucraino hanno inoltre riferito che i soldati russi in ritirata dalla regione di Kiev hanno fatto strage di bovini, cavalli, capre e cani.

Secondo la rivista britannica Poultry World, a marzo la prima azienda ucraina produttrice di uova Avangard ha interrotto l’alimentazione delle galline a causa degli scontri nella regione di Kherson, nel sud del paese, e possiamo pertanto immaginare che questi animali siano stati lasciati morire di fame e di sete.

Galline sequestri uova Nas

Le ipotesi per proteggere gli animali attraverso il diritto internazionale

La compassione diffusa suscitata dalle immagini di sofferenza degli animali porta ad interrogarsi su un tema più ampio che riguarda l’attuale mancanza di tutele specifiche dei diritti degli animali coinvolti nei conflitti da parte del diritto internazionale.  

Alcune organizzazioni impegnate per la tutela dei diritti degli animali e alcuni studiosi di conflitti stanno cercando di favorire lo sviluppo di una codificazione di norme a tutela degli animali in tempo di guerra e in altre situazioni di emergenza. 

Tra le vie ipotizzate per riuscire a proteggere gli animali a livello internazionale durante i conflitti, una delle possibilità individuate dall’esperto di diritto internazionale umanitario belga Jerome de Hemptinne è di fare in modo di estendere anche ai territori occupati da animali la protezione prevista dalle Convenzioni di Ginevra del 1977 nei confronti delle aree con elevata biodiversità. In questo modo gli animali potrebbero essere tutelati all’interno di specifiche zone smilitarizzate.

Un altro modo per cercare di proteggere gli animali in tempo di guerra potrebbe essere quella di considerarli proprietà privata o pubblica, così da estendere su di loro le tutele previste dall’articolo 53 della quarta Convenzione di Ginevra, che vieta alle forze di occupazione militare di distruggere la proprietà privata e pubblica a meno che non sia reso assolutamente necessario dalle operazioni militari. 

Con il crescere della sensibilità delle persone nei confronti degli animali è sempre più urgente che il loro status diventi oggetto di maggiori attenzioni nel diritto internazionale, non solo in tempo di guerra. 

Animal Equality si impegna ogni giorno lavorando con istituzioni e società civile per fare in modo che gli animali sfruttati dall’industria alimentare siano più tutelati e protetti dalle leggi.


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